Autore: Redazione

Al limite dello schianto sul Paese sommerso – critica a “Resto qui” di Marco Balzano

di Daniele Campanari Premio Campiello tre anni fa con L’ultimo arrivato, finalista allo Strega quest’anno: è con Resto qui che Marco Balzano salva la storia di un popolo. Siamo a Curon, borgo della Val Venosta noto come il “paese sommerso”: una specie di Venezia che c’è già passata. La storia narra una suggestione portandoci nel 1950, anno in cui le località di Resia e Curon vengono sommerse dalle acque di un bacino artificiale. Un bacino discusso e movimentato, impedito come Balzano fa raccontare ai suoi personaggi combattivi a difesa dell’origine. Anche se i personaggi scappano come la gente. Guerra e inondazione: a Curon è venuta prima l’una e poi l’altra. Pure se l’autore si risparmia dal raccontare le cose così come sono andate, adottando altri punti di vista, preferendo la creatività della sua immaginazione. Quindi la storia ci dice che tutto è sott’acqua tranne il campanile della chiesa di Santa Caterina, lo stesso che appare sulla copertina del libro. Perché il campanile è un monumento e va tutelato, mentre gli uomini non sono monumenti, con …

Quando siamo diventati americani? Intellettuali tra Italia-madre, America-amante e una Disneyland già conosciuta

di Marco Terracciano Mario Soldati e l’Italia-madre Nel 1929 un giovanissimo Mario Soldati (1906-1999) parte per gli Stati Uniti, in fuga dall’Italia fascista. L’occasione gli si presenta dopo aver conseguito la laurea in Storia dell’Arte, grazie a una borsa di studio alla Columbia University ottenuta per l’intercessione del suo relatore Lionello Venturi. Pronto a salpare a bordo del transatlantico Conte Biancamano (il momento dello sbarco sulle coste orientali degli States divenne, negli anni Venti e Trenta, un vero e proprio topos letterario), Soldati spera di lasciare per sempre il suo paese di origine e diventare un emigrato a titolo definitivo. Rientrerà in Italia nel 1931. I suoi resoconti americani saranno pubblicati sul giornale genovese «Il lavoro», poi raccolti nel 1935 nel volume America primo amore  per conto dell’editore Bemporad. Mario Soldati è l’ideatore e il realizzatore del primo reportage enogastronomico della televisione italiana, Viaggio lungo la Valle del Po alla ricerca dei cibi genuini, e già il titolo ci trasmette un po’ dello spirito ingessato e scolastico della RAI degli anni Cinquanta. Così appare sugli schermi …

Le mappe sono storie

di Marco Malvestio 1. Di solito, si comincia a parlare delle mappe evocando il paradosso di Borges: perché la mappa sia davvero fedele all’impero che rappresenta, dovrebbe essere in scala 1:1. A quel punto, però, non solo occorrerebbe che la mappa contenesse anche la mappa stessa, ora parte integrante del territorio, ma l’impero sarebbe travolto e soffocato dalla mappa. Il problema è che questo paradosso è stato sciolto dall’invenzione delle mappe satellitari, da Google Earth; lo zoom permette di visualizzare la totalità e il dettaglio quasi contemporaneamente, e la mappa si fa oggetto navigabile, esplorabile. E quindi, come cominciare? 2. Parlare di mappe e letteratura vuol dire parlare più o meno di tre cose: del fascino della mappa come suggestione letteraria; della mappa e delle sue rese testuali come strumenti veritativi; della mappa come tema. 3. Occorre discutere anzitutto del fascino della mappa. Si potrebbero portare aneddoti, ma sono quasi tutti scontati: non c’è lettore bambino o adolescente per cui il fascino di certi romanzi non passi anche e soprattutto attraverso le mappe che li …

Vento, vino, fucili: la chiamavano sardità

di Luigi Loi La trinità La Sardegna, sembra assurdo doverlo ribadire, è fortemente antropomorfizzata. È persino entrata nell’era digitale: nel 1994 «l’Unione Sarda» è il primo quotidiano italiano ad avere un’edizione on-line, il primo in Europa, il secondo nel mondo. Eppure esiste una rappresentazione arcadica dei sardi: isolani fieri, con un sistema di valori forse antiquati, ma autentici. Scusate, sto usando troppe parole per dire qualcosa che si può dire in trenta secondi. Pubblicità: Uno spot bellissimo. La musica è contemporanea ma ha un accentuato sapore tribale. L’utilizzo del bianco e nero si riferisce a qualcosa di passato, quindi alla tradizione. Il montaggio è molto dinamico, moderno, con angolature enfatiche, ma propone una serie di abbinamenti visivo/verbali ironici: i nostri hipster sono i nostri vecchi saggi, mica dei fan di David Foster Wallace; i nostri loft sono i nuraghe; tradotto: la nostra birra rappresenta appieno la nostra tradizione, la nostra terra (nonostante l’Ichnusa sia olandese). Quindi se l’arte di raccontare finzioni si nutre di miti, archetipi, temi comuni e conflittualità, la rappresentazione della Sardegna come locus …

Un lavoro benefico e doloroso: l’editing secondo Silvia Ferreri

di Marco Terracciano La madre di Eva (romanzo inserito nella dozzina finalista della passata edizione del Premio Strega) è il tuo esordio letterario: come hai vissuto l’esperienza dell’editing? Mi fa molto piacere parlarne, perché la mia esperienza è stata da un lato estremamente interessante, dall’altro piuttosto difficile. L’editing in sé non è stato invasivo, anzi, abbiamo lavorato di cesello. La struttura del libro è rimasta identica, così come i capitoli. Credo che se un lettore leggesse il prima e il dopo non noterebbe la differenza, almeno in termini di composizione interna. La verità, però, è che la differenza c’è ed è notevole, dal momento che è stato fatto un grande lavoro di pulizia e asciugatura su una scrittura peraltro come la mia già piuttosto secca e cruda. Ogni tanto c’era qualche scivolone, qualche voragine di poeticità che andava contenuta, un eccesso di enfasi in alcune scene chiave. Apparentemente un lavoro di questo tipo non sposta nulla, ma è chiaro che se si limitano certe ridondanze, certe cadute di stile, cambia completamente il ritmo del romanzo. …

4+1: cartografia degli Appennini di Sandro Campani

di Luigi Loi 4+1 è una madeleine fatta di libri: ogni scrittore ne sceglie quattro che più rappresentano la sua città e la sua terra, più uno, il jolly: il libro legato alla sua geografia sentimentale. L’autore di oggi è Sandro Campani, e ci racconta gli Appennini. Guido Bucciardi, Montefiorino e le terre della badia di Frassinoro. Notizie e ricerche storiche (1071-1321). «Fin dai tempi medievali, la zona montuosa modenese, delimitata dalle valli dei torrenti Dragone e Dolo, in confine alla montagna reggiana, trovasi designata col nome generico di Terre della badia». Quando avevo undici anni mio padre portò a casa questi tre volumi, ristampati dal comune. Così seppi perché quella oltre il muro di cinta che io e Davide scavalcavamo per quei funghi detti “imbuti” si chiamava Villa del Bucciardi. Aveva un intonaco rosa improbabile, e un parco di tigli e ippocastani. Nell’ora alternativa a religione, studiai le storie di rocche assediate, di incendi e passaggi segreti, impiccati penzolanti dalle querce, uccisi dai modenesi che salivano dal piano. Emilio Rentocchini, Ottave. Sassuolo è ai …

Welcome to Suburbia, la periferia delle serie tv americane.

di Chiara M. Coscia Le casette rosa di Revolutionary Road, le siepi disegnate di Edward Mani di Forbice, la panoramica dall’alto di American Beauty. E ancora The Truman Show, Bowling for Columbine, Lontano dal Paradiso, Il giardino delle vergini suicide. L’immaginario è talmente ricco di rappresentazione della suburbanità che non si capisce bene dove finisca quella filmica e dove cominci quella reale, se sono state le vere Hartford, Levittown, Scarsdale a fornire un modello per le cittadine suburbane di letteratura e cinema, o viceversa. Suburbia, luogo dell’isolamento, del privato, dell’auto-mobilità e dell’auto-affermazione, è quello spazio emblematico dove la gente vive ma non lavora, della famiglia nucleare dai confini e dai ruoli di gender ben delineati, della competizione sociale ed economica basata sulle risorse, e sulla vistosità di tali risorse. Questo paesaggio ci appare chiarissimo, affollato di cookie cutter houses, le “casette fatte con lo stampino”, che funzionano a loro volta da stampino, e non solo per l’identità di chi le abita, ma anche per quella di chi quelle case le ha lette o viste in …

Non essere capace di scrivere la verità

di Marco Malvestio Ci sono due domande piuttosto diverse che si possono fare intorno alla scrittura, benché all’apparenza molto simili: perché scrivere? E perché io scrivo? E benché la prima domanda sia di portata talmente vasta da essere, evidentemente, priva di una risposta univoca, la speranza è che la risposta alla seconda domanda possa aiutare a capire qualcosa di più della prima. Non serve ricordare quanto spiacevole sia scrivere, quanta fatica comporti e quale desolante assenza di risultati immediati. Sono cose che ha già detto bene Alfredo  Palomba in Scrittori presso se stessi, ma vale la pena ricordarle: si tratta di sedersi davanti a un PC o, più raramente, a un foglio bianco, e sistemare una frase per bene, poi girarla, poi rigirarla di nuovo, poi forse scriverne un’altra, e così via. Se mi preparo quello che devo scrivere, allora mi ritrovo a tentare disperatamente di infondere vita in un materiale altrimenti inerte; se invece non mi preparo e cerco di arabescare, eccomi perso nell’impresa di dare consistenza al frutto di successive, vertiginose approssimazioni. Scrivere …

E se il romanzo fosse una forma aperta?

di Alfredo Zucchi Lo studio del racconto come forma letteraria, delle sue strutture e della sua storia mi ha spinto, per opposizione, a riflettere su certe questioni che riguardano invece il romanzo. Una di queste ha a che vedere con l’intreccio e la chiusa: il finale di un romanzo, la sua riuscita e la sua necessità. Se il racconto è una forma letteraria in cui vige il paradosso di Achille e la tartaruga, la vertigine del romanzo invece è quella del naufragio: è il mare aperto. Nel primo caso quello che fa tremare le gambe allo scrittore è l’infinitamente piccolo, nel secondo è invece l’infinitamente grande. Un romanzo porta con sé un ampio raggio di finali possibili – ed è terribile, per lo scrittore, dirsi che è quasi impossibile sbagliare. L’estensione gradua, la graduazione stempera: si naviga nel vago. Un racconto, al contrario, fin dalle prime battute vuole una e una sola chiusa, quella lì – ed è quasi impossibile trovarla. È peggio di una roulette russa: «Un uomo va al casinò, vince un milione, …

 In fuga dal dolore – critica a “Le stanze dell’addio” di Yari Selvetella

di Daniele Campanari La storia raccontata da Yary Selvetella è dolorosa come la morte vista da chi vive. Si muore in molti modi, si può morire anche senza avvertire fastidio. Per questo la punta dell’ultimo ago è a volte percepita soltanto da chi resta. Selvetella non racconta il malessere patito dalla sua amata colpita da un terribile destino: sceglie di raccontare come sopravvive il sopravvissuto. Lo fa descrivendo i luoghi che appartengono a un ospedale, le stanze, le persone (e personalità) incontrate. Infine esce, va dove c’è vita. Accoglie i progressi lavorativi, le novità, è l’autore che racconta in forma narrativa un suo lungo episodio. Non ha nascondiglio la verità della storia, è vera. È la vicenda di “Giovanna De Angelis, madre di tre figli e di molti libri, editor di professione, che si ammala e muore”. Ma è soprattutto la vicenda del suo narratore: l’uomo coi baffi, al quale è dedicata una lettera epilogo. Quest’uomo è il protagonista, ma dovremmo considerare protagonisti i baffi sotto ai quali si nascondono gli uomini in fuga dal dolore. …