Capodanno è il 1º settembre

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personale

Io comincio l’anno oggi.
Ho sempre fatto così, da quando andavo a scuola (quando ci andavo davvero, a scuola; cioè: le volte in cui entravo in classe).
È la mia più forte caratteristica scolastica quella di figurarmi l’anno come un cerchio diviso per stagioni e mesi, e in basso a sinistra, da dove si comincia, posizionare settembre.
Se adesso mi dessero un foglio e una matita, ci disegnerei anche le foglie gialle e rosse, in basso a sinistra del cerchio, proprio come allora.

Dunque per me oggi è capodanno e, piuttosto che stilare liste di quello che vorrò fare (piene di bugie) o di quello che non ho fatto (piene di sensi di colpa) – liste che scrivo in mente, troppo infantili e noiose per essere condivise – metto insieme cose a casaccio.

Scrivere a casaccio è un esercizio che ho inventato per me e che non ho trovato uguale neanche nei laboratori di scrittura in cui si proclamava il metodo del lasciarsi andare, perché lì significava scrivere senza cercare un senso, e io invece il senso lo cerco sempre, ne sono schiava. Lasciarmi andare non ci riesco, ma di trovare sempre la forma non ne ho voglia: questo esercizio l’ho inventato per pigrizia, per paura e per spudoratezza. E lo rivendico.

Dunque la lista c’è, non è interessante, non è ben fatta, ma contiene le sette cose a casaccio che ho pensato poco fa, quando mi sono svegliata la mattina di questo primo giorno dell’anno.

  1. Ho bisogno di stampare cose.
  2. Stamperò questo elenco di frasi: “una certa sollecitudine”, “rapporto”, “circa una cartella”, “tutti gli elementi che Lei pensa ci possano servire”, “riassunto”, “il Suo giudizio”, “notizie”, “sulla fortuna che il libro ha avuto in edizione originale o in altre traduzioni”, “eventuali previsioni sull’accoglienza che il libro potrebbe avere in Italia”, “i suoi giudizi sono molto belli”, “e divertenti”, “e orientano bene sui libri” smontate da lettere di Calvino al lettore Einaudi J. Rodolfo Wilcock. Ernesto Franco ne ha fatto un vademecum del lettore professionale per la prefazione al bellissimo Centolettori – I pareri di lettura dei consulenti Einaudi 1941-1991, e io sono una lettrice professionale.
  3. Stamperò anche questo pezzo del discorso “Come fare soldi e trovare l’amore” di Kurt Vonnegut, che sta in “Quando siete felici, fateci caso”: «Come funzionano le battute di spirito? Quando sono belle, l’inizio vi sfida sempre a pensare. Siamo animali talmente pronti a prendere le cose sul serio. Quando vi ho fatto quella domanda sulla panna*, non siete riusciti a trattenervi. Avete davvero cercato di pensare a una risposta sensata. Perché il pollo attraversa la strada? Perché i pompieri portano le bretelle rosse? Perché hanno seppellito George Washington sul fianco di una collina? (n.d.t. → sono tre freddure molto comuni negli Stati Uniti; le risposte sono rispettivamente: per arrivare dall’altra parte, per tenersi su i calzoni, perché era morto). La seconda parte della battuta annuncia che nessuno vuole che pensiate, nessuno vuole sentire la vostra splendida risposta. È un tale sollievo incontrare finalmente qualcuno che non vi richieda di essere intelligenti. Si ride di gioia».
  4. Il pavimento che abbiamo scelto per la casa nuova è bellissimo, dunque tutte le altre cose non potranno che essere meno belle, ma sul pavimento ci stanno i piedi, e noi in casa teniamo i piedi scalzi, quindi il contatto più prolungato che avremo con un pezzo della nostra nuova casa, sarà il contatto con il pezzo migliore.
  5. Prima di andare via di qui riguarderò il film “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi, e presterò molta attenzione alla scena in cui lui si siede in corridoio e cerca di spostare un oggetto con la forza del pensiero non perché ci creda davvero ma perché sa che se, per puro caso, per fortuna, ci dovesse riuscire, la sua vita cambierebbe. Poi, tra le scatole per il trasloco, ne comprerò una grossa e l’aprirò al centro della casa da svuotare; mi ci siederò di fronte e, non perché ci creda davvero, comincerò a immaginare a tutto quello che vivendo in questa casa ho odiato, sperando che, per puro caso, o per fortuna, non lo ritroverò nella nuova. Chiuderò la scatola e la lascerò in strada insieme all’altra immondizia; punterò la sveglia all’alba e mi alzerò per guardare dalla finestra i netturbini portarla via.
  6. Non scrivono solo i maestri e non scrivono solo i mediocri.
  7. Diamine!

La domanda era:«Perché la panna è tanto più costosa del latte?» e la risposta:«Perché le mucche odiano accucciarsi su quei cartoni così piccini»

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  1. Pingback: Capodanno è il 1º settembre #lista 2 – I libri degli altri

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