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Dicono gli autori dei romanzi di Apnea


Se vuoi candidarti come autore della prossima edizione di Apnea trovi le istruzioni qui.


Se vuoi partecipare come editor alla prossima edizione di Apnea il programma con tutte le informazioni è qui.


Armando Festa, Mi chiamo Marcello Mastroianni

Ho partecipato al corso di lettura ed editing Apnea non come studente ma come scrittore che ha proposto un testo su cui lavorare. Fin dal primo videoincontro è stato come se io e tutti i personaggi di finzione che avevo creato (e che pensavo di conoscere bene in quanto loro autore, ma che poi ho scoperto di non conoscere manco per niente) fossimo andati a una seduta collettiva di psicanalisi per recuperare il nostro rapporto e ricostruirlo su basi migliori. Sdraiati su tanti lettini immaginari, davanti a Francesca e alle sue allieve che ci ascoltavano e ci indirizzavano, io e i miei personaggi abbiamo cominciato ad intessere un dialogo e solo in quel momento mi sono accorto che non li avevo mai capiti veramente, che non bastava essere quello che impugnava la penna per poter dire di comprendere le loro motivazioni. Adesso tra di noi va molto meglio e posso dire che siamo entrati in intimità. E che finalmente posso raccontare la loro storia: quella che loro vogliono che sia raccontata.


Beatrice Galluzzi, Anatomia di una punizione

Quando ho candidato il mio romanzo per Apnea, lo avevo riscritto abbastanza volte da essere arrivata quasi a odiarlo – come si odia qualcosa che ci tormenta di notte ma di cui al risveglio si dimentica il motivo. La maggior parte delle scene che avevo strutturato, così come i personaggi, mi sembravano irrinunciabili. Eppure, tutto insieme non funzionava. L’idea di lavorare non solo con una editor ma anche con i suoi allievi – molti occhi estranei, molti occhi imparziali – invece di spaventarmi mi ha dato lo slancio per non buttare tutto all’aria. Avevo bisogno di fare un passo indietro e uno verso l’alto; di uno sguardo professionale, in qualche modo spietato, ma che mi facesse ritrovare la fiducia in ciò che avevo scritto. Ho trovato molto di più. Ho trovato Francesca.


Giacomo Faramelli, L’ultimo tempo dei boschi

Prima di inviare la mia storia ad Apnea per me la scrittura era una faccenda composta soltanto da ispirazione e nessuna tecnica narrativa.

Un fatto di irruenza, zero pianificazione e ragionamento, non farti le domande che si farebbe un lettore: scrivi! 

Ironico, per uno che passa il tempo leggendo. 

In Apnea ho trovato una casa per la mia storia ma soprattutto un’officina per la messa a punto della mia scrittura. 

Un luogo in cui sviluppare uno sguardo lucido, assimilare le tecniche narrative, domandare a me stesso cosa stessi cercando di dire e come.

Un compito e un percorso impegnativi, ma che grazie a Francesca de Lena e alle corsiste si è rivelato tra i più appaganti e stimolanti della mia esperienza nella repubblica delle lettere, capace di formarmi e regalarmi, letteralmente, nuove competenze e consapevolezza. 


Nicoletta Verna, Il valore affettivo (Einaudi)

Ti butti in Apnea con un misto di entusiasmo e sgomento. Mentre cerchi di arrivare in fondo aumentano entrambi.

Sgomento: è difficile e il più delle volte ti sembra di non farcela. Gli allievi editor sono bravi e agguerriti, stanno imparando e vogliono imparare bene. Sono spietati perché tengono quanto te, forse più di te, al tuo romanzo: lì dentro c’è il loro lavoro esattamente come c’è il tuo, e lo accolgono e lo ascoltano finché non ha più misteri a parte l’unico che conta, la tua voce. Cominciano a scoprire cose, ad esempio quando bluffi, quando trovi scuse per non dire quello che davvero c’è da dire in quella pagina, in quella riga. Capisci questo e intanto sei già a metà vasca, e sei sfinita, ma sai che si deve andare avanti, e prosegui.  

Entusiasmo: realizzi quasi subito che in poche altre occasioni ti capiterà di imparare così tanto, e così bene. Sulla scrittura, sì, ma poi sulla tecnica, sul dialogo, sul lavoro, sull’ascolto. Sull’importanza di affidarsi a un altro senza però mai perdere il controllo. Sul non innamorarti del tuo romanzo ma, questo sì, diventare buoni amici. Su tutta l’umiltà e la presunzione che serve a scrivere, e poi a riscrivere.

Quando l’aria finisce torni a galla. Respiri e vedi che quello che avevi scritto è diventato un’altra cosa. E, che strano: deriva da un enorme lavoro di squadra, eppure è quanto di più intimo, personale, privato tu abbia mai concepito. 

[E poi Francesca è grandissima]


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