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Immersioni: i tempi verbali in Primo Levi

di Manuela Mazzi [Immersioni è la rubrica curata dagli allievi di Apnea laboratorio di editing]   È rinomata la lucidità con cui Levi in “Se questo è un uomo” narra gli orrori del lager, riducendo il male a una forma di rigore applicativo di portata industriale, che ha generato una spersonalizzazione dell’essere umano. Veicolo di questa testimonianza sono gli andirivieni delle «distanze» che Levi pone tra sé, il testo e il lettore e che rende non solo grazie alle immagini narrative, ma anche – e forse soprattutto – grazie alla lingua. Qui di seguito prenderò in esame l’uso che fa dei tempi verbali nei primi due capitoli. Il primo, iniziato con l’imperfetto, prosegue con il passato remoto fino a metà dell’ultima pagina per poi chiudere con il presente. «Senza sapere come, mi trovai caricato su di un autocarro con una trentina di altri; l’autocarro partì nella notte a tutta velocità; era coperto e non si poteva vedere fuori, ma dalle scosse si capiva che la strada aveva molte curve e cunette. Eravamo senza scorta? (…) …

Immersioni – i personaggi e la scena in Leonardo Sciascia

di Antonella Monterisi [Immersioni è la rubrica curata dagli allievi di Apnea laboratorio di editing]   Cosa s’intende con infodump e presentazione dei personaggi? Esaminiamo come si gestisce la quantità di informazioni da veicolare al lettore per rappresentare un personaggio attraverso descrizioni e dialoghi,(le sue “intenzioni” e le sue caratteristiche) in scena (show) e non attraverso una descrizione statica e poco accattivante, riassuntiva (tell). Usiamo due esempi, tratti da “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia. Il primo è una descrizione puntuale. Una citazione brevissima, un’unica frase che veicola le informazioni sostanziali del personaggio che andremo poi a vedere in scena: “Vennero i carabinieri, il maresciallo nero di barba e di sonno.” Questa frase introduttiva potrebbe apparire fin troppo scarna, ma invece ci racconta molto: • il maresciallo è un tipo irascibile e focoso • è moro è un po’ trasandato, perché non si fa la barba (quindi è anche poco curato, poco attento) • ha sonno. E quest’ultima è una premessa fondamentale, perché spiega al lettore come mai poi i passeggeri scendano dall’autobus senza …