gli editoriali, interviste
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Gli Editoriali. Anna Voltaggio (Nutrimenti)

Redattori, social media manager, impaginatori, uffici tecnici, consulenti e ancora altri: sono loro gli Editoriali, persone che lavorano i libri prima che diventino libri. Chi sono, cosa fanno e come lo fanno: una serie di domande per scoprire qualcosa di più sui mestieri dell’editoria.

Anna Voltaggio è nata a Palermo, dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna si è trasferita a Roma dove vive e lavora. Dal 2017 è responsabile dell’ufficio stampa di Nutrimenti. Ha lavorato per Fazi Editore, L’Ancora del Mediterraneo/Cargo, Giulio Perrone Editore, Newton Compton, Elliot Edizioni. Ha ideato l’agenzia di comunicazione Totem Libri, dedicata ad autori e progetti editoriali, tramite la quale ha seguito e curato progetti di promozione alla lettura.

Come hai iniziato e perché?
Ho iniziato all’improvviso. Durante un corso di formazione sul lavoro editoriale ho seguito una lezione tenuta da Martina Donati che allora era la responsabile dell’ufficio stampa di Fazi Editore, sapevo a mala pena che ruolo fosse ma quella lezione mi ha entusiasmata. Poche settimane dopo Martina mi propose di fare uno stage con lei.

Come e quando sei arrivata alla Nutrimenti?
All’incirca un anno fa mi hanno chiamata per sapere se fossi disponibile a fare un colloquio. Io conoscevo già abbastanza bene il loro catalogo, è una casa editrice che mi è sempre piaciuta e li ho incontrati volentieri ma in quel momento lavoravo per un altro editore ed ero incinta di pochi mesi del mio secondo figlio. Date le premesse non credevo affatto che l’incontro avrebbe avuto seguito e invece adesso sono il loro ufficio stampa.

Quali sono le tue mansioni, nello specifico?
Mi occupo di proporre i nostri titoli a critici letterari e giornalisti, gestisco la promozione sul web insieme a una brava collaboratrice, Giulia Annibale, organizzo presentazioni ed eventi dedicati ai nostri autori, coordino le nostre partecipazioni a festival e manifestazioni letterarie, seleziono i titoli più adatti da mandare ai premi letterari. Curo, in generale, ogni aspetto legato alla diffusione dei libri una volta che sono stati stampati.

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Come si svolge praticamente il tuo lavoro e quali programmi utilizzi?
Si inizia leggendo, come sempre. Solitamente due o tre mesi prima che il titolo arrivi in libreria, quindi mi faccio un’idea delle persone e delle testate che potrebbero essere interessate a conoscerlo per recensirlo, presentarlo o prenderlo come spunto per parlare di un argomento a cui il libro si lega. Una volta compilata questa mappa mentale si passa alla fase concreta: scelgo le testate principali a cui proporre il libro in modo da ottenere un’anticipazione, un’intervista in esclusiva o una prima recensione importante. A questi nomi faccio avere il libro in bozze. Dopo aver preso questi accordi iniziali, stilo un elenco più ampio, mando una mail in cui fornisco le prime notizie sul titolo che uscirà. In ultimo, inizio una serie di telefonate per capire se e quando usciranno le recensioni.
Utilizzo la sacra bibbia dell’ufficio stampa, Filemaker, che contiene ogni tipo di informazione raccolta negli anni su ogni persona schedata. Poi, naturalmente, Word.

Quali sono le risorse (testi, siti o altro) che hai sempre sott’occhio e che ti aiutano durante il tuo lavoro?
Sul web: le edizioni on line dei giornali, alcuni siti letterari, poi Sinonimi Master, Reverso context, e Wikipedia (lo confesso). Sulla carta: quotidiani, settimanali, mensili. Naturalmente la Radio. E un po’ di TV.

Qual è il libro Nutrimenti sul quale hai lavorato con più piacere?
Queste sono le domande difficili per un ufficio stampa, ma per non glissare risponderò che fino a ora (dicembre 2018) un libro che mi ha dato grandi soddisfazioni è stato Paradise Falls di Don Robertson, di cui pubblicheremo in febbraio la seconda e ultima parte. È un romanzo epico che credo entrerà nella storia della letteratura.

Qual è il libro non Nutrimenti sul quale avresti voluto lavorare?
Forse I detective selvaggi di Roberto Bolaño, quando è uscito in Italia e il pubblico non aveva idea di chi fosse. Per prima cosa perché avrei conosciuto Bolaño che allora era ancora in vita e mi sarebbe davvero piaciuto parlare con lui, e poi perché avrei avuto tra le mani un libro destinato a entrare nella storia della letteratura. Tra gli ultimi libri credo invece che mi sarebbe piaciuto molto lavorare con Elena Ferrante. Perché non ho ancora mai lavorato a un vero caso editoriale e sono curiosa di capire quanto si costruisce a tavolino e quanto invece esistano delle variabili insondabili che lo generano.

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foto di christa dodoo

Qual è la cosa che più ti piace fare del tuo lavoro?
Trovare la chiave giusta per raccontare un libro e immaginare a chi possa interessare, e perché.

Qual è la cosa che più ti annoia fare del tuo lavoro?
Compilare le domande per l’iscrizione ai premi.

Hai una norma redazionale che applichi a malincuore?
No.

Qual è quella cosa che, nell’ambito del tuo lavoro, proprio non sopporti?
Fare complimenti gratuiti, infatti cerco di non farlo.

A tuo avviso, qual è la caratteristica più importante per chi fa un lavoro come il tuo?
Ne servono tante. Ma le più importanti credo che siano l’entusiasmo e l’ostinazione. Questo è spesso considerato un ruolo di scarso prestigio, perché confuso con quello del venditore disposto a tutto per tirarti dalla sua parte. Si considera poco la capacità di lettura che deve avere un/a bravo/a ufficio stampa, la capacità di fare ricerche, l’abilità di far accendere un riflettore su un libro che difficilmente riuscirebbe a farsi notare in mezzo alla miriade di altri libri usciti contemporaneamente. Inoltre è un ruolo che di soddisfazioni te ne dà poche: è uscita una grande pagina su un giornale importante? Evidentemente il libro era buono. Non esce niente sui giornali? E allora l’ufficio stampa non sta lavorando come dovrebbe. Potrei andare avanti ancora molto a raccontare cosa fa un ufficio stampa editoriale e quanto poco sia considerato questo lavoro, quindi mi fermo qui. Ribadisco soltanto che serve entusiasmo. E ostinazione.

Consiglia un libro che parla del tuo lavoro e che credi possa essere utile a chi voglia iniziare.
Non ho mai letto manuali che parlano del mio lavoro. A chi vuole affacciarsi a questo mestiere suggerisco di leggere ogni settimana le pagine culturali dei giornali, quello è un buon inizio. Poi, di cercare un buon corso di formazione e usare lo stage a disposizione con tutte le energie possibili. Ma siccome non vivo senza consigliare libri (deformazione professionale) ne suggerisco uno da leggere per piacere: Crooner di Kazuo Ishiguro.

foto di copertina di jj ying

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