Buon anno, leggete Kleist!

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il mestiere di leggere / Senza categoria

Scrive Stephen Vizinczey in “I dieci comandamenti di uno scrittore”:

Quanto allo stile di Kleist […] le sue frasi sono veloci eppure capaci di coprire la gran parte degli aspetti della vita – e sarebbe davvero arduo riuscire a trovarvi una sola parola ridondante. Kleist una volta lodò un amico per essere riuscito a dire anche quel che non diceva: la miglior descrizione, forse, del proprio stile denso e suggestivo. I suoi racconti sono la prosa più svelta che sia mai stata scritta. Nessun altro scrittore ha il suo passo. Il che, naturalmente, ne limita il pubblico; la maggior parte dei lettori ha bisogno di molto tempo per farsi coinvolgere, per raffigurarsi una scena, per condividere i sentimenti di un personaggio; da cui la popolarità dei romanzi-fiume […]. Kleist illustra un punto, raffigura una scena solo quanto basta ai lettori più svegli e immaginativi per afferrarli. Ma dona loro l’eccitante sensazione di far volare il proprio cervello alla velocità di pensiero di un genio.

Per testare quello che dice basta aprire una qualsiasi pagina della raccolta degli otto racconti di Heinrich von Kleist.
Per esempio questa:

A Santiago, capitale del regno del Cile, proprio nel momento del grande terremoto dell’anno 1647, nel quale trovarono la morte molte migliaia di persone, un giovane spagnolo accusato di un delitto, che si chiamava Jeronimo Rugera, stava ritto accanto a un pilastro della prigione nella quale era stato rinchiuso, e voleva impiccarsi.

O questa:

La madre si sentiva beata: non vista, perché stava in piedi dietro la sedia del marito, indugiava a turbare la gioia della celestiale riconciliazione discesa sulla sua casa. Alla fine si avvicinò al padre e, proprio mentre lui ricominciava ad accarezzare con gioia indicibile, con le dita e con le labbra, la bocca della figlia, lo guardò di lato, curvandosi sopra la poltrona.

O anche questa:

Nicolò, che osservava tutti quei moti dell’animo senza guardarla, non dubitava più che, dietro quella trasposizione di lettere, ella nascondesse il suo nome. La vide scompigliare le lettere, con un gesto soave, e le sue selvagge speranze raggiunsero il culmine della certezza quando lei si alzò, mise da parte il lavoro a maglia e disparve nella sua camera da letto. Voleva già alzarsi e seguirvela, quando entrò Piachi e, alla sua domanda dove fosse Elvira, una cameriera rispose che non si sentiva bene e si era messa a letto.

Kleist disse che «nell’arte tutto dipende dalla forma, tutto ciò che ha a che fare con la forma è affar mio». Per il nuovo anno auguro a chiunque voglia imparare a leggere o a scrivere di farlo studiando i migliori racconti che siano mai stati scritti – tra cui quelli di Kleist. Perché i racconti sono quella cosa che racchiude in poche pagine tutto il succo della narrazione: una buona storia, raccontata come in nessun modo altrimenti.

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