Autore: giacomofaramelli

Mindhunter e i mostri dell’infanzia

La mia ossessione per i mostri ha una data di nascita. È il 4 ottobre 1992. Per gli umbri è da sempre una data simbolo: festeggiamo Francesco, il più punk tra i santi, allergico alle regole e pronto solo a prendersi cura degli altri e del mondo attorno a sé. È un altro tempo. Le leghe di orchi e goblin armati di bandiere verdi non hanno ancora cominciato a berciare Prima gli umbri! I tour plebiscitari di Capitan Nutella nei mercati a caccia di vecchine o nei teatri con influencer più o meno reali sono ancora fantascienza, Philip K. Dick ma dopo la peperonata. Sarebbe più corretto riconoscere all’anima della regione un dualismo gnostico che come un pendolo oscilla tra periodi di comunanza d’intenti con la santità e un egoismo così limitante da far includere nella propria visione del mondo nemmeno la metà del proprio orticello. Siamo in una fase buona: una volta caduto il muro abbiamo accolto gli albanesi, occhieggiandoli di traverso, con la diffidenza nebbiosa di valligiani e contadini. A breve arriveranno “i …

After Life, alla fine dell’estate eterna

di Giacomo Faramelli Scrivo questo pezzo da un treno regionale lanciato a ventidue chilometri orari nella wasteland umbra. Tutto è oltre la vita fuori di qui. Tutto è morente qui dentro. Gli interni consunti del treno, l’ottuagenario vicino di posto che mi fissa con sospetto e concupiscenza, l’anziana che gracida la lista dei morti del mese dietro di me. Che strano rapporto che hanno i vecchi con la morte. Mario Luzi diceva: “ai vecchi tutto è troppo”. Anche la morte? Quien sabe. Preferisco scontare la prigionia ferroviaria sul mio cellulare. In rete circola una storia tra le tante. Nel 2100 su Facebook ci saranno oltre un miliardo e quattrocento milioni di morti. In effetti, a meno che la vita non mi faccia lo scherzo di tenermi dritto fino a centoventi anni, sarò anche io tra loro. Mette addosso una malinconia particolare, è come tornare ragazzini: è giugno, hai l’intera estate davanti a te, sai che a settembre dovrai tornare a scuola. Una piccola morte appuntata nel futuro, un luogo lontanissimo nel tempo e nello spazio …

Grugnire via la fatica. Tra i boschi con Thoreau, i Beatles e il partigiano Johnny

di Giacomo Faramelli Nel 2018 ho camminato per seicento chilometri, ho accumulato decine di migliaia di metri di dislivello, quattro o cinque stiramenti, una manciata di crampi, innumerevoli momenti di stupore e meraviglia: mi sono perso una quantità di volte, ho camminato a fianco dei cinghiali, seguito le tracce dei lupi, ammirato caprioli e cervi, guadato fiumi gelati a piedi nudi. Le gambe infiammate, i polpacci duri come i sassi sotto le suole delle scarpe, la schiena rigida, gli zigomi affilati dal vento, i capelli fradici e di pioggia e di sudore. Certe volte sento i polpastrelli delle dita pulsare, come se vivessero di vita propria, dieci estranei senzienti, capaci di leggere i vuoti d’aria intorno a loro per poi decidere dove andare: salire ancora più in alto, inoltrarsi nel fitto del bosco, costeggiare il campo di granturco battuto, tornare verso casa. Lungo il sentiero, sotto i rami dei lecci o tra i sassi delle cime comanda il corpo. Seicento chilometri su e giù per la schiena di Pen. È il primo dio che ha …

Il paradigma umbro: da Don Matteo a Grande Inverno

di Giacomo Faramelli Una sera una ragazza in un locale mi ha detto: «Sei umbro? Per me l’Umbria è tipo l’Islanda». Non so, ho risposto, queste son domande che non posso farmele. Per me casa mia, l’Umbria, è sempre stata quella descritta da Sebastiano Vassalli: Alla finestra vedo solo “monti azzurri”, le rocce “strati su strati”, quasi profili di pagine del libro squinternato del mondo: e mi ricordo le parole di Dio, ciò che lui disse a Sibilla: “Questo è un paese dove ho molto sofferto. Qualche traccia del mio sangue è rimasta tra le rocce, lassù”. L’Umbria è la terra d’elezione dei santi. I santi hanno fiuto per le cose di dio, figuriamoci per il suo sangue: qui, in queste colline a tratti dolci come una scollatura, a tratti dure come montagne himalayane, i santi ci hanno fatto la cova, il nido. E i loro eredi, sparuti o solitari pensatori francescani, residuati hippy, discendenti di colossali dinastie mitteleuropee fondano da secoli spazi di preghiera e meditazione, persino nuovi ordini monastici, nelle campagne punteggiate di …