Autore: Redazione

Leggere/guardare/ascoltare: la lista estiva di Ilda

VALENTINA GROTTA Le letture estive ed io non andiamo molto d’accordo. Portare un libro sulla spiaggia mi è praticamente impossibile: troppa luce, sabbia tra le pagine, acqua. Credo che il libro sia un oggetto eminentemente idrofobo e poi c’è che di solito trascorro l’inverno a leggere e quindi d’estate mi prendo una pausa. Ma quest’inverno è stato diverso. Non ho letto quasi niente per tre mesi nonostante avessi tempo, buio e posti asciutti dove farlo. Quindi ho deciso di leggere tre libri che mi sono particolarmente cari e che suddividerò rispetto alla loro trasportabilità. Il libro stanziale: Underworld, di Don De Lillo. Del maestro newyorkese ho letto solo Rumore bianco, e così tanti anni fa che non saprei dire nemmeno lontanamente di cosa parlava. Data la mole del volume, Underworld sarà il romanzo da leggere al mattino appena sveglia, nel pomeriggio quando fa troppo caldo per uscire, la sera prima di dormire. Non si muove da casa, insomma. I libri trasportabili: Imprevedibili sprazzi di paternità e Trick Mirror. Il primo è una breve raccolta di …

Scrivo perché riconosco la compagnia di un’ombra che mi cammina a fianco

di Eduardo Savarese Ho fatto la quarantena in casa con Lisetta e Rodrigo, i miei gatti. Poiché sono attratto da tempo dalla vita claustrale o, per meglio dire, monacale (soprattutto per quanto attiene alla regolarità del ritmo quotidiano), ho preso la palla al balzo e ho cercato di organizzare la mia giornata-tipo come quella di un monaco. Dopo un po’ di attività fisica, lavoro e preghiera. Nel lavoro, molti studio e lettura. Partiamo dalla preghiera/meditazione (seduto in silenzio per unità temporali di trenta minuti con una candela accesa e ben coperto, ma scalzo). Dopo le prime settimane più misticheggianti, è sopravvenuta la fatica di liberarmi dal peso dei pensieri (di ogni genere). Insomma, più la quarantena procedeva, più sentivo ingombrante il mio io. Più meditavo, più mi appesantivo. Come mai? Credo la risposta sia nell’eccesso di solitudine: sono gli altri che scavano uno spazio in noi, gli altri che ci forniscono gli strumenti per trovare le parole, per raccontare la vita. Quindi ho bisogno degli altri, e dei corpi degli altri, per fondare un equilibrio …

Scrivo perché sono venute a trovarmi le storie e ho capito di farne parte

di Barbara Fiorio È iniziato tutto quando ero piccola: sono venute a trovarmi le storie e ho capito di farne parte. Le storie delle fiabe, dei fumetti, dei cartoni animati, dei film, dei dischi, quelle inventate da papà, quelle viste a teatro con la mamma (fin da quando andavo all’asilo). Tutte le storie. Parlavano la mia lingua, erano vecchie amiche, ci capivamo. Di televisione, a casa, ce n’era una, era per i grandi e comunque dopo il Carosello dovevo andare a dormire (storie anche nel Carosello!). Però casa mia era piena di libri: mi venivano letti e presto, quando ho imparato a leggere, ho avuto anche io la mia libreria personale. Mi piaceva stare con gli altri, giocare, fare sport, andare a scuola, certo, però le storie, eh, quelle erano il rifugio, la ricarica, il mio spazio personale. Erano porte che mi conducevano in altri mondi, e non c’erano confini. Scriverne è stato immediato e naturale, ho cominciato a farlo dal primo momento in cui ho imparato a usare l’alfabeto e la penna. Scrivevo storie …

Non prenderla come una critica – Chthulucene di Donna Haraway

di Maria Fiorella Suozzo Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, pubblicato per i tipi di Nero nel settembre 2019 nella collana di saggistica Not, non ha ancora fatto abbastanza parlare di sé. Innanzitutto perché la collana è velata da una patina vagamente apocalittica (molto affascinante in tempi tribolati come i nostri): vanta titoli come Tra le ceneri di questo pianeta e Realismo capitalista, in perfetta armonia con i lunghi articoli che la pagina di Not propone sui social, mentre questo testo di Donna Haraway, filosofa femminista con una doppia formazione umanistica e scientifica, è profondamente contrario alla visione tutto sommato confortante di un’apocalisse imminente. Se ne potrebbe parlare di più anche perché le sue proposte s’intrecciano alle voci critiche più pop degli ultimi anni, come quelle sull’Antropocene e sul cambiamento climatico, ma sempre in maniera complessa ed espansiva, mai secondo un filo logico che si sposta da A a B bypassando gli infiniti snodi e percorsi possibili. Infine si potrebbe, e anzi si dovrebbe parlare di più dell’uso consapevole, “non innocente”, che si fa del …

Tre donne, due sguardi, una sola lettura comune.

Riflessione a quattro mani di Valentina Grotta e Chiara Marianna Coscia sul saggio di Lisa Taddeo. In una scena della seconda stagione della serie Peaky Blinders, Polly si trova faccia a faccia con l’uomo che l’ha aggredita sessualmente, intenzionata a sparargli. Questi, per convincerla a non farlo, le sussurra “Una parte di te…”, suggerendo che qualcosa dentro di lei, in un modo oscuro e misterioso, desiderava quello che è successo. Lei risponde “Io non ho parti!”. Cosa c’entra questo con Tre donne di Lisa Taddeo? Sembra niente, ma c’entra tutto, perché è oramai tema ricorrente in tutti i prodotti di fiction odierna ritrovarsi a fare i conti con scene come questa. Nel libro della Taddeo, edito da Mondadori, lo vediamo nel trattamento che riceve una delle protagoniste, Maggie, in tribunale durante il processo del professore con cui ha avuto una storia, nello sguardo delle altre donne nel gruppo d’ascolto quando Lina dichiara pubblicamente di avere un amante, nel modo in cui Sloane si osserva attraverso lo sguardo altrui. Siamo abituati così tanto a veder raccontate …

I migliori 3 film candidati agli Oscar 2020, secondo noi

Parasite (Gisaengchung), di Bong Joon-Ho (Palma D’Oro 2019) (visto da Chiara M. Coscia) Bong Joon-Ho era già uno degli artisti più interessanti al mondo già dieci anni fa, quando ha girato il suo segmento di Tokyo! – film collettivo (con Michel Gondry e Leos Carax) che mette insieme tre sguardi diversi sulla capitale giapponese di tre registi non giapponesi – raccontando il micromondo di un hikikomori e lo sconvolgimento che gli prende a contatto con l’esterno: 30 minuti scarsi di rapimento totale. Oggi, dopo aver vinto la Palma D’oro al Festival di Cannes, è addirittura candidato agli Oscar, e in odor di vittoria, con un film che è per certi aspetti un volume di arte cinematografica esposta in tutta la sua potenza. Parasite non è solo la storia di una guerra tra poveri nel tentativo di accaparrarsi una fetta di ricchezza. Non è solo il racconto di un’impossibile scalata sociale impedita all’origine, dal principio, mostrata in tutta la sua bugia. Non è solo la rassegnazione di come, in fin dei conti, l’intelligenza, la sapienza e …

Ed io avrò cura di te / seconda edizione

Ed io avrò cura di te. Un libro, prima di arrivare fra le mani di un lettore, ha bisogno di cure particolari che lo rendano presentabile al meglio delle sue possibilità. A tal fine, nelle case editrici ci sono persone che hanno il compito di curare, per ogni libro, l’aspetto formale e contenutistico. Durante il corso ci soffermeremo su questi compiti e, in particolare, su come vanno svolti. Analizzeremo in modo pratico – con esempi tratti da libri pubblicati ed esercitazioni sui testi – che tipo di lavoro va fatto, e ci concentreremo in particolare sul copy editing, il line editing e la correzione delle bozze. Di che cosa parliamo? Di che cosa succede a un manoscritto prima di arrivare al “visto si stampi”. Di che cosa si intende per “cura redazionale del testo”. Di come si lavora sul testo per emendarlo da errori, incongruenze, anacronismi e refusi. Di come si fa un editing redazionale. Di quali sono gli errori più comuni, quelli meno evidenti, le incongruenze più nascoste e di come riuscire a scovarle. …

Non leggete né regalate questi libri a Natale (se)

Visto che siamo più buoni, visto che ci sentiamo di compiere gesti importanti, visto che vorremmo migliorarci o migliorare, visto che siamo colmi di sensi di colpa per le aspettative mancate a settembre, per il tempo che scivola via senza darci tregua, perché “almeno a Natale” dovrei/vorrei: finisce che sotto l’albero chiediamo o doniamo libri. Ma un libro letto o regalato a Natale non è sempre cosa buona, soprattutto se la scelta risponde, come spesso capita ai regali, ai gusti di chi li compie e non di chi li riceve. ILDA vi augura buone feste con la sua lista alternativa dei libri da non leggere e non regalare se non fanno per voi. Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado, traduzione di Gioia Guerzoni, codice edizioni sconsigliato da Chiara M. Coscia se Tra le letture notturne che mi tengono compagnia durante l’insonnia autunnale ce n’è stata una, da poco uscita in italiano, che mi è rimasta addosso come cera colata. Non si scrosta. Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria …

COSTRUTTORI – scrivere un romanzo

COSA Costruttori è il titolo di un racconto di Richard Yates il cui protagonista accetta di scrivere racconti su commissione. La frustrazione, il cinismo e la rassegnazione che lo accompagnano in quella che a lui pare un’attività poco dignitosa gli permetteranno, in realtà, di esplorare i suoi strumenti di scrittore e di maturare con più profondità le sue idee sulla scrittura, trasformando i tentativi di imitazione in un percorso d’autore. Il corso COSTRUTTORI segue l’esempio del protagonista di Yates: costruire, un pezzo alla volta, la scrittura. L’obiettivo che ci poniamo nasce da una serie di negazioni: esistono le “tecniche di scrittura” che basta studiare per diventare scrittori? No. Esiste l’ispirazione che giunge dal cielo bella e fatta? No. Esiste Il metodo? No. Esiste il romanzo che si scrive da sé? No. Posso solo desiderare qualcosa per farla accadere? No. Scrivere è un’attività umana, creativa, artistica. Ci sono molti modi per arrivare a compierla e tutti devono necessariamente passare per il provarci. Educazione (leggere), allenamento, teoria, pratica. La scrittura non avviene solo nell’incontro tra la penna e …

Lode e condanna a Bret Easton Ellis: 2 pareri a confronto su “Bianco”.

Il parere negativo di Fabrizio Coscia Quello che dirò qui farà arrabbiare i fan di Bret Easton Ellis, ma tant’è: mentre sfogliavo Bianco ho dovuto trattenere una certa irritazione. Mi veniva continuamente voglia di dire al suo autore: «Spostati, che non mi fai leggere il libro». Raramente mi è capitato di imbattermi in un testo così narcisisticamente autoreferenziale, supponente, banale, e in definitiva – per usare un solo aggettivo drastico – inutile. E non è una questione del fare saggistica parlando di sé, ci mancherebbe: che la critica sia sempre una sorta di autobiografia, un «resoconto dell’anima», per dirla con l’Oscar Wilde del Critico come artista è cosa già nota. Soprattutto negli ultimi tempi prende sempre più piede, mi pare, un genere ibrido, quello che gli inglesi chiamano «personal essay», o «lyrical essay». La questione è piuttosto nella differenza tra l’io e l’ego. Nel primo caso l’autobiografia serve a illuminare l’oggetto del discorso, nel secondo a oscurarlo. Ed è un po’ questo che succede con Bianco, raccolta di riflessioni e considerazioni sparse di un ex «giovane …