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«Non seguire i consigli di questo libro». Critica all’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori di Giulio Mozzi

di Marco Terracciano L’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori di Giulio Mozzi sembra uno scherzo della tipografia, ma è uno dei manuali di scrittura più intelligenti che abbia mai letto. Non ne ho letti molti. Se faccio mente locale ne conto cinque, sei al massimo. Uno di questi è un altro manuale che Giulio Mozzi scrisse nel 2009, (non) Un corso di scrittura e narrazione, disponibile gratis qui. In compenso ho letto molti testi di critica letteraria che, implicitamente, offrivano preziosi consigli su come scrivere e, più spesso, su come non scrivere. Questa cosa del dare consigli su come non scrivere ha molto a che fare con l’Oracolo, che è una raccolta di massime, di aforismi, di espressioni proverbiali rivisitate lunga quattrocento pagine non numerate. Sulla pagina di destra trovate la massima – molto breve – su quella di sinistra la sua spiegazione. Leggendo si capisce che Giulio Mozzi fa da tanti anni un lavoro di scouting letterario, che è in sostanza una persona che riceve centinaia di dattiloscritti scritti coi piedi. Lo si capisce …

Perché Apnea? Il laboratorio di editing che esiste perché non c’era

Il nuovo programma di Apnea laboratorio di editing è quasi pronto (qui quello appena concluso) e come sempre la sua costruzione scandisce i giorni che mancano all’estate. Di solito li trascorro tra innocui mal di testa e incroci di date, scelta dei temi, mail e accordi con gli specialissimi ospiti esterni che arricchiscono il percorso fin dalla prima edizione. Stavolta sono una vera e propria compagnia che pian piano mi tira fuori da un inverno lungo e impegnativo segnato da una brutta esperienza e una noiosa convalescenza. L’umore e la stanchezza mi portano a ricordare come ho cominciato a fare quello che faccio: come ho superato il disfattismo apocalittico di chi, dopo aver finto di credere in me per molti anni, ha sentenziato che non c’era spazio nel mondo editoriale per una formazione atipica come la mia (non universitaria, non stagistica) e come sono invece approdata a smentire le nefaste previsioni aprendo un’agenzia letteraria insieme a due maestri d’armi del campo e conquistando un ruolo riconosciuto e visibile. L’ho fatto perché sono passata da qui: …

La strada che porta in periferia

di Luigi Loi I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #1: la periferia italiana «Nella storia del romanzo italiano la borgata è sostanzialmente un’invenzione pasoliniana; lo ha immaginato lui per primo, quel mondo abitato da “esseri ontologicamente indigenti, di cui la tradizione non aveva ancora preso nota”» (Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante, pg 360) La periferia italiana è il palcoscenico di tutte le bildungsroman d’ambientazione realista, o di tutti i reportage con una certa ambizione politica, perché la storia della città italiane è sempre la storia di chi acquista casa in Via dei Condotti a Roma (o Via Monte Napoleone a Milano) partendo da Torre Maura (o da Viale Famagosta). Il palcoscenico della periferia …

Respiro n° 5 – i personaggi ci sono?

Un nome e un cognome non fanno un personaggio. Non lo fa nemmeno la descrizione fisica, l’appartenenza alla classe socio-culturale, la professione. Se è vero che “Dio è nei dettagli” (come dicevano in tanti, tra cui, forse, Flaubert) è vero anche che i dettagli senza la selezione non servono a niente, per cui sapere a che cosa è allergico, come si tocca i capelli, se balbetta o zoppica, qual è il suo colore preferito e che tipo di maglioni indossa non produrrà un personaggio, ma un nome e cognome con la balbuzie e un maglione rosso. Per fare un personaggio ci vuole la costruzione, che non procede per accumulo ma per la ricerca delle risposte ad alcune domande molto precise. Non tantissime (è davvero indispensabile sapere che cosa porta in tasca il tuo personaggio? No), ma in grado di suggerire risposte che non si limitino alla relazione diretta (Qual è il colore preferito del personaggio? Il rosso) ma mettano in moto il meccanismo di progressione della storia, accendano la luce nei diversi piani del palazzo …

Galateo editoriale #3. Maiuscole, punteggiatura e possessivi.

Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché nessuno possa guardarvi dall’alto in basso.   «Non esiste direttore editoriale che leggerebbe cinque pagine di un qualsiasi manoscritto battuto a macchina con tanta sciatteria, come sono stati battuti a macchina questi tuoi manoscritti. […] Una tale sciatteria fa capire a qualsiasi direttore editoriale, con un’occhiata a un paio di pagine, che tu non hai nessun rispetto sincero per la letteratura, nessun desiderio sincero di scrivere letteratura; che tu sei o di una stupidità senza limiti o di una sfacciataggine senza pari a presentare dei manoscritti battuti a macchina in modo tanto raffazzonato». A lamentarsi in maniera così diretta (e, diciamo, a nome di tutti i redattori, agenti letterari, editor e consulenti del futuro e del passato) era Jack London. A ben …

Ed io avrò cura di te

  Un testo – romanzo o saggio che sia – prima di arrivare fra le mani di un lettore ha bisogno di cure particolari che lo rendano presentabile al meglio delle sue possibilità. A tal fine, nelle case editrici, lavorano figure professionali che di quel testo curano l’aspetto formale e contenutistico. Durante il corso ci concentreremo su queste figure e, in particolare, sui ruoli che svolgono e su come vanno svolti. Analizzeremo in modo pratico – con esempi tratti da libri pubblicati ed esercitazioni sui testi – che tipo di lavoro va fatto, e ci soffermeremo in particolare sul copy editing, il line editing e la correzione di bozze. Di che cosa parliamo? Di che cosa succede a un manoscritto prima di arrivare al “visto si stampi”. Di che cosa si intende per “cura redazionale del testo”. Di come si lavora sul testo per emendarlo da errori, incongruenze e anacronismi. Di quali sono gli errori più comuni, quelli meno evidenti, le incongruenze più nascoste e di come riuscire a scovarle. Quando e dove? 5, 12, …

Galateo editoriale #2. Capitoli, paragrafi e numeri di pagina

Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché nessuno possa guardarvi dall’alto in basso.   Nella prima lezione del Galateo ci siamo occupati di margini, font e interlinee. In questa seconda tratteremo invece della struttura del dattiloscritto. Se l’altra volta le parole chiave erano “ordine e leggibilità”, adesso saranno “ordine e organizzazione” (come vedete, l’ordine è qualcosa di molto apprezzato). Capitoli La struttura di un testo può andare da un minimo a un massimo di gerarchizzazione: possiamo avere un testo che non presenta divisioni in capitoli e paragrafi (per esempio un racconto lungo o un romanzo breve); oppure uno diviso in parti, sezioni, capitoli, paragrafi, sottoparagrafi eccetera (per esempio un saggio). Generalmente, un testo di narrativa è diviso in capitoli che possono essere titolati o semplicemente numerati (o nessuno dei due). …

Respiro n° 4 – tentativi di idee di romanzo

La lezione di Apnea su come si riconosce l’idea che, alla stregua della spina dorsale di uno scheletro, sostiene l’intero corpo di un romanzo è, da sempre, la più difficile di tutte. E per questo la più utile. Qui è quando veniamo a contatto con la consapevolezza che per quanto possiamo essere dei bravi lettori, dei lettori critici, dei lettori tecnici, degli editor, cogliere davvero l’intenzione che tiene un romanzo in piedi è molto complesso e il rischio di confondersi, lasciarsi andare all’interpretazione, avvilupparsi è dietro l’angolo. L’idea di controllo di un romanzo non è la meta che si era prefisso l’autore, non è il tema, non è una morale, non è un motto, non è un simbolo, non è una soluzione criptata, non è la parola né il significato ultimo. Allora che cos’è? Qual è l’idea dietro al romanzo “Il valore affettivo” su cui lavoriamo? Mentre cerchiamo la risposta accumuliamo tentativi. La lettura è un esercizio continuo, proprio come la scrittura. Il senso di colpa non restituisce ciò che abbiamo perso. Smettere di vivere …