life's a pitch!, metodo
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Life’s a pitch! – Il dove, il chi, il cosa. E il quando.

Il pitch è una breve presentazione che ha l’obiettivo di convincere chi legge. Progetti cinematografici, startup, web series e, sì, perfino quegli oggetti dall’aura sacrale che chiamiamo libri: tutto ha bisogno di un lancio, perché tutto ciò che richiede un budget ha bisogno di un finanziatore. O almeno di qualcuno che ci creda.
Hai un progetto di scrittura e non sai come raccontarlo? Inviami una sinossi: ti aiuterò a trovare le parole per strutturare il tuo pitch. Per sapere come funziona leggi qui.

La sinossi di oggi è di Enrico, per il suo romanzo inedito “Il sonno dei Giusti”:

«Nella città dell’amore, Ettore, Miranda e Orlando sono morti.
Questa è l’unica cosa che sanno con sicurezza. Risvegliati alla non-vita al fianco di una macchina distrutta, ascoltando l’eco dei loro sentimenti e passioni, non sanno come siano morti né quale sia il motivo. Di certo questa strana ragazza, Ginevra, a cui tutti e tre sembrano essere legati, conosce il loro passato. Ma come fare per oltrepassare il sudario che separa il regno dei vivi da quello dei morti? Ben presto la trama si infittisce introducendo nuovi trefoli nella forma di oscuri personaggi, ognuno con le proprie motivazioni, mentre le aspettative sul passato dei tre protagonisti vengono continuamente disattese. Quasi nulla è quello che sembra, nessuno è quello che dice di essere. Sulla grande scacchiera di una guerra tra forze sovrannaturali, riusciranno ad essere giocatori o saranno solo pedine? Di cosa tratta questo studio scientifico di cui tutti vogliono entrare in possesso? Qual è il vero legame tra Ginevra e i protagonisti?»

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Nella città dell’amore è la frase che scegli per aprire il tuo pitch. Hai poche righe a disposizione e, giustamente, decidi di trasportare subito il lettore nel luogo in cui tutto avverrà. L’ambientazione di una storia non è mai casuale (e se lo è, abbiamo un problema che va ben oltre la sinossi); ma in questo caso, per noi che leggiamo, non è chiaro di quale città si tratti.

Nell’immaginario collettivo (odierno e occidentale), all’espressione “la città dell’amore”, si affacciano alla mente almeno tre luoghi: Parigi, Venezia, Verona. Escludendo Parigi (anche solo per via dei nomi dei personaggi, che elenchi più avanti), restano i due centri italiani. “La città dell’amore” è, effettivamente, il titolo di un film del 1934 ambientato a Venezia, ma non abbastanza famoso o iconico da rendere l’espressione inequivocabile. La terza città possibile è quella dei celebri innamorati shakespeariani: la città di Romeo e Giulietta, in cui i protagonisti sono riproposizioni di un archetipo e la location è (quasi) secondaria. Se di Verona si trattasse, spostando il focus sui personaggi il riconoscimento sarebbe più probabile: la città degli innamorati? Certo, Verona: dove quei rampolli viziati decisero d’invaghirsi per far dispetto alle famiglie rivali.

C’è anche un’altra possibilità: dobbiamo supporre che si tratti di un luogo del tutto inventato, chiamato Città dell’Amore? Questo farebbe un gran differenza: anche la scelta dei nomi di un luogo dice già tanto sul tipo di narrazione (un nome simile potrebbe trasportarci in un universo felliniano, o in pieno realismo magico o, ancora, in uno scritto un po’ naïf). Non credo sia così, in questo caso, data la mancanza di maiuscole. Credo invece che tu abbia lasciato volutamente l’ambiguità perché hai deciso di rivolgerti, con la tua storia, a dei lettori appassionati di mistero. E questo lo capiamo poche righe dopo.

Ma torniamo, ancora una volta, sulla scelta dei nomi, stavolta rispetto ai personaggi: Ettore, Miranda e Orlando. E, poco più tardi, Ginevra. Questo ci incuriosisce: quattro nomi letterari, non certo casuali. Torna il richiamo a Shakespeare, fanno capolino l’epica e il poema cavalleresco (o Virginia Woolf?). Ci informi subito che sono morti. Siamo forse in presenza di un patchwork fra le opere, i cui personaggi escono fuori dai libri per incontrarsi?

Si tratta in ogni caso, di un buon incipit, per un motivo: mette a fuoco chiaramente, in pochissime parole, tre cose fondamentali: il dove, il chi e il cosa. E, in qualche modo, l’atmosfera che vuoi ottenere: mistero, fantasy, un mondo che segua regole alternative a quello che conosciamo. O, probabilmente, un punto in cui i due mondi s’incontrano.

Ciò che accade dopo, però, è vago: “nuovi trefoli” (personalmente apprezzo molto le parole in disuso – e l’incastro dei fonemi in “trefolo” lo rende un termine molto simpatico – ma non ci fornisce alcuna informazione sulla vicenda); “ognuno con le proprie motivazioni” (si spera che i personaggi di una storia siano sempre spinti da precise motivazioni); “le aspettative sul passato dei tre protagonisti vengono continuamente disattese” (insolito accostamento: aspettative e passato. Ma riserverei gli ossimori alla stesura del romanzo, per privilegiare chiarezza e semplicità nel pitch). Le ultime domande provano a inserire di nuovo degli elementi più definiti: c’è uno studio “scientifico” che tutti vogliono, ma si tratta ancora una volta di un termine vago. Troppo vago per recuperare il nostro interesse.

L’intera sinossi tralascia un elemento non da poco: il quando. Suggerisci la presenza di una macchina (un’automobile?), ma questo non è sufficiente per comprendere se le vicende siano ambientate alla fine dell’ottocento o in un futuro post-apocalittico. Infatti, se abbiamo a che fare con degli elementi fantasy o perlomeno sovrannaturali, come tu stesso scrivi, il periodo storico in cui si svolge l’azione è utile all’interlocutore per mettere a fuoco che tipo di storia (o che genere di storia) stia per leggere: si tratta di contemporanei vampiri poco più che adolescenti? Siamo, appunto, in epoca ottocentesca, in compagnia di fantasmi e spiriti? L’ambito è fantascientifico e lo scenario post-atomico? O siamo in un horror, tra i non-morti? Magari non è nulla di tutto ciò o è un mix tra i generi. Ma la sinossi serve a comprendere la natura di un progetto: perché non renderla chiara fin da adesso?

Un’ultima cosa: a un editore (o, verosimilmente, a un editor) manca un finale, per decidere se leggere o meno l’intero lavoro. Sarà utile mantenere questo tatto per evitare gli spoiler nella quarta di copertina. La prima sinossi è pensata per chi può decidere del futuro tuo libro: rivela un po’ di più della tua storia (e riserva la suspense ai lettori che acquisteranno il libro).

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