All posts filed under: anatomie

Grugnire via la fatica. Tra i boschi con Thoreau, i Beatles e il partigiano Johnny

di Giacomo Faramelli Nel 2018 ho camminato per seicento chilometri, ho accumulato decine di migliaia di metri di dislivello, quattro o cinque stiramenti, una manciata di crampi, innumerevoli momenti di stupore e meraviglia: mi sono perso una quantità di volte, ho camminato a fianco dei cinghiali, seguito le tracce dei lupi, ammirato caprioli e cervi, guadato fiumi gelati a piedi nudi. Le gambe infiammate, i polpacci duri come i sassi sotto le suole delle scarpe, la schiena rigida, gli zigomi affilati dal vento, i capelli fradici e di pioggia e di sudore. Certe volte sento i polpastrelli delle dita pulsare, come se vivessero di vita propria, dieci estranei senzienti, capaci di leggere i vuoti d’aria intorno a loro per poi decidere dove andare: salire ancora più in alto, inoltrarsi nel fitto del bosco, costeggiare il campo di granturco battuto, tornare verso casa. Lungo il sentiero, sotto i rami dei lecci o tra i sassi delle cime comanda il corpo. Seicento chilometri su e giù per la schiena di Pen. È il primo dio che ha …

Il mio corpo non è mai solo il mio: la rappresentazione narrativa dei disturbi del corpo

di Chiara M. Coscia Tutte le vite sono difficili a modo loro, ma c’è un livello di difficoltà ulteriore nelle vite di chi si trova impigliato in un disturbo alimentare che è arduo da chiarire a chi non è mai stato toccato, neanche da lontano, dalla questione. Un disturbo alimentare mina l’essere umano nella sua parte più animale e primaria: il nutrimento. Che si voglia parlare di dipendenza, malattia mentale, “una fase”, non si può prescindere dal fatto che stiamo parlando di cibo: qualcosa con cui tutti dobbiamo avere a che fare, ogni giorno, tutti i giorni, per tutta la durata dell’esistenza. La fame è il nostro primo congegno di sopravvivenza. Romperne il meccanismo è come camminare sul cornicione. Di notte. Sbronzi. Fame. Storia del mio corpo è il titolo del memoir di Roxane Gay che non ho letto l’anno scorso ma che ho finito ieri. È la storia di una violenza subita e di quella auto-perpetrata. Roxane viene condotta in un capanno nel bosco dal ragazzo “di buona famiglia” che frequentava a 12 anni e si …

Shelley Jackson: morte, pelle e parole.

di Antonia Caruso «Mi hanno scritto chiedendomi: se due Parole si dovessero incontrare, innamorare e avere un bebè, la prole sarebbe una nota a piè di pagina?»1 Shelley Jackson è forse un’autrice più interessante da esplorare che da leggere, ed è quasi del tutto inedita in traduzione italiana. (Non che le due cose siano correlate). È un’autrice bizzarra, che gioca continuamente sullo scarto tra testo e supporto, dove le parole scritte possono avere la stessa immaterialità della lingua parlata, i supporti possono disfarsi e soprattutto morire. Skin è il suo progetto più famoso (famoso in termini di super nicchia, quindi relativamente famoso). Jackson lo definisce “a mortal piece of art”, un’“opera d’arte mortale”. Non perché letale, ma perché morente e perché letteralmente scritto sui corpi mortali e umani. 2095 volontarie e volontari da tutto il mondo si sono messi a disposizione per tatuarsi, senza possibilità di sceglierne l’oggetto, una singola parola che faceva parte di un racconto scritto da Jackson. Ai volontari e volontarie poteva capitare un sostantivo o un avverbio o un verbo. Inizialmente poteva …

4+1: Anatomie di Giordano Tedoldi

di Luigi Loi 4+1 è una madeleine fatta di libri: ogni scrittore sceglie i quattro che più rappresentano le connessioni tra corpo e narrazioni, più uno, il jolly: il libro legato alla sua personale visione del corpo come territorio di confine tra potere e autodeterminazione, tra significati politici e ridefinizioni. L’autore di oggi è Giordano Tedoldi. Franz Kafka, Il processo Se fossi stato Orson Welles, alla richiesta di elencare i miei cinque libri favoriti sul tema corpo e identità avrei risposto: 1, Il processo di Kafka; 2, Il processo di Kafka; 3, Il processo di Kafka; 4, Il processo di Kafka; 5, Il processo di Kafka (questa parte è stata scritta senza fare uso del copia e incolla). Perché Orson Welles? Perché ha girato l’unico film tratto da Kafka che non fa vergognare il regista? Ma no, la verità è che gli invidio il modo sprezzante con cui si liberava di incombenze fastidiose, come le liste, con spirito e al tempo stesso rispondendo pertinentemente. Ma, seriamente, perché Il processo di Kafka? Per la scena – …

Un vecchio corpo: una condizione pubblica e soggettiva

di Luigi Loi Parafrasando Cormac McCarthy si potrebbe dire che l’unica cosa bella della vecchiaia è che finisce. Tentare di descriverla è difficile. Si tratta di un sapere più pratico che teorico perché se per un verso la vecchiaia è una condizione pubblica, è pur vero che ognuno di noi ha in potenza una vecchiaia da esprimere (o la sta già esprimendo) con tutta la soggettività psicologica/fisica/culturale/emotiva del giovane che è stato. Cercare allora di divinare queste tracce dai romanzi è pressoché impossibile, perché i meccanismi narrativi dicono solo quanto dichiarano di dire. Ma come lo fanno, che trucchi usano? In poche parole: che forma ha il dito che indica la luna? Gli estremi del vecchio La vecchiaia è fatta di posizionamenti e aspettative: che ruolo hanno nella nostra società e a cosa ambiscono i vecchi? Cosa si aspettano i giovani dai vecchi? E i vecchi dagli altri vecchi, cosa si aspettano? A sentire Simone de Beauvoir piccole aspettative e posizionamenti estremi: Se i vecchi manifestano gli stessi desideri, gli stessi sentimenti, le stesse rivendicazioni …