immersioni, tecnica
Lascia un commento

Immersioni – l’ambientazione in Helen MacDonald

di Ambra Rondinelli

[Immersioni è la rubrica curata dagli allievi di Apnea laboratorio di editing]

L’ambientazione in Io e Mabel di Helen MacDonald funziona perché svolge diversi compiti: suggerisce il tema dominante, presenta i personaggi principali, permette un movimento narrativo.

“A tre quarti d’ora da Cambridge, in direzione nordest, si stende un paesaggio che ho finito per amare moltissimo. È dove l’umida palude cede il passo alla sabbia inaridita. Una terra di pini contorti, auto bruciate, cartelli stradali crivellati di colpi e basi dell’aviazione americana. Qui abitano fantasmi: le case si sgretolano dentro lotti numerati di foreste di pini. Sotto tumuli erbosi protetti da recinzioni alte quattro metri ci sono spazi per armi nucleari, e poi saloni di tatuaggi e campi da golf dell’Usaf. In primavera è un’orgia di rumori: un incessante viavai di aerei, fucili a gas su coltivazioni di piselli, tottaville e motori a reazione. Sono le Brecklands – broken lands, le terre spaccate –, ed è lì che mi ritrovai quel mattino di sette anni fa, all’inizio della primavera, in un viaggio neanche lontanamente programmato. Alle cinque stavo fissando un riquadro di luce esterna proiettata sul soffitto e ascoltavo un paio di tiratardi che chiacchieravano sul marciapiede. Mi sentivo strana: una sensazione sgradevole: tesa, spossata, come se mi avessero asportato il cervello e imbottito il cranio con pellicola di alluminio passata al microonde, ammaccata, carbonizzata, un cortocircuito pieno di scintille. Oddio, avevo pensato, allontanando le coperte. Devo uscire. Via! Uscire! Mi ero infilata i jeans, stivali e maglioni, mi ero ustionata la bocca con del caffè bruciato e solo quando la mia gelida e antica Volskwagen procedeva ormai da un po’ sulla A14 mi ero reso conta di dove stessi andando e perché. Là fuori, oltre il parabrezza appannato e le strisce bianche, c’era la foresta. La foresta spaccata. Ecco dove stavo andando. A vedere gli astori.”
(pag 5)

● Suggerisce il tema dominante: Nel primo paragrafo, la protagonista-autrice (Io e Mabel è un’opera di non-fiction, racconta una vera esperienza di vita della scrittrice) va nel bosco alla ricerca degli astori per fuggire a una sensazione opprimente e indefinita. Il bosco viene descritto con parole che suscitano un’immagine di morte. I pini sono “contorti”, le auto “bruciate”, i cartelli “crivellati di colpi”, nelle “terre spaccate” abitano “fantasmi” e le case si “sgretolano”; si parla di armi nucleari e fucili a gas, ma le creature più pericolose di questo luogo sembra siano anche la sua attrattiva principale: i rapaci selvatici, in particolare gli astori. È per loro che Helen va in questa “foresta spaccata”, e li tratteggia con novizia di dettagli proprio in relazione alla loro aggressività e letalità.
Tutto, in questo primo paragrafo, fa pensare alla morte e, infatti, è proprio su una morte, quella del padre, che si concentrerà Io e Mabel. La descrizione ambientale prepara il lettore all’argomento: la perdita, il ricordo, i fantasmi.

“Sbattei la portiera rugginosa della macchina e mi addentrai armata di binocolo in un bosco peltrato di brina. Dall’ultima volta che c’ero stata ne erano scomparsi tratti interi. Mi imbattei in zone distrutte, aree disboscate zeppe di radici divelte e di aghi secchi sparsi sul terreno sabbioso. Radure. Ecco cosa mi serviva. Lentamente il mio cervello si riadattò a spazi che non frequentava da mesi. Era così tanto tempo che vivevo solo in biblioteche e aule universitarie, fissando schermi, correggendo compiti, spulciando biografie accademiche. Questa era una caccia diversa. Lì ero un animale diverso.
[…]
Memorie incandescenti, irresistibili. L’aria sapeva di resina di pino e dell’aceto pecioso delle formiche del legno. Sentivo le mie piccole dita agganciate agli anelli di una catena di plastica e il peso di un binocolo della Germania Est intorno al collo. Mi annoiavo. Avevo nove anni. Di fianco a me c’era papà. Eravamo a caccia di sparvieri. Nidificavano nei dintorni e quel pomeriggio di luglio speravamo in un avvistamento.”
(pag 7-11)

● Presenta i personaggi principali con un approfondimento sulla protagonista: nonostante le parole che riportano al tema della morte, è chiaro sin dall’incipit che la foresta è per Helen un rifugio, un posto dove andare per ritrovare la pace. È anche un luogo suggestivo che le ricorda il padre: è con lui che per la prima volta ha praticato l’attività di birdwatching ed è grazie a lui che ha imparato molte cose sulla natura e sugli uccelli.
Il bosco presenta però, già in questa prima parte, anche “zone distrutte”, “aree disboscate”, “radici divelte”, e “radure”: è quello di cui ha bisogno Helen. Di nuovo, il bosco – che rappresenta quasi un luogo sacro, il tempio che custodisce il rapporto di Helen con il padre – svela dei presagi di morte. Anche nella sua accezione positiva, il rifugio è a tratti violato ed evoca sofferenza, lasciando presagire il dolore a cui andrà incontro la protagonista.

Attraverso l’ambientazione di queste prime pagine, MacDonald riesce quindi a suggerire gli argomenti che emergeranno nel corso della vicenda: la morte, il lutto, la perdita, il ricordo, la passione, il rifugio; ma troviamo anche le due figure più importanti di questa storia: gli astori, di cui uno in particolare diventerà la co-protagonista del libro, e il padre di Helen.

“Oggi, pensai, non più annoiata e non più novenne, ho avuto pazienza e gli astori sono arrivati. Mi alzai adagio, le gambe intorpidite dall’immobilità protratta, e mi resi conto di stare stringendo in una mano un ciuffo di cladonia delle renne, un pezzetto di pallido lichene grigio-verde capace di sopravvivere praticamente a tutto. La pazienza resa manifesta. Materia straordinaria. Soppesai sul palmo la sferetta ramificata. Era impalpabile. Poi, di getto, infila nella tasca interna del giaccone quel piccolo ricordo rubato del giorno in cui avevo visto gli astori e me ne tornai a casa. Lo misi su una mensola vicino al telefono, tre settimane dopo era il lichene delle renne che stavo guardando, quando mia madre chiamò per dirmi che mio padre era morto.”
(pag 12)

● Permette un movimento narrativo: l’ambientazione e le azioni della protagonista sono tra loro ben modulate. Si passa da una descrizione ambientale a una di “movimento” focalizzata sulla protagonista, per poi tornare all’ambiente e di nuovo alla protagonista e ai suoi ricordi. Si crea così un movimento fluido di focus tra “esterno” e “interno” del personaggio. Tutto questo tiene saldamente legati contesto fisico e interiorità del personaggio creando un’atmosfera evocativa che porta con sé un presagio di ciò che sarà affrontato in seguito.

Il capitolo di apertura di Io e Mabel, memoire di Helen MacDonald è un ottimo esempio di come l’ambientazione di una storia possa, allo stesso tempo, possedere una carica simbolica, creare un’atmosfera ed essere parte integrante della trama.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...