Autore: Luigi Loi

Non prenderla come una critica – Le ripetizioni di Giulio Mozzi

Giulio Mozzi esordisce a sessant’anni col suo primo romanzo Le ripetizioni, un po’ come fece Gesualdo Bufalino con La diceria dell’untore (anche quello fu un libro riscritto per anni, pensato a lungo, esorbitante).  Ma Mozzi non esordisce – visto che lo ha già fatto nel ’93 con la bellissima raccolta di racconti Questo è il giardino – semmai si ripete: cambia formato e passa al romanzo, incastonando sempre dei racconti in una cornice narrativa. Questa cornice è il protagonista, Mario, “un uomo che inventa storie, modifica la realtà, non è interessato alla verità, né sulle cose né sulle persone […] vuole sposare Viola ignorandone la doppia, forse tripla vita. Anni prima è stato lasciato da Bianca, subito prima che nascesse Agnese, che forse è sua figlia e forse no. È succube di Santiago, un ragazzo dedito a pratiche sessuali estreme, e affida alle fotografie la coerenza e consistenza della propria vita”. È impossibile riassumere meglio il romanzo, perché l’infinita frammentazione della struttura narrativa mette in crisi l’esigenza difensiva del lettore di dare una linearità alla …

Non prenderla come una critica – Come ho inventato l’Italia di Fabrizio Corona

Fabrizio Corona è nato da una sintesi tra Emilio Fede e Costantino Vitagliano: ci dice che il problema del mondo non è estetico, ma economico, altrimenti, nessuno vorrebbe essere ricco a tutti i costi. Corona incarna tutti gli stereotipi del berlusconismo. A guardarlo da Milano Due appare giovanile, spregiudicato, sicuro di sé. Veste bene, è atletico, ha le belle donne, è ricco, ha pure una certa abbronzatura culturale, cioè è figlio di un giornalista, usa correttamente i congiuntivi, non è “saputo” né scolastico. Insomma, ha lo stretto necessario per piacere a quell’Italia che la legittimazione culturale non l’ha mai avuta. Invece, dal palco del Primo Maggio appare trash, arrivista, megalomane. È un cafone arricchito da una ricchezza sospetta, sfrutta le donne, è un vizioso, è un parvenu. Insomma, è trasversale, ma è un prodotto datato. Un rotocalco quando ormai le edicole chiudono. Un format televisivo in mezzo ai servizi di streaming in abbonamento, che fa l’effetto straniante di quella battuta di Valerio Lundini: a che ora va in onda Suburra? E si potrebbe finire così …

Non prenderla come una critica – Helgoland di Carlo Rovelli

Una collana di perle. Prima di acquistare mi piace sfogliare il catalogo dell’editore che si trova in coda ai suoi libri. Per esempio, 680. Hervé Clerc, Le cose come sono / 681. Alan Bennett, Gente / 682. Otto Carter, La chiave turchina etc. etc. Si tratta del piacere del collezionista, è il piacere di osservare l’abbondanza anche se non avrò mai la capacità materiale di leggere tutte queste pagine. Forse, è anche la possibilità di intuire una relazione tra questi libri, ordinati secondo numeri progressivi. Helgoland di Carlo Rovelli è al 756 della piccola biblioteca Adelphi, preceduto dai racconti di Jorge Luis Borges. Rovelli, da ottimo divulgatore e narratore qual è, racconta la storia della rivoluzione quantistica seguendo il movimento cronologico e la ricostruzione, ma le conclusioni sono paradossali: ogni elemento della realtà è sempre collegato agli altri, sia che si stia osservando il mondo degli atomi, sia che si osservi il mondo macroscopico. Insomma, la perla certamente esiste, ma è irrilevante fino a quando non è parte di un sistema di perle che si …

Non prenderla come una critica – Trilogia della catastrofe

Rodolfo Wilcock, nella prefazione alla Nube purpurea di Matthew Shiel, scrive che se all’interno di un opera di Émile Zola dovesse comparire un pesce volante l’intera struttura crollerebbe. Questa dichiarazione andrebbe osservata con la nostra consapevolezza di persone del ventunesimo secolo: i pesci volanti ci sono sempre stati, era Zola a censurarli. Più osserviamo la realtà nel dettaglio tanti più pesci volanti troviamo. Ce ne sono moltissimi nell’ultima raccolta di saggi dei tipi di effequ intitolata Trilogia della catastrofe. I tre autori sono Emmanuela Carbé, Jacopo La Forgia e Francesco D’Isa e si confrontano su tre diversi frammenti temporali: la fine, l’inizio e il durante del mondo. Tutti e tre seguono un leitmotiv, la catastrofe: uno dei metodi con cui si misura attualmente la realtà. Se nel Novecento questa misura era elitaria, e faceva percepire proprio Wilcock come un’avanguardia del fantastico, la catastrofe ha reso pure l’avanguardia popolare, tanto che Wilcock oggi si sposta di collocazione per andare nelle scienze statistiche: forse non avrebbe nulla da ridire, se non per la fatica del trasloco, dove …

Non prenderla come una critica – La peste nuova di Fulvio Abbate

La peste nuova di Fulvio Abbate, pubblicato per La nave di Teseo, è la riscrittura integrale di un romanzo scritto dall’autore ventiquattro anni fa. Questo è un segnale bibliografico, ma pure una spia dell’atteggiamento autoriale rispetto al passato che si auspica rettificabile, migliorabile. Ma vado con ordine. La trama, in pochissime parole, è questa: il protagonista, Guido Battaglia, è uno scrittore a cui due splendide ragazze affidano la missione di scrivere una barzelletta che possa salvare non solo la sua città, ma tutto il pianeta dalla morsa della peste. Guido Battaglia è l’alter ego dell’autore, ateo, laico, non vuole e non può salvare il mondo, ma può più realisticamente realizzare soltanto la propria felicità, l’unico compito che uno scrittore degno di questo nome può realizzare: «Guido era comunque un “artista”, in che altro modo, se non artisti, scrittori, narratori, alle prese con l’ideale trigonometria dell’approssimazione dell’esattezza espressiva, devono essere considerati gli inventori di barzellette?» (p. 77) Gli oggetti della devozione ininterrotta e l’artista La barzelletta che dovrà scrivere Guido è del tutto marginale all’economia della …

Non prenderla come una critica – Taccuino delle piccole occupazioni di Graziano Graziani

La vertigine di catalogare Il protagonista di questo romanzo è Girolamo, e forse ha un problema di memoria. Il condizionale è d’obbligo, visto che anche i suoi interlocutori sono dubbiosi in proposito: mi deve scusare, avevo premesso che questa cosa le sarebbe sembrata assurda, ma sa, ero venuto qui per un problema di memoria, i ricordi che ho nella testa mi si mescolano e non riesco più a metterli in fila. È un bel problema, fece lui, ma io non so se posso esserle utile. Non lo so neanch’io, dissi, perdendo il filo, ma poi gli chiesi, Perché, di cosa si occupa? pg 202 Girolamo è nato il 29 febbraio, un giorno che esiste solo ogni quattro anni: «ha un nome importante. Si chiama Girolamo Girolimoni, come il mostro di Roma». Forse ha un sosia, un doppio nato anche lui il 29 febbraio, nello stesso ospedale, nella stessa città e alla stessa ora. Forse ha amato e continua ad amare una donna di nome Viola. Non continuo. Si sappia solo che Il taccuino delle piccole …

Non prenderla come una critica – “La meravigliosa lampada di Paolo Lunare” di Cristò

Orfeo non dovrà mai voltarsi indietro se vuole che Euridice viva ancora una volta. Ma ovviamente il sospetto che lei non lo segua disfa l’incanto sigillandola nuovamente nel silenzio. Questo mito ci consola dicendo: nonostante Euridice torni nell’Ade la morte non è infinita. Voltandosi indietro Orfeo compie più di un gesto: respicere significa anche immaginare, ripensare con attenzione il passato – e inevitabilmente – reincarnarlo nel presente. La meravigliosa lampada di Paolo Lunare di Cristò (TerraRossa Edizioni) costeggia attorno a questo tema: i morti non sono morti per davvero, vivono semplicemente altrove, si potrebbe persino comunicare con loro senza per forza voltarsi indietro. La trama che scrive Cristò è quindi molto calzante: l’amore tra Paolo e Petra ha una sua pacifica routine finché Paolo costruisce con le sue mani un regalo per la moglie: è così che Petra riceve la lampada la cui luce illumina i morti. Petra e Paolo sono entrati nell’ambito del respicere, ricalcando involontariamente e come possono i ruoli di Orfeo e Euridice. Involontariamente, perché il mito è un fiume carsico, scava …

Non prenderla come una critica – “Libro del Sole” di Matteo Trevisani

Vorrei incominciare scrivendo «A noi due», cioè con la stessa «affettuosa intimidazione» che Bufalino dedica al lettore delle Menzogne della notte. Voglio che l’eventuale lettore di questo discorso sia quanto più avvertito della parzialità del mio punto di vista, e del suo essere transitorio. Si può capire davvero il mondo senza aver fatto alcune esperienze? Posso comprendere cosa significhi la parola fratello, ma non conosco l’amore fraterno perché figlio unico. Quindi si possono capire pienamente certi libri senza conoscerne il significato più intimo? Sono agnostico e materialista. Leggo i Vangeli come altissimo testo narrativo di ineguagliata potenza espressiva. Afferro l’importanza che rivestono per la nostra civiltà. Ma non ho fede: senza quella forse non posso conoscere il significato più profondo del Vangelo. Al più ne posso fare una lettura artistico-letteraria, o filologica. Il resto mi è precluso. Senza questa premessa qualsiasi cosa scriva sul Libro del Sole di Matteo Trevisani sarebbe falsata e velleitaria, quindi, a noi due. Gli avverbi narrativi Il romanzo si muove su due livelli: uno di superficie, prettamente narrativo. Un altro …

Camera di smontaggio: pezzi da “L’istituto” di Stephen King

Negli ultimi tempi abbiamo assistito spesso alla discussione sul metodo che un lettore critico deve porsi rispetto a un testo. Il nostro punto di vista è che il metodo smonta-frasi senza contesto allo scopo di deriderle sia inopportuno, perché non ci piace deridere il lavoro degli altri, ma sia soprattutto fallace: quasi tutti i testi, soprattutto se romanzi, hanno in mezzo delle frasi brutte, insensate, sciatte o altro: fate la prova anche con i migliori classici e troverete abbastanza frasi da farvi dire “che?” e spingervi a scriverne una recensione sarcastica. D’altro canto, siamo dell’idea che i testi “parlino” da sé, e che una serie di stralci messi in mostra, senza alcun accompagnamento critico, di analisi sull’autore, sul momento storico dell’uscita del romanzo, sui temi trattati, ecc, qualcosa da dire ce l’abbiano e siano in grado di significare almeno in parte la riuscita o la non riuscita di una scrittura. Questo è il nostro esperimento, la nostra camera di smontaggio. L’ISTITUTO di Stephen King traduzione di Luca Briasco Sperling & Kupfer   MOSTRARE L’EROE E …

Fare un buco nell’acqua

I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #3: acqua e da dove arriva Dove c’è una narrazione consapevole l’acqua segnala sempre qualche cambiamento in arrivo: nell’arte l’acqua non scorre invano, o non dovrebbe. Questo è ancora più vero quando l’acqua arriva dal cielo. La pioggia è presagio di ciò che andrà a fecondare. La pioggia segnala una svolta della vicenda, spesso una maggiore consapevolezza. L’esempio più noto viene dai Promessi sposi, simbolo e fatto si racchiudo così nel temporale: Appena infatti ebbe Renzo passata la soglia del lazzaretto e preso a diritta, per ritrovar la viottola di dov’era sboccato la mattina sotto le mura, principiò come una grandine di goccioloni radi e impetuosi, che …