gli editoriali, interviste
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Gli Editoriali. Katia Colantoni (Voland)

Redattori, social media manager, impaginatori, uffici tecnici, consulenti e ancora altri: sono loro gli Editoriali, persone che lavorano i libri prima che diventino libri. Chi sono, cosa fanno e come lo fanno: una serie di domande per scoprire qualcosa di più sui mestieri dell’editoria.

Katia Colantoni è nata a Roma nel 1972. È caporedattore della casa editrice Voland, dove lavora dal 2004.

Come hai iniziato e perché?
Ho sempre amato molto la letteratura e leggere, e iscrivendomi alla facoltà di Lettere, dopo il liceo scientifico, ho voluto proprio assecondare questa mia passione. Una volta laureata, ho proseguito la mia formazione nella direzione che più mi incuriosiva, e a un certo punto ho deciso di frequentare un corso per redattore editoriale. All’epoca, era il lontano 2003, scelsi un corso organizzato dall’agenzia letteraria Il Segnalibro, dove ho avuto come insegnanti Leonardo Luccone e Francesca Pacini. Per me è stata un’esperienza determinante.

Come e quando sei arrivata alla Voland?
Sono arrivata alla Voland nel gennaio 2004, grazie allo stage previsto alla fine del corso per redattore editoriale. È stata la mia prima volta all’interno di una redazione, e si è rivelata una palestra importante con un ottimo trainer, l’editore Daniela Di Sora. Ho dovuto cimentarmi fin da subito con i diversi aspetti del lavoro, perché trattandosi di una realtà medio-piccola bisogna sempre essere pronti a occuparsi un po’ di tutto. Finito lo stage, mi è stata data la possibilità di rimanere in casa editrice e affinare così le mie attitudini e capacità. Sembra ieri, eppure sono passati quindici anni.

Quali sono le tue mansioni, nello specifico?
Seguo l’intero ciclo di lavorazione dei testi: editing, revisioni di traduzioni, impaginazione di interni, correzione di bozze, supervisione delle fasi di collazione e riscontro, elaborazione dei testi di copertina, fino ad arrivare al visto si stampi. Insieme a Daniela pianifico le attività della redazione, assegnando incarichi e scadenze. Gestisco anche i rapporti con autori e traduttori, e coordino il lavoro con le tipografie e con il grafico, Alberto Lecaldano. Preparo inoltre le schede promozionali delle novità in uscita e all’occorrenza aggiorno i contenuti del sito della casa editrice.

Come si svolge praticamente il tuo lavoro e quali programmi utilizzi?
Dipende ovviamente dall’incombenza del momento, ma per la maggior parte del tempo rileggo testi e traduzioni segnalando eventuali modifiche e correzioni tramite lo strumento Revisioni di Word. Per l’impaginazione e la correzione dei testi – dopo la rilettura delle bozze cartacee – utilizzo QuarkXPress.

Quali sono le risorse (testi, siti o altro) che hai sempre sott’occhio e che ti aiutano durante il lavoro?
Mi avvalgo molto delle risorse della rete per verificare, quando necessario, informazioni e fonti, consulto svariati dizionari ed enciclopedie online, ho sempre a portata di mano il Manuale di stile di Roberto Lesina e il professor Serianni è il mio faro per tutte le questioni di grammatica, ma imprescindibile per me resta il confronto con autori e traduttori, con l’editore, le colleghe della redazione, e con il grafico, al quale chiedo sempre un supporto al momento di chiudere un libro.

Qual è il libro Voland sul quale hai lavorato con più piacere?
Me ne vengono in mente due dalla lavorazione piuttosto complessa, per motivi diversi, ma che alla fine ci hanno dato grande soddisfazione, perché si tratta di due classici, di due romanzi belli e importanti che vale senz’altro la pena di leggere. Il primo è Franziska Linkerhand, della tedesca Brigitte Reimann, che Voland ha pubblicato nel 2005 e che ha per protagonista una giovane donna architetto nella Germania dell’Est negli anni Sessanta. È un libro che ho amato molto e che non perdo occasione di consigliare. Il secondo è più recente ed è la versione integrale di Nel primo cerchio di Aleksandr Solženicyn, uscita a dicembre 2018. Una vera impresa, è il caso di dirlo, che si è potuta compiere grazie all’impegno della traduttrice (Denise Silvestri) e poi di tutte le forze della redazione, editore in testa.

Qual è il libro non Voland sul quale avresti voluto lavorare?
Mi sarebbe piaciuto lavorare (in realtà anche solo sbirciare il lavoro fatto dagli autori) su traduzioni che sono poi diventate dei capisaldi: Moby Dick tradotto da Cesare Pavese, I fiori blu tradotto da Italo Calvino, Tropico del cancro tradotto da Luciano Bianciardi.

Qual è la cosa che più ti piace fare del tuo lavoro?
Indubbiamente rivedere i testi e le traduzioni, trovare magari la soluzione migliore a un problema di resa, eliminare il superfluo, adeguare lo stile al contenuto, intervenire sui “vizi” anche involontari dell’italiano. Il tutto sempre con estrema cautela e rispetto, cercando di evitare le intemperanze. Mi piace anche dedicarmi ad attività forse più meccaniche ma per me altrettanto appaganti, mi dà molto gusto, ad esempio, il momento dell’impaginazione, sistemare un righino, una vedova… tutto concorre al risultato finale.

Qual è la cosa che più ti annoia fare del tuo lavoro?
Non mi pare ci sia niente che mi annoi, ci sono di sicuro situazioni meno congeniali al mio carattere, per esempio in alcuni eventi pubblici legati alla promozione preferisco dare il mio contributo restando se possibile dietro le quinte. E poi, sì, sono abbastanza impreparata (e un pochino disinteressata, devo ammetterlo) su tutta la parte di lavoro che si svolge attraverso i social network.

Qual è (se c’è) la norma redazionale che, dipendesse da te, non applicheresti?
No, direi che non c’è. Si tratta di convenzioni in continuo divenire, e l’unica cosa importante alla fine è la coerenza interna del testo.

Qual è quell’errore (refuso o altro) che proprio non sopporti?
Come detto, senz’altro la disomogeneità di scelte e soluzioni all’interno di uno stesso testo, e poi il refuso che scopri quando il libro è ormai stampato. Parlando in generale, invece, il po’ accentato mi disturba parecchio anche nella comunicazione più informale.

A tuo avviso, qual è la caratteristica più importante per chi fa un lavoro come il tuo?
Attenzione e concentrazione, la capacità di mettersi in discussione, e anche sapersi dare priorità e scadenze precise.

Consiglia uno o più libri che parlano del tuo lavoro e che credi possano essere utili a chi voglia iniziare.
L’integrazione di Luciano Bianciardi, dove ci sono pagine molto divertenti sulle ossessioni e le idiosincrasie di redattori e traduttori. E Metafisica del redattore di Ilario Bertoletti.

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