All posts filed under: critica

La cinquina finalista del Premio Campiello: un giudizio parziale

AVVERTENZA: i giudizi contenuti in questo articolo sono formulati sulla base della lettura di poche decine di pagine per singolo libro, pertanto sono parziali e rivedibili. Allo stesso tempo, trattandosi di analisi fatte su un particolare momento del testo letterario generalmente definito ‘attacco’, sono giudizi consapevolmente circoscritti, dunque completi e verificabili. Venti pagine sono poche per una valutazione definitiva, ma abbastanza per un giudizio parziale. La vita dispari (estratto) – Paolo Colagrande, Einaudi 2019 TRAMA: Buttarelli è scomparso. Al narratore tocca ricostruirne la vita a partire da fonti a lui vicine: Vilmer Gualtieri, lo zio inattendibile, fumatore incallito e raccontafavole; i fratelli Landemberger, gli spilorci proprietari di un tabacchino di paese. A PRIMA VISTA: raccontare senza soluzione di continuità non allarga i confini di una storia, ma li restringe. Colagrande scrive spesso una frase di troppo. Quando è sul punto di completarne una e trasmettere il senso di un percorso arrivato a termine, si avvita in un fracasso di subordinate e chiude un po’ in affanno. È chiaramente in grado di sostenere uno stile del …

Camera di smontaggio: pezzi da “Maternità” di Sheila Heti

Negli ultimi tempi abbiamo assistito spesso alla discussione sul metodo che un lettore critico deve porsi rispetto a un testo. Il nostro punto di vista è che il metodo smonta-frasi senza contesto allo scopo di deriderle sia inopportuno, perché non ci piace deridere il lavoro degli altri, ma sia soprattutto fallace: quasi tutti i testi, soprattutto se romanzi, hanno in mezzo delle frasi brutte, insensate, sciatte o altro: fate la prova anche con i migliori classici e troverete abbastanza frasi da farvi dire “che?” e spingervi a scriverne una recensione sarcastica. D’altro canto, siamo dell’idea che i testi “parlino” da sé, e che una serie di stralci messi in mostra, senza alcun accompagnamento critico, di analisi sull’autore, sul momento storico dell’uscita del romanzo, sui temi trattati, ecc, qualcosa da dire ce l’abbiano e siano in grado di significare almeno in parte la riuscita o la non riuscita di una scrittura. Questo è il nostro esperimento, la nostra camera di smontaggio.   MATERNITÀ di Sheila Heti traduzione di Martina Testa Sellerio   DICHIARAZIONE DI POETICA O …

«Non seguire i consigli di questo libro». Critica all’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori di Giulio Mozzi

di Marco Terracciano L’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori di Giulio Mozzi sembra uno scherzo della tipografia, ma è uno dei manuali di scrittura più intelligenti che abbia mai letto. Non ne ho letti molti. Se faccio mente locale ne conto cinque, sei al massimo. Uno di questi è un altro manuale che Giulio Mozzi scrisse nel 2009, (non) Un corso di scrittura e narrazione, disponibile gratis qui. In compenso ho letto molti testi di critica letteraria che, implicitamente, offrivano preziosi consigli su come scrivere e, più spesso, su come non scrivere. Questa cosa del dare consigli su come non scrivere ha molto a che fare con l’Oracolo, che è una raccolta di massime, di aforismi, di espressioni proverbiali rivisitate lunga quattrocento pagine non numerate. Sulla pagina di destra trovate la massima – molto breve – su quella di sinistra la sua spiegazione. Leggendo si capisce che Giulio Mozzi fa da tanti anni un lavoro di scouting letterario, che è in sostanza una persona che riceve centinaia di dattiloscritti scritti coi piedi. Lo si capisce …

Il Grand Tour dell’editoria. “Risvolti di copertina: viaggio in 14 case editrici italiane”

Risvolti di copertina di Cristina Taglietti (Bari, Laterza 2019) è esattamente ciò che dice di essere nel didascalico sottotitolo: un viaggio in 14 case editrici italiane. Il libro attraversa non solo l’Italia geografica – si va dalla Sicilia di Sellerio alla Roma di e/o e L’orma; dalla Firenze di Giunti alla Bologna del Mulino e di Zanichelli; dalla Torino di Einaudi alla Milano di Bao, il Castoro, NN, La nave di Teseo, Feltrinelli, Mondadori, GeMS – ma attraversa anche un panorama editoriale radicalmente cambiato negli ultimi anni tra fusioni, smembramenti, chiusure e nuove nascite, e si sofferma su case editrice “significative per la storia che hanno alle spalle, per l’identità che incarnano, per il modello imprenditoriale che hanno sposato, per la personalità di chi le guida o per il cambiamento che hanno saputo rappresentare”. Tra case editrici indipendenti e grandi gruppi editoriali, nuovissime e storiche, di narrativa, saggistica o scolastica Taglietti – in questo primo volume di altri che arriveranno – chiacchiera con e si fa raccontare da editori, direttori di collana o amministratori delegati cosa …

Gli scrittori italiani parlano troppo dei loro padri?

di Marco Terracciano Il 29 Dicembre scorso, Antonella Cilento scrive su Repubblica un articolo intitolato: C’era una volta la letteratura, oggi solo libri senza stile: Ognuno ci racconta dei suoi genitori scomparsi e della strada a ritroso che si fa per capirli e capirsi, di come ha avuto un figlio (ohibò, ho partorito), di come si è ammalato di tumore (caspita, si muore? L’ultima parola sulla questione l’aveva scritta un certo Tolstoj ma non importa), di come è difficile tessere relazioni (e mica tutti abitano a Cime tempestose, al massimo in un’ordinata periferia dove si gioca a playstation), di come è difficile essere padri, se si vuol restare bambini (e anche Barrie ha vissuto invano). Analizziamo questo passaggio. La prima cosa che salta all’occhio è l’avversione del critico verso una precisa tendenza della letteratura italiana contemporanea. «Ognuno» a inizio frase sta per: gli scrittori di oggi sono indistinguibili; «ci racconta dei suoi genitori scomparsi» sta per: ci rende partecipi dei fatti suoi; le citazioni in sequenza di Tolstoj, Cime tempestose, James Barrie stanno per: è …

Camera di smontaggio: pezzi da “Resoconto” di Rachel Cusk

Negli ultimi tempi abbiamo assistito spesso alla discussione sul metodo che un lettore critico deve porsi rispetto a un testo. Il nostro punto di vista è che il metodo smonta-frasi senza contesto allo scopo di deriderle sia inopportuno, perché non ci piace deridere il lavoro degli altri, ma sia soprattutto fallace: quasi tutti i testi, soprattutto se romanzi, hanno in mezzo delle frasi brutte, insensate, sciatte o altro: fate la prova anche con i migliori classici e troverete abbastanza frasi da farvi dire “che?” e spingervi a scriverne una recensione sarcastica. D’altro canto, siamo dell’idea che i testi “parlino” da sé, e che una serie di stralci messi in mostra, senza alcun accompagnamento critico, di analisi sull’autore, sul momento storico dell’uscita del romanzo, sui temi trattati, ecc, qualcosa da dire ce l’abbiano e siano in grado di significare almeno in parte la riuscita o la non riuscita di una scrittura. Questo è il nostro esperimento, la nostra camera di smontaggio.   RESOCONTO di Rachel Cusk traduzione di Anna Nadotti Einaudi Stile Libero editore   DIGRESSIONE …

Non prenderla come una critica – “Il buio a luci accese” di David Hayden

di Luigi Loi Il telescopio Il sole illumina tutto: soltanto grazie a lui possiamo osservare il mondo. Ma a pensarci bene è proprio la luce del sole a nasconderci (a rubarci) la vista delle stelle, e qualcosa vorrà pur dire. Allo stesso modo quando la prosa ruba alla realtà siamo portati a giustificare la rapina in simbolismo e allegoria. Il buio a luci accese di David Hayden (Safarà editore, traduzione di Riccardo Duranti) ruba sistematicamente alla realtà, e infatti questi diciannove racconti sono la spiegazione naturalistica e non allegorica di come funzioni davvero questa refurtiva quando la si osserva da vicino: «siamo proprio sulla soglia e io allungo una mano in cerca dell’interruttore, ma May poggia la mano calda e delicata sulla mia, e dice: è più buio a luci accese» (Il buio a luci accese, p. 166). Lo stile di Hayden è congruente con questa impostazione narrativa, la stessa di Testi per nulla di Samuel Beckett. Ma settant’anni non passano invano, cosicché si parte da quell’esempio, per spostare in avanti il focus, verso le stelle: il …

Non prenderla come una critica – “Sogni e favole” di Emanuele Trevi

di Luigi Loi «Tutto è menzogna» afferma Metastasio nel sonetto che offre titolo e filo conduttore a Sogni e favole di Emanuele Trevi. Si può credergli o meno, nei secoli lo ha fatto la teologica, la logica, l’ontologia e la fisica, finché il problema dell’esistere (perlomeno dopo Pirandello) s’è così usurato da essere una delle tante categorie estetiche in cui siamo immersi: non ho particolari certezze d’esistere ma sono in buona compagnia. Che cosa sono memoria e ricordo se non precipitati dell’esistere, i più persuasivi trompe-l’œil sulla condizione dell’essere e del durare? La risposta (seppur incerta) questo libro la trova nel passato dell’autore: in un vecchio cineclub romano negli anni Ottanta, Trevi conosce Arturo Patten, spettatore in lacrime di un film di Tarkovskij. Finzione o destino, Patten gli farà conoscere Amelia Rosselli e Cesare Garboli: sono loro, assieme a Metastasio, i nuclei narrativi di questa fuga centripeta, ineluttabile quanto sa esserlo una filastrocca, quella degli elefanti sopra il filo di una ragnatela: Patten, Rosselli, Garboli. Cesare Garboli. Nella prefazione de La stanza separata, Garboli scrive quest’indicazione: …

Esiste una letteratura horror, fantasy, fantascientifica italiana? Recensione a “Guida ai narratori italiani del fantastico”

di Marco Malvestio Una domanda che ci si sente spesso porre dai lettori occasionali o semplicemente non professionisti è perché non esista una letteratura horror, fantasy o fantascientifica italiana, tanto poco questa è rappresentata tra le pagine dei giornali o negli scaffali delle grandi librerie generaliste. Invece, ovviamente, questi generi esistono anche nella nostra letteratura, e la Guida ai narratori italiani del fantastico, a cura di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Andrea Vaccaro (Bologna, Odoya, 2018) lo dimostra ampiamente, compendiando più di mezzo secolo di scritture italiane del fantastico (ma con incursioni doverose anche a inizio Novecento e fino all’Ottocento). Il volume raccoglie, sotto forma di schede bio-bibliografiche, contributi su ottanta autori italiani del fantastico, fornendo così uno strumento utilissimo non solo ai semplici curiosi, ma anche agli addetti ai lavori e agli accademici. In questo senso, la guida assolve un compito indispensabile nella generale povertà degli studi italiani sul fantastico, fornendo informazioni altrimenti di difficile reperibilità sul mondo delle riviste e delle pubblicazioni di settore. Le schede sugli autori sono estremamente dettagliate, riportando spesso …

Una vita intera a rincorrere un corpo: la figura del padre per Edoardo Albinati

di Marco Terracciano Mi è difficile spiegare o anche semplicemente raccontare il modo di vita dell’uomo che era mio padre. Per far questo bisognerebbe penetrare nel suo carattere, capirlo, e io mio padre non l’ho mai capito. Vita e morte di un ingegnere (Mondadori, 2012) è il racconto di uno scrittore, Edoardo Albinati, che dopo la morte del padre prova a capire cosa quest’uomo sfuggente, misterioso, inafferrabile ha significato per lui quando era in vita. L’ordine o il disordine eventuale, il figlio spera di trovarlo scrivendo un memoriale sotto forma di diario personale. In un’intervista alla trasmissione La compagnia del libro di Saverio Simonelli, (TV2000, Marzo 2012), ad Albinati viene posta questa domanda: «Nel libro lei dice che di fronte al letto di morte di suo padre ha provato vergogna perché in quel momento stava prendendo come degli appunti mnemonici». La domanda in effetti è implicita, Simonelli ci tiene a sottolineare: «è un passaggio molto intenso» ed è proprio questo eccesso di cortesia, quasi a tutelare l’imbarazzo dell’intervistato, che smaschera l’intenzione: “Ma che cosa le …