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Non prenderla come una critica – Le ripetizioni di Giulio Mozzi

Giulio Mozzi esordisce a sessant’anni col suo primo romanzo Le ripetizioni, un po’ come fece Gesualdo Bufalino con La diceria dell’untore (anche quello fu un libro riscritto per anni, pensato a lungo, esorbitante).  Ma Mozzi non esordisce – visto che lo ha già fatto nel ’93 con la bellissima raccolta di racconti Questo è il giardino – semmai si ripete: cambia formato e passa al romanzo, incastonando sempre dei racconti in una cornice narrativa. Questa cornice è il protagonista, Mario, “un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità, né sulle cose né sulle persone […] vuole sposare Viola ignorandone la doppia, forse tripla vita. Anni prima è stato lasciato da Bianca, subito prima che nascesse Agnese, che forse è sua figlia e forse no. È succube di Santiago, un ragazzo dedito a pratiche sessuali estreme, e affida alle fotografie la coerenza e consistenza della propria vita”. È impossibile riassumere meglio il romanzo, perché l’infinita frammentazione della struttura narrativa mette in crisi l’esigenza difensiva del lettore di dare una linearità alla …

Leggere un io che parla

Abbiamo due romanzi. Entrambi cominciano da un “trauma”. Entrambi costruiscono le prime 20 pagine su un’alternanza di spazi e tempi (anche verbali): siamo prima qui, poi lì, poi lì, e intanto il tempo è andato avanti o indietro. Nelle prime 20 pagine dell’uno funziona meglio la struttura: si dà conto del trauma 1ª scena in luogo chiuso e collettivo: presentazione relazioni cesura: flash back rivelatore 2ª scena in luogo chiuso e collettivo: presentazione relazioni, 1ª scelta scena di conflitto Nelle prime 20 pagine dell’altro funzionano meglio il ritmo, le motivazioni, le informazioni: si dà conto del trauma 1ª scena in luogo chiuso e collettivo: presentazione relazioni e motivazioni cesura: racconto del passato e scene: personaggi, relazioni, motivazioni, conflitti (lo spazio-tempo della storia tornerà dopo le 20 pagine) Mentre ne discutiamo ci capita di nominare due soli libri pubblicati: “I ponti di Madison County” di Robert James Waller e “Il lamento di Portnoy” di Philip Roth e non necessariamente per motivi di stretta comparazione, ma perché stiamo guardando la voce che hanno: ci ragioniamo. “I ponti” comincia con la voce …