gli editoriali, interviste
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Gli Editoriali. Giulia Taddeo

Redattori, social media manager, impaginatori, uffici tecnici, consulenti e ancora altri: sono loro gli Editoriali, persone che lavorano i libri prima che diventino libri. Chi sono, cosa fanno e come lo fanno: una serie di domande per scoprire qualcosa di più sui mestieri dell’editoria.

Nata a Pisa nel 1981, Giulia Taddeo vive a Milano dove lavora all’ufficio stampa di SEM, di altri marchi del gruppo Feltrinelli (Feltrinelli Kids e UP, Gribaudo) e a LiberAria, per la collana di narrativa straniera d’avanguardia #PhileasFogg. Su instagram è @clumsyjules e su twitter @giuliataddeo

Come hai iniziato e perché?
L’animo da giullare e da piovra – come dice la mia amica Mariavittoria (mi piace pensare che intenda che ho tanti amici e conoscenti e sono brava a mettere in contatto le persone, e non che abbia un passato con il commissario Cattani) ce l’ho da sempre ma a questo lavoro mi sono avvicinata nel 2003 col primo stage formativo all’ufficio stampa della mostra Duccio. All’origine della pittura senese quando studiavo alla facoltà di Lettere a Siena. Dal 2005 – a parte qualche buffa esperienza come uno stage estivo alla redazione di Controradio – ho sempre fatto l’ufficio stampa, persino un semestre da assistente dell’allora direttrice dell’Istituto italiano di cultura di Los Angeles – Francesca Valente – a cui andrà la mia riconoscenza e ammirazione eterna. Dal 2008 sono ufficio stampa editoriale, e ho iniziato (sempre come stagista) in Einaudi nel leggendario palazzo di via Biancamano 2, dopo diciotto mesi indimenticabili al master in Editoria cartacea e multimediale alla Scuola superiore di studi umanistici di Bologna.

Come e quando sei arrivata in SEM?
A gennaio 2018, in seguito a una riorganizzazione della mia collaborazione con RizzoliLibri e dopo un anno intenso ma molto bello tra i due marchi. Dal 2019 mi occupo principalmente del catalogo di SEM – cosa che mi piace, mi diverte e talvolta mi spaventa, visto che ho sempre lavorato in grandi pattuglie di “ufficie” stampa e credo molto nel lavoro di squadra; in un piccolo editore la squadra è più eterogenea (ma non meno affiatata) e spesso corrisponde all’intera casa editrice, con il vantaggio di rendere il mio lavoro più stimolante e proficuo. Collaboro inoltre con l’ufficio stampa Feltrinelli e Gribaudo, dove mi occupo del catalogo bambini e ragazzi. Per quanto riguarda LiberAria la squadra vive su una chat di WhatsApp ed è dislocata tra me a Milano, il curatore Ale Raveggi a Firenze e l’editrice Giorgia Antonelli a Bari… Insomma, #PhileasFogg è il giro d’Italia in 80 thread di WhatsApp!

Quali sono le tue mansioni, nello specifico?
Fin dal 2008 mi sono principalmente occupata di ufficio stampa e meno di eventi. Quindi direi: gestione rapporti con autori e con stampa nazionale e internazionale; redazione di materiale promozionale cartaceo e online; assistenza autori negli eventi pubblici; realizzazione e montaggio materiale audio e video in occasione di presentazioni letterarie. In occasione delle visite in Italia di autori stranieri di lingua inglese, spagnola e francese sono stata l’addetta stampa incaricata di seguirli nei loro booktour.

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Come si svolge praticamente il tuo lavoro e quali programmi utilizzi?
Di solito, tre mesi (o almeno due) prima di un’uscita si inizia a pianificare la strategia per il libro e poi, rispettando le tempistiche e il fair play (ma piccoli bluff li fanno tutti nel nostro ambiente: è la legge non scritta, quel brivido impavido che ti fa sentire viva e spaventata per la fifa) si inizia a sentire prima periodici e poi quotidiani, radio e tv. Che programmi uso? Outlook, Gmail e il mio telefono. Più quaderni o comode app come Any.do nel mio caso per non perdersi pezzi per la via.

Quali sono le risorse (testi, siti o altro) che hai sempre sott’occhio e che ti aiutano durante il tuo lavoro?
La rubrica dei giornalisti che uso si chiama «MediasDataBank». Poi mi aiutano tantissimo le chat segretissime al livello di Guerra Fredda con le altre amiche e colleghe del settore. E poi prego, non sono battezzata ma prego. Quando non dico parolacce.

Qual è il libro SEM sul quale hai lavorato con più piacere?
Scelgo due libri dal catalogo del 2018, due libri in cui ho sentito il mio lavoro più strategico che altrove, oltre ad averli apprezzati da lettrice: Non sarò mai la brava moglie di nessuno di Nadia Busato e L’uomo di Calcutta di Abir Mukherjee. Ma quando hai la fortuna di essere l’addetta stampa di autori come Hosseini, la Hempel o, venendo in Italia, Villalta e Moresco ti senti già appagata e molto privilegiata. Ah! Dimenticavo il libro e l’autore che mi hanno portato ad alcune tra le esperienze più bizzarre e arricchenti della mia vita professionale e personale: Gert Nygårdshaug e il suo Amuleto, la sua simpaticissima agente e una squadra da Fab4 in giro per la Norvegia.

Qual è il libro non SEM sul quale avresti voluto lavorare?
Oddio, tantissimi. L’ultimo questa settimana è Vita su un pianeta nervoso di Matt Haig. Ma io mi definisco ufficio stampa in pectore, dei libri che mi piacciono sui social faccio una promozione di cuore e di testa sfegatata.

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foto di andrej lisakov

Qual è la cosa che più ti piace fare del tuo lavoro?
Quando incontro autori che mi sanno illuminare con la loro chiara luce (e belli impossibili come Khaled Hosseini) e quando, per promuovere un libro, ho delle idee fuori dall’ordinario che funzionano. Mi piacciono i piani ben riusciti.

Qual è la cosa che più ti annoia fare del tuo lavoro?
A parte stare al telefono – amo di più scrivere o incontrare i miei interlocutori – la mia è una lotta quotidiana contro la disorganizzazione. Cerco la stella danzante dentro il mio caos, non sempre creativo.

Qual è quella cosa che, nell’ambito del tuo lavoro, proprio non sopporti?
Il vecchio adagio: è andata male la strategia oltre che le vendite? È colpa dell’ufficio stampa; hanno funzionato tutti gli ingranaggi? È merito dell’editor e del commerciale.

A tuo avviso, qual è la caratteristica più importante per chi fa un lavoro come il tuo
Essere un po’ puttana e un po’ psicologo. E non avere mai troppo il karma contro.

Consiglia un libro che parla del tuo lavoro e che credi possa essere utile a chi voglia iniziare
Dopo Balzac con Illusioni perdute e Splendori e miserie delle cortigiane non c’è bisogno di altri. Ma se devo scegliere un libro a cui sono molto affezionata – oltre alle Estrosità rigorose di un consulente editorale di Manganelli, Senior service di Carlo Feltrinelli e Colloquio con Giulio Einaudi di Severino Cesari – scelgo un libro sempre ambientato nella galassia Struzzo ma che parla al cuore e alla pancia oltre che alla testa: I migliori anni della nostra vita di Ernesto Ferrero che non smetto di rileggere e ho la mia copia super sottolineata e vissutissima. Per ricordarmi che – nonostante tutte le afflizioni – sto vivendo i migliori anni della mia vita.

foto di copertina di andrej lisakov

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