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“Il mio anno di riposo e oblio”: il sonno come un postmoderno preferirei di no di Bartleby

Dopo aver letto Il mio anno di riposo e oblio ho ascoltato diverse interviste ad Ottessa Moshfegh e ho cercato la sua voce negli articoli pubblicati in giro, quella voce che è la cifra della potenza della sua scrittura. In un’articolo dello scorso marzo uscito sul Guardian, Moshfegh dice: Spesso rifiutiamo di riconoscere la bruttezza in noi stessi e nel mondo, per vergogna, o vanità. Lo dice parlando di un autore che considera un suo punto di riferimento: Bret Easton Ellis. American Psycho, per Moshfegh, è il libro che ha stabilito la misura del confine, o meglio dell’assenza di confine dove avrebbe potuto spingere i suoi personaggi e la sua storia. Nel suo romanzo infatti ritroviamo una certa atmosfera rarefatta e pesante insieme, l’accordatura delle voci su quello che si può dire e quello che forse no, ma si può dire lo stesso. E una New York che vediamo senza vederla veramente mai, chiusi nel confino in casa con la narratrice e uscendo solo in rare occasioni: il caffè, la psichiatra, la farmacia, un funerale. …

L’auto-fiction del memoriale

C’è un giornalista americano di nome Steve Kandell che qualche tempo fa ha scritto un lungo articolo su Buzzfeed intitolato Il peggior giorno della mia vita è diventato un’attrazione turistica. La sorella di Steve Kandell si chiamava Shari, aveva 27 anni ed è morta negli attentati alle torri gemelle dell’11 settembre. Dove un tempo c’erano le torri da qualche anno c’è un memoriale e, da pochi mesi, un museo. Il museo raccoglie i “pezzi” della tragedia: video, immagini, travi dei grattacieli, camion dei pompieri distrutti, oggetti personali ritrovati tra le macerie; in una stanza riservata ai familiari delle vittime dei raccoglitori in legno conservano i resti dei corpi non ancora identificati, come quello di Shari. Steve Kandell è andato a visitare il luogo in cui è morta sua sorella: si è portato dietro un senso di perdita vecchio di tredici anni, il dolore insistente che continua a renderlo attuale, un’invidiabile lucidità ed è entrato. Poi, più tardi, da qualche parte, si è seduto e ha scritto: Per quanto orribile, se davvero tutti avessimo un museo del peggior giorno …