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Galateo editoriale #2. Capitoli, paragrafi e numeri di pagina

Un dattiloscritto formattato male e poco curato dal punto di vista morfosintattico è un pessimo biglietto da visita: font minuscole, interlinee strette, doppi spazi, apostrofi al posto degli accenti, orrori grammaticali rivelano sciatteria e ineleganza. Fedele all’idea che la forma sia sostanza, il Galateo editoriale vi condurrà attraverso il bon ton della formattazione e correzione testuale, affinché nessuno possa guardarvi dall’alto in basso.

 

Nella prima lezione del Galateo ci siamo occupati di margini, font e interlinee.
In questa seconda tratteremo invece della struttura del dattiloscritto.
Se l’altra volta le parole chiave erano “ordine e leggibilità”, adesso saranno “ordine e organizzazione” (come vedete, l’ordine è qualcosa di molto apprezzato).

Capitoli
La struttura di un testo può andare da un minimo a un massimo di gerarchizzazione: possiamo avere un testo che non presenta divisioni in capitoli e paragrafi (per esempio un racconto lungo o un romanzo breve); oppure uno diviso in parti, sezioni, capitoli, paragrafi, sottoparagrafi eccetera (per esempio un saggio).
Generalmente, un testo di narrativa è diviso in capitoli che possono essere titolati o semplicemente numerati (o nessuno dei due).
Nel vostro caso, il consiglio è di numerarli sempre (anche se li avete titolati).
Il motivo è tanto semplice quanto ovvio e ha come scopo – al solito – semplificare la vita a chi deve leggere il testo per poi commentarlo e valutarlo: è più immediato avere come riferimento un numero (“come scritto nel capitolo 3”) che un titolo (“come scritto nel capitolo E giunse improvviso il tramonto a svegliarlo”) o – peggio mi sento – il riassunto di un capitolo (“come scritto nel capitolo in cui il protagonista compra un portafoglio in similpelle nel quale rinviene un codice PIN che gli apre le porte della percezione”).
Corollario fondamentale alla numerazione dei capitoli è “cominciare sempre un capitolo nuovo a pagina nuova.
I programmi di videoscrittura (come Microsoft Word, per intenderci) hanno una funzione che si chiama “inserisci interruzione di pagina”: utilizzandola, ogni capitolo comincerà automaticamente a pagina nuova, e non ci sarà bisogno di andare compulsivamente a capo cinque sei otto dieci o dodici volte fino a ritrovarsi su una pagina bianca.
Se non si usa questa opzione, ogni intervento fatto in qualsiasi punto del testo andrà a modificare la struttura di tutto il testo e quindi potreste trovarvi alla fine con una (bruttissima) cosa del genere:

capitolo a fondo pagina

l’immagine è scaricabile, cliccaci su col tasto destro

Paragrafi
Poco sopra ho parlato di testi generalmente divisi in capitoli. Ovviamente, ci sono anche testi narrativi lunghi che, per motivi di costruzione e struttura, non necessitano di (o l’autore non crede sia fondamentale abbiano) una divisione per capitoli. Magari sono testi narrativi costruiti su “frammenti” più o meno lunghi.
Anche in questo caso, nonostante non vi sia una separazione netta in capitoli, è sempre opportuno separare al meglio i vari frammenti, considerandoli alla sorta di “paragrafi”. Per separare al meglio questi paragrafi, può andare bene una semplice riga bianca; anche due semplici righe bianche possono andare bene; e – non vi meravigliate troppo – anche tre.
L’importante è che siano sempre o una, o due, o tre; e non una, poi tre, poi quattordici, poi cinque, poi di nuovo una.
Nella foto sotto: a sinistra è ok; a destra non è ok.

separazione paragrafi copia

l’immagine è scaricabile, cliccaci su col tasto destro

Se poi pensate che un semplice spazio bianco non sia sufficiente e volete utilizzare un segno più marcato di separazione, attenetevi ai classici asterischi (uno, due, tre: fate voi – ma sempre o uno, o due o tre).
Al pari delle font arzigogolate della prima lezione, non c’è necessità di introdurre elementi particolarmente eclettici e stravaganti – anche perché ogni casa editrice avrà le proprie norme per gestire queste evenienze.

Numeri di pagina
Un’ultima cosa molto – ma molto – importante (ancor più di una ordinata strutturazione del testo in capitoli) è la numerazione delle pagine.
Il motivo è uguale al precedente: è molto più facile e immediato dire “per esempio: come scritto a pagina 14…” che “per esempio: nel punto in cui il protagonista, dopo aver aperto le porte della percezione, si accorge che c’è corrente e quindi decide di richiuderle…”. E sarà molto più facile per voi andare direttamente a pagina 14 invece di scartabellare il dattiloscritto in cerca del punto in cui fa corrente.
Ancora una volta viene in soccorso uno strumento dei programmi di videoscrittura che si chiama “inserisci numero di pagina”, che vi consente di numerare automaticamente le pagine inserendo, a vostra scelta, il numero in alto o in basso, al centro o negli angoli del foglio.

Chiaramente, tutta questa ordinata ed elegante strutturazione e divisione del testo può essere impostata anche in fase di revisione, ossia dopo aver terminato di scrivere il vostro romanzo (questo per tranquillizzare chi si sta chiedendo: “Ma fare tutte queste operazioni mentre scrivo non frenerà la mia vigorosa spinta creativa?”. Comunque: purtroppo non la frenerà.).

Ricapitolando:
– strutturate il testo in capitoli (e se serve in paragrafi) tipograficamente ben separati gli uni dagli altri;
utilizzate le funzioni “inserisci…” dei programmi di videoscrittura;
numerate i capitoli;
– inserite sempre i numeri di pagina;

Questi accorgimenti, insieme a quelli della prima lezione, vi permetteranno di avere un dattiloscritto composto elegantemente da poter presentare a chi di dovere, certi che quella persona lo leggerà con un occhio di riguardo, grata a voi di averle risparmiato un altro passaggio dall’oculista.
Ricordate sempre le tre parole chiave: ordine, leggibilità e organizzazione, che se di sicuro non vi apriranno le porte della percezione, faranno sì che almeno quelle  dell’editoria non ve le chiudano in malo modo in faccia.

 

foto di copertina di Chuttersnap

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