life's a pitch!, metodo
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Life’s a pitch! – Breve non significa sbrigativo

Il pitch è una breve presentazione che ha l’obiettivo di convincere chi legge. Progetti cinematografici, startup, web series e, sì, perfino quegli oggetti dall’aura sacrale che chiamiamo libri: tutto ha bisogno di un lancio, perché tutto ciò che richiede un budget ha bisogno di un finanziatore. O almeno di qualcuno che ci creda.
Hai un progetto di scrittura e non sai come raccontarlo? Inviami una sinossi: ti aiuterò a trovare le parole per strutturare il tuo pitch. Per sapere come funziona leggi qui.

La sinossi di oggi è di Antonella Albano, per il suo romanzo inedito “In viaggio verso dove”:

«Amanda è sposata e senza figli; insegna, ma odia farlo. I suoi genitori sono morti da poco, lasciandola desolata e lei desidera qualcosa di diverso per sé. Il marito, Lorenzo, non comprende quell’ inquietudine, ricattato dal mancato successo della ditta in cui ha investito tutto se stesso. Amanda ha una relazione, ma capisce che non è quello il punto. Quando però vede la possibilità di comprare una proprietà con un trullo, chiede aspettativa, mette in vendita l’appartamento dei suoi e si impegna all’ acquisto: vuole che la terra rinasca, rendere il posto autonomo a livello energetico e fare agricoltura biologica. Litiga col marito e si trasferisce lì. Il lavoro è durissimo e i soldi sono agli sgoccioli. Il ricordo di tutta la morte vissuta non la lascia. Lorenzo, intanto, affronta i suoi demoni e cerca una sua strada.
Amanda assume un lavorante africano, Bakari e in una notte di solitudine fanno l’amore. Quando lui parte Amanda lo saluta con dispiacere, ma è la sua impresa che conta. La terra comincia a dare frutto e lei si organizza per commercializzare alimenti naturali e manufatti artigianali. Scopre di essere incinta e, felice, si licenzia da scuola. Nasce il bimbo e Amanda, nonostante le difficoltà, è fiduciosa: lei e la sua terra stanno fiorendo. Lorenzo si fa vivo, la sua ditta è decollata e lui è più sereno. Chiede ad Amanda di tornare insieme e lei ci pensa su.»


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Amanda è sposata e senza figli; insegna, ma odia farlo.

Trovo che questo inizio sia centrato, perché in poche parole dipinge una situazione chiara: una donna, che intuiamo essere non più ventenne, è inserita in un quadro di vita ordinario – un matrimonio, un lavoro che immaginiamo come stabile e sicuro- che la rende profondamente insoddisfatta. Opti per una terminologia secca e senza scorciatoie: “senza figli”, “odia”; allo stesso tempo, scegli per la tua protagonista un nome che significa letteralmente “degna di essere amata”. Siamo dunque di fronte a un’ingiustizia: una donna che meriterebbe amore ma che si trova in una situazione penosa, stagnante. Scopriamo, inoltre, che i suoi genitori sono morti entrambi di recente, lasciandola desolata. Arriviamo poi a quel “e lei desidera qualcosa di diverso per sé”: attenzione a chiudere tra due virgole quell’inciso (“lasciandola desolata”) – utile, poiché rafforza lo stato d’animo di Amanda, ma non indispensabile, poiché non è così strano sentirsi affranti a seguito di un recente lutto – per mantenere stretta la relazione di pensiero (e di “respiro”) fra la principale e la coordinata. Non si tratta solo di punteggiatura: una buona costruzione della frase ci fornisce degli strumenti logico-sintattici che rendono il pitch ordinato nella forma e più incisivo nel contenuto.

Amanda ha una relazione, ma capisce che non è quello il punto.

Questo è il primo momento del tuo pitch che mi sembra sbrigativo: ci offri un’informazione essenziale, cioè che Amanda vive una relazione extraconiugale, ma immediatamente cerchi di renderla inoffensiva. Ti affretti a dire che non è importante, lo ha capito anche la protagonista, passiamo oltre. Perché fornire questa informazione alla quarta riga del tuo pitch, quando l’attenzione è ancora, se non altissima, almeno presente, per poi ripensarci subito dopo?

Usi, successivamente, un’avversativa: “quando vede, però” che manca di forza (non vediamo e non sentiamo la svolta) poiché non si contrappone a quanto la precede. Anche in questo caso non si tratta di un capriccio formale, ma di un pensiero che può risultare indebolito se non è supportato da una struttura sintattica forte (oltretutto, vi è un’altra avversativa, poco prima: altro elemento che indebolisce quello che dovrebbe essere il twist della sinossi).

vede la possibilità di comprare una proprietà con un trullo, chiede aspettativa, mette in vendita l’appartamento dei suoi e si impegna all’acquisto: vuole che la terra rinasca, rendere il posto autonomo a livello energetico e fare agricoltura biologica. Litiga col marito e si trasferisce lì.

Queste frasi hanno un buon ritmo: il lungo periodo ricco di elementi ci fa approdare, dopo un susseguirsi di desideri, a uno corto, secco, in cui si descrivono due azioni decisive. E qui ti proporrei una riscrittura che mantenga lo stesso ritmo, giustamente incalzante, ma che abbia maggiore cura nella scelta dei vocaboli: sicura che non esista un sinonimo, o una breve perifrasi, più specifico per quel “fare agricoltura”? Qualcosa di meno stringato e colloquiale di “chiede aspettativa”? E perché non spendere qualche dettaglio in più, evitando un generico “lì”? Per innamorarci (e lasciarci convincere) abbiamo bisogno di dettagli e la semplicità è un ottimo punto d’arrivo, ma non a scapito di un lessico ricco.

Il lavoro è durissimo e i soldi sono agli sgoccioli. Il ricordo di tutta la morte vissuta non la lascia. Lorenzo, intanto, affronta i suoi demoni e cerca una sua strada.

Qui sei di nuovo sbrigativa: l’ansia della sintesi ti porta a una descrizione brusca. Eppure basterebbe poter individuare solo una cosa per evitarlo: quanto tempo è passato? Qualche mese, un giorno, un anno?

“Affronta i suoi demoni” e “cerca una sua strada” suonano come due frasi fatte, due espressioni che evitano di raccontare, sostituendo in entrambi i casi alla narrazione delle vicende un’espressione idiomatica tanto familiare quanto “usa e getta”. Anche in questo caso: prova a trovare la sintesi senza cedere al modo di dire.

Vorrei soffermarmi un attimo su due aspetti geografico-culturali che saltano agli occhi: dove si trova Amanda? Qual è il luogo di partenza? La proprietà con il trullo è un luogo lontano, in cui ricominciare? Amanda lascia una città come Milano, Torino, o Roma per trasferirsi in un luogo che sente come più genuino, legato alla terra?
Tu stessa intitoli il romanzo “In viaggio verso dove”, ed è interessante che manchi un punto interrogativo: “dove” è proprio il moto a luogo, o forse è IL luogo; e proprio poiché è chiaro che per la tua storia l’elemento del “luogo” (fisico o dell’anima) sia cruciale, anche quello di partenza meriterebbe una caratterizzazione maggiore fin dal pitch, se non altro per comprendere la relazione con quello di arrivo.

Il secondo aspetto riguarda l’ingresso del personaggio di Bakari: la scelta delle parole “un lavorante africano” ci dice in realtà poco sulla provenienza geografica, ma molto sulla protagonista e sul rapporto di potere che si viene a creare (ulteriormente complicato, nelle sue implicazioni, dalla relazione sessuale che i due intrecciano in seguito). A fronte della precisione con cui hai menzionato il trullo, così radicato in un immaginario italiano da non aver bisogno neppure di specificare la regione, scegli di restare estremamente generica quando si tratta del luogo da cui proviene il nuovo dipendente di Amanda. Non solo: il bracciante africano che lavora nei campi nel sud Italia (espressione che lo dipinge senza una patria vera, poiché l’Africa è un continente di cui, a livello mediatico e dunque nell’ immaginario diffuso, si tendono a cancellare e appiattire le differenze, riducendolo a un macro-luogo X dal quale partono i migranti) rappresenta un topos non da poco nella contemporaneità post-coloniale, di cui un autore o un’autrice non può ignorare la portata. Semplicemente: sii consapevole che non si tratta di un’espressione neutra, ma di una scelta dei termini carica di significati.

Nasce il bimbo e Amanda, nonostante le difficoltà, è fiduciosa: lei e la sua terra stanno fiorendo. Lorenzo si fa vivo, la sua ditta è decollata e lui è più sereno. Chiede ad Amanda di tornare insieme e lei ci pensa su.

Arriviamo alla fine: la sintesi impone poche parole, ma tu concedi ancora un po’ di respiro alla tua sinossi. Soprattutto, concedi maggiore importanza alle parole che usi per chiudere il tuo pitch. Non è semplice fornire il giusto livello di informazioni e, al tempo stesso, lasciare chi legge alle prese con un finale che lo convinca a proseguire; e se una scelta va operata, sacrifica piuttosto la sentenza sullo stato d’animo di Lorenzo per privilegiare il racconto delle sue azioni: si fa vivo, chiede, domanda, rientra “prepotentemente” nella storia.

Allo stesso modo: una chiusura incisiva è una chiusura che trova la giusta misura: sei certa che “ci pensa su” non esprima un grado di leggerezza inadeguato alle vicende che Amanda ha vissuto fino a quel momento? Inoltre, sii più chiara: come finisce il tuo romanzo? Si tratta di un finale aperto? Si scoprirà di chi è il figlio che Amanda ha partorito? Chi legge il tuo pitch in questa fase ha bisogno di saperlo (o, al massimo, di sapere con precisione cosa “non si sa”), perché si troverà alle prese con un lavoro compiuto e non con l’episodio di una serie.

 

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3 Comments

  1. Primavera Contu says

    Grazie a te per aver mandato la tua sinossi, Antonella! 🙂 sono felice che il pezzo possa esserti utile

    Mi piace

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