Mi offri un semi – classico? La scommessa di Valentina Balzarotti, agente letterario

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mi offri un semi - classico?

Quando si chiede a qualcuno del mestiere di nominare un autore che lo ha entusiasmato, una lettura importante, un libro che può fare scuola, 9 volte su 10 la risposta va a pescare un titolo classico. Questo accade per una ragione obiettiva: se quel titolo è un classico non è un caso, e dunque fa scuola e il suo autore entusiasma. Però ci sono altre ragioni meno obiettive, che hanno a che fare con la cautela.
Con Mi offri un semi – classico? si mette al bando la cautela e si scommette.

La prima a farlo, a conferma del suo carattere intraprendente e audace per la quale tutti la conoscono, è Valentina Balzarotti, agente letterario che per l’Agenzia letteraria Internazionale si occupa di autori italiani e della ricerca di autori esordienti. Valentina ha scelto un libro che “si può già a suo modo definire un classico perché in 13 anni ha venduto oltre 20.000 copie senza particolari investimenti da parte degli editori. Semplicemente basandosi sul passaparola”. E ci spiega perché.

immagine di copertina di Sirena - Laurana editore 2014

immagine di copertina di Sirena – Laurana editore 2014

SCHEDA TECNICA:
Sirena (mezzo pesante in movimento) di Barbara Garlaschelli
Nuova edizione: Laurana, novembre 2014
Edizioni passate: 
Salani 2003-2013
Tratti Moby Dick 2001

D: Sirena è una storia autobiografica che riesce, però, a superare la faccenda privata e a compiersi come narrazione. Come credi abbia fatto l’autrice, dal punto di vista tecnico, a oggettivare il suo dolore?

R: L’autrice prende le distanze da se stessa per non correre il rischio di autocommiserarsi in 3 modi.
Il primo: sono passati venti anni dall’incidente. Una distanza temporale, fisica. Ormai sono più gli anni trascorsi nella vita 2 che quelli nella vita 1.
Il secondo è un espediente letterario: oggettivizza adottando la seconda persona singolare. “Da ora in poi quando qualcuno ti dirà che in pochi secondi la vita può passarti davanti agli occhi, ci crederai”…
Il terzo modo è l’ironia e sense of humuour: in questo libro si ride di cuore e si ride spesso, l’autrice non perde mai la sua capacità di guardare con disincanto e con una certa ferocia quello che la circonda.

Commenti a Sirena di Barbara Garlaschelli_02

Le note a margine di Valentina Balzarotti al manoscritto di Sirena

D: Sirena mi ha fatto venire in mente la moda dell’autofiction e come la letteratura passi spesso da un opposto all’altro: ieri ci si domandava come tener fuori la propria biografia da quello che si raccontava, oggi ci si domanda come metterla dentro. In entrambi i casi, certe narrazioni funzionano e altre no. Perché?

R: Impossibile, secondo me, rispondere a questa domanda in modo circostanziato. Da un lato tenere fuori la propria biografia dai propri racconti è impossibile in quanto ognuno di noi è il portato di quella biografia, dunque in qualche modo ci entra… Nello stesso tempo l’opposto è guardarsi l’ombelico e parlare solo di quello: questo non funziona mai. Le storie funzionano secondo me quando riescono ad assumere un valore “universale”. La sofferenza descritta in Sirena, la fatalità di una disgrazia che può colpire chiunque (dimostrando la precarietà dell’esistenza e di tutte le certezze che abbiamo), i sentimenti che si intrecciano permeando interamente la storia (i genitori eccezionali, la protagonista, i medici, le compagne di classe, gli amici nuovi e vecchi e i compagni di sventura), la realtà di una vita “nuova” tutta da affrontare unite a una sapiente mano di scrittrice asciutta e del tutto priva di fronzoli (studiatamente priva di fronzoli) fanno di quest’opera una autobiografia riuscita.

Le note a margine di Valentina Balzarotti al manoscritto di Sirena

Le note a margine di Valentina Balzarotti al manoscritto di Sirena

D: Al di là del genere e delle mode, la buona narrativa spesso si trova ad affrontare due diversi piani temporali: quello del presente e quello del passato. E questo non avviene solo quando il passato presenta eventi tanto eccezionali come quello raccontato in Sirena. Scrittori e lettori sono, in ogni caso, alla ricerca del tempo che non esiste più. Cosa c’è, in questo nostro passato, che c’interessa tanto e che crea letteratura?

R: Posso dare solo una risposta personale e per nulla tecnica. Il passato si trasfigura nel ricordo, perde i dettagli inutili e di solito resta in memoria quello che veramente conta e ha colpito. E’ come se subisse un editing “naturale”, si spogliasse del superfluo senza bisogno di far nulla, basta aspettare. Questo passato filtrato è probabilmente degno di essere raccontato a tutti ( o sembra tale: poi bisogna anche saperlo fare!) A questo elemento di fascino si può aggiungere la tipica nostalgia del tempo andato, la cosiddetta età dell’oro degli antichi: ciò che si è conosciuto sembra più valido , migliore, più vero dell’ignoto del futuro e della confusione sfuggente del presente. Del passato ognuno di noi sa “come è andato a finire”…

Le note a margine di Valentina Balzarotti al manoscritto di Sirena

Le note a margine di Valentina Balzarotti al manoscritto di Sirena

D: Se c’è letteratura quando c’è la capacità di trasformare la specifica storia di un personaggio in una storia universale, come fai tu, come agente letterario, a capire quando un testo inedito fa accadere questa trasformazione, e sarebbe quindi giusto pubblicarlo? Come hai fatto a capirlo per Sirena?

R: A questa domanda rispondo in maniera davvero poco professionale: non ho un metodo. Per lo più mi affido al mio istinto (e naturalmente alla esperienza che un numero incalcolabile di letture buone e cattive mi conferisce). Se una storia mi prende e ho voglia di leggere e andare avanti vuol dire che per me funziona; allora ci credo e me ne occupo, cerco che anche gli editori mi seguano e ci credano al punto di pubblicarla. A volte, ma raramente e soprattutto con la letteratura di genere, ci sono anche considerazioni più tecniche e commerciali: il libro funziona e magari in quel periodo l’argomento o il taglio particolare “tirano” o sono originali. Per esempio i gialli o i thriller: se funziona il meccanismo- indovinello di base tipico (trova il colpevole e il movente) a farmi propendere per uno piuttosto che per un altro sono considerazioni di altro tipo: l’ambientazione, la presenza o meno di delitti efferati, scene forti sì o no, il carattere del protagonista, o il fatto che il protagonista si ripeta in una serie eccetera. Così come in altri generi letterari (il fantasy per esempio) conta sapere se ancora gli editori lo cercano oppure se ha fatto il suo tempo eccetera. E comunque dietro un giallo, un rosa, un fantasy si dovrebbe sempre nascondere una allegoria della vita umana, ed è lì che il carattere diventa “universale” e il romanzo diventa letteratura.
Con Sirena è stato facilissimo: ricordo che era estate, una domenica, ed ero al bordo della piscina di amici. Non ci poteva essere momento meno adatto per leggere quel libro: sole, chiasso, amici che mi chiamavano per un tuffo o per una chiacchiera … eppure ci sono cascata dentro e quando dopo un’ora ne sono riemersa con le lacrime agli occhi ho telefonato all’autrice e da lì è nato tutto. Ma non sono state rose e fiori da subito: il suo editore di allora lo ha rifiutato e ci abbiamo messo un po’ a trovare Salani!

Commenti a Sirena di Barbara Garlaschelli_03

Le note a margine di Valentina Balzarotti al manoscritto di Sirena

D: Quando leggi solo per il piacere di leggere, solo per te, cosa leggi? Riesci a guardare a un libro in modo diverso da quello che la tua professione ti ha insegnato a fare? Cosa ti piace, e perché?

R: Confesso che quando leggo per il mio piacere mi affido molto al parere e ai consigli degli amici che stimo e seguo le classifiche; leggo un po’ di tutto, anche e spesso romanzi commerciali, di pura evasione con particolare predilezione per i gialli di cui sono appassionata. Se scopro un autore che mi piace, di solito mi butto a leggere tutto quello di lui che trovo. Difficilmente rileggo, tranne alcuni romanzi che per me sono stati fondamentali. Leggo soprattutto opere straniere tradotte (o in lingua originale se sono in grado) visto che per lavoro leggo solo libri italiani.
Riesco benissimo ad abbandonare lo sguardo ipercritico del professionista quando la cosa che sto leggendo mi cattura; in caso contrario (ed è la maggior parte dei casi) se questo transfert non avviene, mi è inevitabile sezionare l’opera e applicare quelle categorie che fanno di me una lettrice professionale severissima e incontentabile.

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