La verità, vi prego – “La moglie del fantasma”

Ecco il 1º capitolo del romanzo “La moglie del fantasma” di Giancarlo Bernardi che ha partecipato alla rubrica la verità, vi prego.
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La moglie del fantasma

Capitolo 1: La maledizione di Van Deker

L’appuntamento con il destino è l’unico al quale arriviamo immancabilmente puntuali nonostante ignoriamo di averlo. Eesattamente come accadde anche al signor Cosimo Zaffaro quando, un lunedì d’estate, decise di andare al mare nell’ora in cui la notte comincia a concedersi.
Stese l’asciugamano sulla sabbia e si sdraiò con le mani intrecciate sotto alla testa, soddisfatto del silenzio rotto solo dal rumore della risacca, dal respiro lieve del vento e dall’aver evitato qualsiasi incontro con i vicini di ombrellone o di asciugamano.
Appagato della solitudine prese a fissare l’orizzonte fin quando la sua attenzione non venne attratta da una strana fosforescenza in avvicinamento. Subito cadde in ginocchio, congiunse le mani e cominciò a pregare. Una reazione comprensibile visto che il fenomeno della fosforescenza gli ricordava una madonnina in plastica con aureola rimovibile – ricevuta in regalo dalla nonna – da tenere sul comodino per proteggerlo dal maligno onanismo che lo affliggeva fin dalla più tenera età.
Tuttavia presto si rese conto di aver preso un abbaglio perché, pur non volendo considerare il particolare della fosforescenza, la figura discesa dalla barca – vestita con giubba dagli alamari dorati e calzoni al ginocchio – non mostrava nessun’altra caratteristica di santità.
Appena giunto a riva lo sconosciuto scosse la sabbia dai piedi, infilò scarpe con fibbie di ottone, calzò un cappello con piuma di piccione e lo raggiunse con andatura sussiegosa.
“Che la notte vi sia lieve, messere” gli disse togliendosi il cappello con gesto elegante.
“Mmh…” mugugnò Cosimo abbassando lo sguardo per evitare di guardarlo.
“Posso avere l’onore di sedermi accanto a voi?” chiese la figura fosforescente indicando l’asciugamano: “venite spesso qui?”
“Mmh…” ripeté Cosimo ostinato nel guardare avanti.
“E’ un posto veramente volgare, ma i sette anni scadono questa notte e non ho avuto il tempo di scegliere un luogo d’approdo meno dozzinale. Voi, invece, ci venite per punirvi, vero? Oh, ma che mal creanza! Non mi sono ancora presentato: mi chiamo Van Deker, comandante del vascello Olandese Volante. Ne avrete sentito parlare, nevvero?”
Cosimo scosse la testa negando.
“Questo mi fa supporre che voi non siete un marinaio.”
Cosimo negò ancora.
“Siete così dalla nascita, o è stato a causa di un incidente?”
Cosimo aggrottò le sopracciglia con espressione interrogativa.
“Ah! L’inflessibile legge divina!” sospirò il comandante ormai seduto vicino a lui mentre affettuosamente lo circondava con un braccio sulle spalle “sette anni a vagare nei mari, e la prima persona che incontro scendendo a terra è muta.”
“Mi tolga le mani di dosso!”
“Ma allora siete in grado di parlare!”
“Certo che sono in grado di parlare! Ma non lo faccio con uno sconosciuto in evidente stato di alterazione mentale.”
“Mi vedete alterato?”
“Siete fosforescente!” urlò l’altro allontanandosi spaventato.
“Ah, è questo! Tranquillo, sono soltanto un fantasma. Tutti i fantasmi sono fosforescenti al buio, altrimenti i vivi ci urterebbero.”
“Lei è…? E’ un fantasma?”
“Credevate fossi un pescatore di telline?”
“Ma i fantasmi non esistono!”
Van Deker alzò le spalle:
“Molti fantasmi che conosco non credono nei vivi. Questione di punti di vista.“
“Ma la cosa non ha senso!”
“E lo dite a me! Pensate che io sono costretto a scendere a terra solo ogni sette anni per trovare una donna che accetti di sposarmi così da liberarmi dalla maledizione ricevuta. E questo solo per essermi lasciato andare a qualche rimostranza nei Suoi confronti durante una tempesta! Certo che quando uno è permaloso… Comunque veniamo a noi, non posso trattenermi a lungo. Conoscete qualche donna in età da marito?”
“Non mi presto a mestieri del genere” esclamò Cosimo con aria sdegnata.
“Ma avrete una sorella? Una zia? Una cugina? Se non ricordo male voi vivi possedete tutti una famiglia.”
“Evito i parenti.”
“Ho capito” commentò Van Deker rimettendosi il cappello e ritornando alla scialuppa oscillante sulla battigia “altri sette anni di mal di mare. E’ stato un piacere signor…?”
“Zaffaro. Cosimo Zaffaro. Ma adesso che fa?”
“Torno a bordo dell’Olandese Volante. Dirò alla mia ciurma che anche questa volta è andata male.”
“Quale ciurma?”
“Ma il mio equipaggio, ovvio. Maledetto anche lui, naturalmente, come d’altronde divengono maledetti tutti quelli che incontro. Ah, dimenticavo: visto che vi ho incontrato, anche voi lo siete. Dunque. vediamo: oggi è lunedì, vero? Per cui morirete domenica. Vi va bene domenica? Sei giorni dovrebbero bastarvi per lasciare al mondo un buon ricordo di voi.”
“Cosa diavolo vuol dire che morirò tra sei giorni?” urlò Cosimo seguendo Van Deker che intanto cominciava a spingere la scialuppa in acqua.
“Non è difficile capirlo” gli rispose l’altro immergendo i remi “tra sei giorni i neuroni vi scoppieranno come bollicine gassate e diventerete un altro fantasma a bordo della mia goletta. Non aspettatevi una nave da crociera, ma vi piacerà. Sarà uno spasso vagare eternamente su mari tempestosi, tra fulmini e saette anche se, come vi ho già detto, ogni sette anni dovremo ormeggiare in modo che io possa scendere a terra per trovare una donna disposta a sposarmi e così spezzare la maledizione. Ma come sempre, sarà una cosa vana, solo sei giorni di ricerca e poi si ricomincia da capo! A proposito: anche i fantasmi vomitano, solo ectoplasmi, ma vomitano. Comunque a bordo non ci fanno più caso, per cui quando dovrete farlo, fatelo pure liberamente.”
“Ma non è giusto! Io non ho fatto niente di male!”
“Mi dispiace, il regolamento parla chiaro: se incontro qualcuno di sesso maschile, quello è maledetto e, dopo la sua dipartita, il suo spirito verrà imbarcato sulla mia nave.”
“Aspetti…sto quasi per affogare. Mi faccia salire su questa dannata scialuppa!”
“Mi dispiace ma non posso perdere tempo, mi attendono per la cena. Questa sera il cuoco di bordo ha preparato lumache ripiene di lumache al sugo di lumache. Abbiamo un sacco di lumache a bordo, sarà per l’umidità.”
“Senta!” urlò Cosimo cercando disperatamente di tenersi a galla “se le trovassi una moglie per liberarla dalla maledizione, sarei liberato anch’io?”
Van Deker smise di remare: “Volete farmi da sensale? Potrebbe essere un’idea, ma prima dovrei informarvi sui miei gusti personali. Non sono tipo che si accontenta di una sciacquetta qualsiasi.”
“Non potremmo parlarne sulla nave? Sto per morire affogato!”
“Non dite sciocchezze. I sei giorni non sono ancora trascorsi, quindi non correte nessun pericolo.”
“Però soffro di reumatismi!”
Van Deker sospirò e lo aiutò a salire sulla scialuppa dove Cosimo prese a vomitare liberamente, poi, dopo un tempo che gli parve interminabile, qualcuno lo issò a bordo lasciandolo cadere sulla tolda.
“Potresti evitare di occupare tutto questo spazio? Qui c’è gente che lavora!” lo apostrofò un tizio corpulento con una maglietta a righe scolorite che lasciava scoperta un’ampia porzione di pancia.
“Dove sono?”
“A bordo dell’Olandese Volante.”
“E dov’è il comandante Van Deker?”
“Torna subito. E’ andato a cambiarsi. Non sopporta la sabbia nelle calze. Adesso se vuoi scusarmi, ho da fare” concluse il marinaio allontanandosi.
La vista di Van Deker affacciato da una specie di balcone vestito come una drag queen amante dei broccati, lo distolsero dal tentativo di dare un significato all’accaduto.
“Lo avete issato a bordo?”
“Si comandante” gracchiò quello con la maglietta a strisce.
“Bene. Portalo nella mia cabina.”
Il marinaio si avvicinò a Cosimo ancora disteso sul ponte.
“Avanti, devo portarti dal comandante. Dammi la mano.”
Cosimo obbedì lasciandosi guidare finché non gli venne imposto di sedersi, poi guardò intorno: il piccolo ambiente gli ricordava antiche illustrazioni nelle quali uomini con la parrucca trascinavano per mano ingenue fanciulle verso giganteschi letti a baldacchino.
Nella penombra illuminata da candele di sego a forma di pera, il comandante, mollemente adagiato su una long-chaise, si coprì le gambe con la vestaglia color fucsia e accese un sigaro il cui fumo abbassò ancor più la visibilità.
“Siete pronto?” chiese Van Deker.
“Pronto a cosa?”
“A prendere appunti! Vi ho detto che voglio enunciare le mie esigenze in campo femminile.”
“Credevo che la sua unica esigenza, fosse quella di liberarsi dalla maledizione.”
Van Deker sputò qualcosa sul tappeto che poi finì con il tacco delle pantofole.
“Avete detto giusto: però non vorrei liberarmi dall’attuale maledizione con un’altra. Magari grassa e affetta da tricosi.”
”D’accordo” sospirò Cosimo “cominci pure.”
“Dovrà essere una donna che sappia commuoversi, di piangere alle gesta della mia vita, ma anche di saper ridere alle mie barzellette. Una donna dotata di una certa sensibilità, insomma.”
“Ok, scritto. E per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha qualche preferenza o è sufficiente che sia ancora in grado di respirare senza l’ausilio di macchinari esterni?”
Van Deker prese un foglio dallo scrittoio ingombro di carte, disegnò qualcosa e glielo porse. Dopo averlo osservato Cosimo arrossì violentemente.
“Ma la natura non produce femmine con queste forme!”
“Non sono mai stato bravo in disegno. Comunque i punti irrinunciabili sono indicati dalle frecce.”
“Non sarà una cosa facile.”
“E allora? Vi siete proposto voi come sensale, per cui datevi da fare. Adesso però vi chiedo di lasciare la goletta: sta per sorgere il sole e nessun mortale può restare a bordo. Naturalmente confido sulla vostra discrezione riguardo all’affaruccio concordato: non vorrei che i miei fantasmi mi credessero un buono a nulla, incapace di trovarsi moglie. Capirete che è in gioco il mio prestigio. Trippaaa!”
Il portatore di maglietta a strisce spalancò la porta della cabina.
“Che puzza di fumo!”
“Nostromo, non ti ho chiamato per informarmi sulla qualità dell’aria. Accompagna il signor Cosimo a riva. Immediatamente.”
“Agli ordini comandante” scattò prendendo sottobraccio Cosimo, poi scaraventandolo nella scialuppa penzolante dalla fiancata e infine prendendo a remare vigorosamente verso la riva.
“Siamo arrivati. Scendi.”
Cosimo pianse di gioia ritrovando l’asciugamano disteso sulla spiaggia mentre la scialuppa tornava ad allontanarsi in mare aperto.
“Mamma mia che brutto sogno!” mormorò spazzolandosi la giacca dalla sabbia, mentre si avviava alla fermata dell’autobus dove, vista l’alba ormai imminente, si affollavano quegli stessi extracomunitari che lo avevano accompagnato durante il viaggio di andata. In breve, stretto tra un allampanato ortolano cingalese e una prosperosa badante ucraina, complice il dondolio del mezzo e quello dei voluminosi seni dell’Est, cadde in un incubo nel quale ipertrofiche parti anatomiche femminili lo inseguivano ululando e alle quali riuscì a sfuggire solo grazie al provvidenziale arrivo al capolinea.
Leggermente scosso, s’inoltrò in un lungo canyon di palazzoni per fermarsi infine vicino a un cancello di ferro dalla forma di gigantesco ragno, accanto al quale spiccava un citofono dai pulsanti ricoperti di etichette accartocciate, una delle quali mostrava un indice medio puntato verso l’alto.
Aprì il cancello, infilò la scala D, raggiunse a piedi l’ottavo piano e finalmente entrò in casa lasciandosi cadere esausto sopra una branda dove piombò in un sonno agitato.

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