Spazi chiusi, tempi stretti, titoli che cominciano per elle

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il mestiere di leggere

Quando mi hanno proposto di occuparmi per Satisfiction di un concorso per racconti inediti mi sono detta: e ora cosa m’invento?

Non credo nell’urgenza e nella necessarietà della narrativa, ma non credo neanche ai temi imposti, agli argomenti preconfezionati.
Non volevo, quindi, imporre nessun tema sul quale ricamare la narrazione (racconti sulla famiglia, racconti sul cibo, racconti sulla precarietà) ma non volevo neanche lasciare gli autori a briglia sciolte. Anzi, volevo proprio imbrigliarli.

Quello di imbrigliare gli autori è un vecchio vizio. Durante le mie prime lezioni di scrittura creativa nei laboratori, mettevo spesso i partecipanti all’opera solo dopo averli in qualche modo costretti dentro qualcosa, per esempio lo spazio: la storia dei personaggi doveva svolgersi in una stanza chiusa. Io non volevo stabilire quanti e quali personaggi ci dovessero essere, a fare cosa e con quali motivazioni, ma volevo che non uscissero di lì. Oppure il tempo: mezz’ora per scrivere una scena, poi riscriverla in venti minuti, poi, sempre la stessa, in dieci. Avere meno tempo per dire le cose costringe a toglierne molte, e toglierne molte insegna a focalizzarsi su che cosa si sta dicendo davvero.

Se c’è una cosa che il teatro insegna alla letteratura, è che gli spazi costretti e il tempo limitato fanno implodere i conflitti: li manifestano al massimo della loro potenzialità. Qualcosa deve succedere, ma non basta: deve succedere per forza in quella stanza e per forza in una manciata di minuti.

“Una cosa che comincia per elle” è il titolo che ho scelto per il concorso di Satisfiction ed è il titolo di un racconto di Dino Buzzati – un vero e proprio horror, secondo me. La “elle” di Buzzati sta per lebbra. Un commerciante pieno di speranze per il futuro diventa vittima di una situazione kafkiana in cui gli viene contestata qualcosa che lui non riesce a capire e che poi capirà: ha contratto la lebbra: deve essere internato.

Scrivere un racconto che abbia un titolo che cominci per elle è una costrizione molto leggera (è la prima edizione del concorso: andiamoci piano) ma è pur sempre una costrizione ed è, ovviamente, un espediente.

Come per ogni caso della scrittura e anche della vita, si può raccogliere la sfida sottomettendosi all’espediente (volevo scrivere un racconto che parla di x, avevo deciso di chiamarlo y, ma il concorso mi chiede di intitolarlo con la “elle” e allora metto giù qualcosa di vago che sta bene con tutto), oppure cavalcando l’espediente: costringo il mio sguardo: mi fisso su tutto quello che comincia per elle (persone, oggetti, sentimenti, condizioni), poi su quello di cui so qualcosa, poi su quello di cui so dire qualcosa, poi su quello che m’interessa.

Durante l’estate io, Paolo Melissi, Anna Vallerugo, Silvia De Laude e Luciano Pagano leggeremo i 111 racconti che partecipano alla gara, ci confronteremo e il 30 settembre decideremo.

Spero che la maggior parte dei loro autori abbia scelto di raccogliere la sfida delle briglie nel secondo modo possibile: usandole per cavalcare meglio la narrazione, senza cadere da cavallo.

1. Licci
2. Laetitia
3. Lost
4. Lemure nell’anima
5. Lasciapassare A38
6. Luce negli occhi
7. Luna 3
8. Laccio
9. Lontani
10. Lettre pour elle
11. L
12. Leonilda
13. Lilith, ovvero la vecchiaia
14. Labile
15. Ladre sfasciacuori
16. Lucidalabbra per Sara
17. Lotteria
18. Lucido digitale
19. Lumache e polvere
20. Ladro
21. Lamantino
22. Linearità
23. Labirintite
24. Luce lunare su mente sgombra
25. Lucore
26. Libera impresa
27. Lesioni all’ippocampo
28. Logopedia della visione
29. Libòrio e lamòre
30. Leucemia
31. Lane city, dove i sogni diventano realtà
32. Liberté
33. Lordi
34. Lysandra, storia di una farfalla
35. Ladri
36. Limbo
37. Lacci rotti
38. Linee
39. Lara ride
40. Legami d’amore e d’acqua
41. Lavatrici
42. Limite
43. Lunedì come le onde
44. Lancette
45. Lunghi capelli neri
46. Lunghe, estenuanti conversazioni
47. Libero Stato delle L
48. Loro
49. Lista per un posto al mondo
50. Lentamente
51. Luciano
52. Light Blue
53. Lewis Payne
54. Laminatempo
55. Lavorare rende liberi
56. Leggere
57. Lingua ladra
58. Lega Italiana Supereroi
59. Loyalti
60. Lìmine
61. Lapide
62. Lapocque
63. Lambrate solo andata
64. Lontani sono gli alberi
65. Linea di sangue
66. Limpido come un provino
67. Limpidex 30
68. Lucida follia
69. Lucido sogno
70. Ludici scambi di fluidi
71. Lacrimogeni
72. Lascia che sia
73. Lei non parlava più
74. Lucciole
75. Lieto fine
76. Legno vivo
77. Liberazione
78. Lampara e Blues
79. Lacrime e lupi
80. Lazzara
81. Levità
82. Linea dritta
83. Liù, le bionde trecce e il mare ne
84. Lieta novella
85. Little boy
86. Lividi
87. Lover boy
88. Lea
89. Lampo
90. La lotta
91. Lapidi
92. Lurido casanova, confessi!
93. Letteratura
94. Lascito
95. Lago di ghiaccio
96. Lacrimatoio
97. Lima
98. Lacci
99. Lirica alla finestra
100. Lulla in gita
101. Leggera la neve
102. Lugano
103. Labilità
104. Lila
105. Laureen
106. Lungo i fossi
107. Ludovica Delli Marchesi, contessa con specchio
108. Lungofiume
109. Lampi lontani
110. Leggenda del gelsomino dell’Amore
111. Laurel e Hardy o la sublime arte della solitudine

L’immagine di apertura è un progetto architettonico di Filomena Fusco per la realizzazione di dehors nel centro storico di Firenze: si trova nel bel sito DIVISARE, a questa pagina.

La posizione nella lista è così come l’ha salvata il mio pc (quindi, credo, in ordine alfabetico rispetto al nome degli autori) e non ha alcun valore di classifica.

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