All posts filed under: critica

Non prenderla come una critica – “Sogni e favole” di Emanuele Trevi

di Luigi Loi «Tutto è menzogna» afferma Metastasio nel sonetto che offre titolo e filo conduttore a Sogni e favole di Emanuele Trevi. Si può credergli o meno, nei secoli lo ha fatto la teologica, la logica, l’ontologia e la fisica, finché il problema dell’esistere (perlomeno dopo Pirandello) s’è così usurato da essere una delle tante categorie estetiche in cui siamo immersi: non ho particolari certezze d’esistere ma sono in buona compagnia. Che cosa sono memoria e ricordo se non precipitati dell’esistere, i più persuasivi trompe-l’œil sulla condizione dell’essere e del durare? La risposta (seppur incerta) questo libro la trova nel passato dell’autore: in un vecchio cineclub romano negli anni Ottanta, Trevi conosce Arturo Patten, spettatore in lacrime di un film di Tarkovskij. Finzione o destino, Patten gli farà conoscere Amelia Rosselli e Cesare Garboli: sono loro, assieme a Metastasio, i nuclei narrativi di questa fuga centripeta, ineluttabile quanto sa esserlo una filastrocca, quella degli elefanti sopra il filo di una ragnatela: Patten, Rosselli, Garboli. Cesare Garboli. Nella prefazione de La stanza separata, Garboli scrive quest’indicazione: …

Esiste una letteratura horror, fantasy, fantascientifica italiana? Recensione a “Guida ai narratori italiani del fantastico”

di Marco Malvestio Una domanda che ci si sente spesso porre dai lettori occasionali o semplicemente non professionisti è perché non esista una letteratura horror, fantasy o fantascientifica italiana, tanto poco questa è rappresentata tra le pagine dei giornali o negli scaffali delle grandi librerie generaliste. Invece, ovviamente, questi generi esistono anche nella nostra letteratura, e la Guida ai narratori italiani del fantastico, a cura di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Andrea Vaccaro (Bologna, Odoya, 2018) lo dimostra ampiamente, compendiando più di mezzo secolo di scritture italiane del fantastico (ma con incursioni doverose anche a inizio Novecento e fino all’Ottocento). Il volume raccoglie, sotto forma di schede bio-bibliografiche, contributi su ottanta autori italiani del fantastico, fornendo così uno strumento utilissimo non solo ai semplici curiosi, ma anche agli addetti ai lavori e agli accademici. In questo senso, la guida assolve un compito indispensabile nella generale povertà degli studi italiani sul fantastico, fornendo informazioni altrimenti di difficile reperibilità sul mondo delle riviste e delle pubblicazioni di settore. Le schede sugli autori sono estremamente dettagliate, riportando spesso …

Una vita intera a rincorrere un corpo: la figura del padre per Edoardo Albinati

di Marco Terracciano Mi è difficile spiegare o anche semplicemente raccontare il modo di vita dell’uomo che era mio padre. Per far questo bisognerebbe penetrare nel suo carattere, capirlo, e io mio padre non l’ho mai capito. Vita e morte di un ingegnere (Mondadori, 2012) è il racconto di uno scrittore, Edoardo Albinati, che dopo la morte del padre prova a capire cosa quest’uomo sfuggente, misterioso, inafferrabile ha significato per lui quando era in vita. L’ordine o il disordine eventuale, il figlio spera di trovarlo scrivendo un memoriale sotto forma di diario personale. In un’intervista alla trasmissione La compagnia del libro di Saverio Simonelli, (TV2000, Marzo 2012), ad Albinati viene posta questa domanda: «Nel libro lei dice che di fronte al letto di morte di suo padre ha provato vergogna perché in quel momento stava prendendo come degli appunti mnemonici». La domanda in effetti è implicita, Simonelli ci tiene a sottolineare: «è un passaggio molto intenso» ed è proprio questo eccesso di cortesia, quasi a tutelare l’imbarazzo dell’intervistato, che smaschera l’intenzione: “Ma che cosa le …

“Quando si tratta di scopare siamo tutti bestie selvagge”. “The Deuce” e la riscrittura porno di Cappuccetto Rosso.

di Chiara M. Coscia Vi siete mai chiesti come mai abbiamo paura dei lupi? I lupi sono animali schivi, in Italia specie protetta che rasenta il rischio dell’estinzione, parenti prossimi di quello che consideriamo da sempre l’animale amico per eccellenza: il cane – eppure da sempre consideriamo il lupo come bestia selvaggia e feroce. Probabilmente la colpa è di Cappuccetto Rosso. Le fiabe, come i miti, i testi sacri e le leggende, sono i testi autoritari per eccellenza. E la scelta del termine – autoritario – non è esagerata. Sin dall’infanzia veniamo sottoposti – più o meno metodicamente, più o meno consapevolmente – a una serie di meccanismi di modellizzazione veicolati in questi racconti che cominciano e finiscono tutti allo stesso modo, che sono corredati da immagini bidimensionali senza tempo, ambientati in luoghi inesistenti, e che hanno il preciso scopo di insegnarci come stare al mondo. Le principesse sono tutte bellissime e bionde, e quando sono more hanno la pelle bianca come il latte. I principi sono tutti coraggiosi e forti. E le bambine che …

Welcome to Suburbia, la periferia delle serie tv americane.

di Chiara M. Coscia Le casette rosa di Revolutionary Road, le siepi disegnate di Edward Mani di Forbice, la panoramica dall’alto di American Beauty. E ancora The Truman Show, Bowling for Columbine, Lontano dal Paradiso, Il giardino delle vergini suicide. L’immaginario è talmente ricco di rappresentazione della suburbanità che non si capisce bene dove finisca quella filmica e dove cominci quella reale, se sono state le vere Hartford, Levittown, Scarsdale a fornire un modello per le cittadine suburbane di letteratura e cinema, o viceversa. Suburbia, luogo dell’isolamento, del privato, dell’auto-mobilità e dell’auto-affermazione, è quello spazio emblematico dove la gente vive ma non lavora, della famiglia nucleare dai confini e dai ruoli di gender ben delineati, della competizione sociale ed economica basata sulle risorse, e sulla vistosità di tali risorse. Questo paesaggio ci appare chiarissimo, affollato di cookie cutter houses, le “casette fatte con lo stampino”, che funzionano a loro volta da stampino, e non solo per l’identità di chi le abita, ma anche per quella di chi quelle case le ha lette o viste in …

 In fuga dal dolore – critica a “Le stanze dell’addio” di Yari Selvetella

di Daniele Campanari La storia raccontata da Yary Selvetella è dolorosa come la morte vista da chi vive. Si muore in molti modi, si può morire anche senza avvertire fastidio. Per questo la punta dell’ultimo ago è a volte percepita soltanto da chi resta. Selvetella non racconta il malessere patito dalla sua amata colpita da un terribile destino: sceglie di raccontare come sopravvive il sopravvissuto. Lo fa descrivendo i luoghi che appartengono a un ospedale, le stanze, le persone (e personalità) incontrate. Infine esce, va dove c’è vita. Accoglie i progressi lavorativi, le novità, è l’autore che racconta in forma narrativa un suo lungo episodio. Non ha nascondiglio la verità della storia, è vera. È la vicenda di “Giovanna De Angelis, madre di tre figli e di molti libri, editor di professione, che si ammala e muore”. Ma è soprattutto la vicenda del suo narratore: l’uomo coi baffi, al quale è dedicata una lettera epilogo. Quest’uomo è il protagonista, ma dovremmo considerare protagonisti i baffi sotto ai quali si nascondono gli uomini in fuga dal dolore. …

La gioventù di tutti e di nessuno – critica a L’amore a vent’anni di Giorgio Biferali

di Luigi Loi L’amore a vent’anni di Giorgio Biferali è un romanzo che andrebbe letto con la massima benevolenza per tutta una serie di fattori a latere che ne costituiscono la vera forza. In primo luogo per la sua collocazione editoriale: è tra i romanzi della Tunué, salutati in questi anni come prodigio di intransigenza, ricerca stilistica e formale. Vanni Santoni, direttore editoriale della collana, ha fatto sì che a Latina arrivassero numerosi riconoscimenti di pubblico e critica, consacrati con vari approdi allo Strega. Un successo notevole (e meritato) per questa collana anomala nel panorama librario italiano. Ma anomalo è anche il romanzo di Giorgio Biferali all’interno della sua stessa collana, per due ragioni. La prima è il come la materia romanzesca viene trattata, così dissimile nel corpus dei romanzi Tunué: i due protagonisti, Giulio e Silvia, sono romani e abitano nella stessa via. Lui, voce narrante del romanzo, ultimo figlio (non voluto) ha dei genitori tutto sommato amorevoli e presenti, nonostante le piccole disfunzioni del quadro piccolo borghese che Biferali racconta; si innamora di …

High school drama e ’900 letterario: “13 Reasons Why” come “The Lottery” di Shirley Jackson

di Chiara M. Coscia 13 Reasons Why , ideata da Brian Yorkey e trasmessa su Netflix, avrebbe potuto fermarsi al tredicesimo episodio della prima stagione. La serie si era dimostrata un fedele e puntuale adattamento televisivo dell’omonimo romanzo di Jay Asher. Alla fine abbiamo una confessione registrata, quindi possiamo esultare: è fatta! Pagherà! Andrà in galera! Una storia che finisce – almeno un po’ – bene. E invece. Questa seconda stagione amarissima ci mostra che non è così. La struttura stavolta è quella di un lungo procedural, che ricostruisce e approfondisce la vicenda e i punti di vista dei diversi personaggi attraverso il processo dei Baker, i genitori di Hannah, contro la Liberty High School. La storia di Hannah si allarga, si arricchisce delle storie degli altri, gli stessi personaggi a cui erano indirizzate le cassette, che hanno la loro versione dei fatti, ma che non contraddicono quella di Hannah, anzi: la completano, le danno una dimensione ancora più ampia, ancora più dolorosa. Certe reazioni della ragazza che nei primi episodi della prima stagione sembravano “eccessive” …

Caso Moro e inesistenti luci massoniche

di Luca Simonetti “Il misterioso intermediario” di Fasanella e Rocca (Einaudi, 2003) è un libro che ipotizza un ruolo poco chiaro ma influente del compositore e direttore d’orchestra Igor Markevitch nel corso delle “trattative” che avrebbero accompagnato il caso Moro. A questo genere di libri non è il caso di chiedere prove: ci si accontenta in genere di associazioni più o meno libere, intuizioni, collegamenti spiazzanti. Peraltro il libro offre informazioni pregevolissime sulla biografia di questo personaggio davvero unico. Solo che, di tanto in tanto, si sente la mancanza di un serio approfondimento. Un esempio basti. A p. 68, parlando dell’oratorio “Il Paradiso perduto”, scritto da Markevitch su testi tratti dall’omonimo poema di John Milton, gli autori scrivono che il testo “comincia con un’invocazione alla Luce (la grande luce massonica?)”   Però basterebbe conoscere appena un po’ Milton per sapere che l’invocazione (epiclesi) alla Luce (che altro non è che la “Heavenly Muse”, Urania, invocata anche all’inizo del Libro I) si trova pari pari nel Libro III del poema miltoniano (“Hail, Holy Light!”, eccetera), e …

Per la forma, contro la forma – critica a La madre di Eva di Silvia Ferreri

di Marco Terracciano Non consiglierei La madre di Eva a una ragazza in transito. Non lo consiglierei perché potrebbe ferire e deprimere. Generalmente sconsiglio i libri solo quando mi sembrano noiosi: sconsiglierei, al contrario, La madre di Eva – forse sbagliando per eccesso di prudenza – perché è estremamente coinvolgente e credibile. È una storia schierata, apparentemente neutrale nel giudizio ma orientata verso l’immedesimazione emotiva con il narratore; il narratore, ossia la madre di Eva – ragazza affetta da disforia di genere che vuole a tutti costi operarsi per «sembrare» un uomo – è l’unico filtro che viene offerto al lettore per confrontarsi con questa storia, ed è un filtro fatto di dolore, frustrazione, senso di colpa, dipendenza affettiva. È una storia che non lascia indifferenti, ha la forza e l’incisività di una cosa vera. Una tendenza dei critici, dei recensori, degli scrittori e in generale di chi lavora con i libri, è quella di classificare i romanzi in ‘romanzi di forma’ e ‘romanzi di contenuto’, alludendo alla più o meno buona capacità di lavorare …