Lista delle mie catastrofi con la scrittura

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  1. L’esercizio di scrittura creativa che segue il metodo Goldberg (scrivi per dieci minuti senza mai staccare la penna dal foglio, senza pensare, senza controllare, senza correggere gli errori). Scrivi a partire da: “Tutto è cambiato quando”.
  2. I libri che fanno male: “Vite che non sono la mia” di Emmanuel Carrère; “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa” di J.T. Leroy; “Il giardino di cemento” di Ian McEwan; “Nati due volte” di Giuseppe Pontiggia; Ágota Kristóf: tutto; ma anche “La porta” di Magda Szabò; il racconto “La punta” di Charles D’Ambrosio; il racconto della promessa sposa in “Undici solitudini” di Richard Yates (come si chiama?).
  3. I cambi di punto di vista: in prima persona, in seconda persona, in terza persona: entra più dentro, spostati, tieniti a distanza.
  4. La lingua. Non si vede niente. La lingua. Sì, ma cosa hai detto?
  5. Il 16 febbraio del 2016, quando è improvvisamente morto un autore con cui lavoravo e mi è rimasta tra le mani la sua storia incompiuta.
  6. Scrivere non serve a niente.
  7. Chiedere a Luca di scrivere del mio parto: tu che puoi, dico. Non so se posso. Eri tutto intero. Insomma. Qualcuno dovrà pur dirmelo. E la scrittura cosa c’entra? Merda.
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4 Comments

  1. Mi piacerebbe sapere com’è finita, la faccenda del punto 5.
    Per il punto 6, lo cancellerei dalla lista dei “disastri” perché scrivere serve. Serve allo scrittore, perché quella è la sua vita. (Ho detto scrittore, non giornalista, avvocato, magistrato, professore di lettere ecc. ecc. che si dilettano di scrittura riempiendo pagine eccellentemente scritte per dire …. niente). Serve a tutta la filiera dell’editoria, perché quello è il loro lavoro. Serve ai lettori perché … questo non te lo dico perché lo sai molto meglio di me.

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    • Il punto 5 è finito con la morte, dopodiché non resta molto altro. C’è il link che racconta la prima impressione.
      Sul punto 6: le liste sintetizzano i pensieri lunghi, rimuginati e contraddittori: quello che ne resta è incompleto, forse falso, ma è quello che è.

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      • Non mi ero accorto del link, scusa. Ho letto e mi è piaciuto leggerlo: sei riuscita a farmi sentire il tuo sentire.
        Ti è mai balenato in mente di chiedere il permesso di prendere per mano e concluderla tu, quella storia?
        Non so se ciò è contrario all’etica di un editor. Se fosse così, chiedo scusa preventivamente. Inoltre, siccome ancora una volta mi sono messo a dare consigli non richiesti (a parziale scusante dirò che lo faccio solamente con persone che reputo interessanti), ti dirò quello che mi rispose con un sorriso una cara amica, alla quale avevo rivolto l’ennesimo “perché non ….?”: PERCHÉ IO NON SONO TE!

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      • Ma figurati Corrado, puoi scrivere qualsiasi cosa, non siamo mica controllati 🙂 Quella storia non saprei scriverla: non è la mia. Non potrei farlo senza sapere cosa ne pensa lui del risultato, non saprei mai se era proprio quello che voleva dire. A volte per le cose non c’è una fine.

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