Capodanno è il 1º settembre #lista2

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personale

Un anno fa scrivevo un post in cui dicevo che per me l’anno comincia il 1º settembre e che questa convinzione è l’unico retaggio che mi rimane dall’aver frequentato la scuola.

Un’altra cosa che dicevo è che rivendico di aver inventato un “esercizio di scrittura” – come pare si debba chiamare – dal titolo esercizio di scrittura a casaccio e che non c’entra nulla con quelli per i quali bisogna “lasciarsi andare” a scrivere senza pensare, senza correggere e senza trovare un senso a ciò che si scrive, perché invece io un senso lo cerco sempre: non so fare senza.

L’ultima cosa che dicevo è che avrei quindi stilato una lista di cose “a casaccio”, cose che mi venivano in mente in quel primo giorno dell’anno, ma che non sarebbero state catalogabili come “rimpianti” e men che meno come “buoni propositi”.

Ed eccomi qui, nell’anno nuovo, a scrivere una nuova lista a casaccio, perché credo ancora che sia utile e perché per me le liste dovrebbero regnare in cielo in terra e in ogni luogo.

  1. L’occhio destro non può rimanere rosso per sempre (semi-cit.)
  2. Non mi appassiono quasi mai a quello che leggo (a volte trovo quello che leggo bello, o scritto bene o interessante o innovativo o di una forma meravigliosa, ma raramente partecipo alla storia). In questi ultimi anni è successo di appassionarmi a 3 libri: “Karoo” di Steve Tesich,  Adelphi; “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère,  Einaudi; “Tre anni luce” di Andrea Canobbio, Feltrinelli. Tre storie dalle quali non sono riuscita a staccarmi per molto tempo.
  3. Ho sentito parlare del burkini come se fosse un abito tradizionale di una certa cultura, come se fosse il nuovo capo d’abbigliamento di una collezione di moda e come se fosse una delle tante cose che tocca fare alle donne in un mondo maschilista. Ne ho sentito parlare come di una libera scelta delle donne. Muoio dalla voglia di scrivere cosa ne penso dell’accostamento delle parole burkini e libertà e di chiedervi: Ve lo ricordate “Indovina chi viene a cena?”?
  4. C’è una presa di posizione politica che mi aspetta di qui a poco e che prenderò, perché so da sempre che la politica è la cosa più importante e sana e necessaria che ci sia, molto più della letteratura.
  5. L’ultima volta che ho visto una persona sapevo già che non l’avrei rivista presto. Anestetizzarsi alle illusioni è una competenza che si tira su con il tempo, l’impegno e l’istinto di sopravvivenza e che andrebbe retribuita (o perlomeno quantificata e riconosciuta).
  6. “Boyhood” è un film interessante, sì, per la questione dei personaggi che invecchiano davvero, ma tolto questo ritrae l’adolescenza come uno sterminato campo di luoghi comuni, proprio come succede – spesso – nei romanzi. Quello che non mi piace degli autori di romanzi di formazione è: credono di raccontare storie uniche che toccano corde universali e invece raccontano storie generiche che loro sentono estremamente private.
  7. Sono molto stanca, e grata.
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