gli editoriali, interviste
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Gli Editoriali. Federica Principi (Black Coffee)

Redattori, social media manager, impaginatori, uffici tecnici, consulenti e ancora altri: sono loro gli Editoriali, persone che lavorano i libri prima che diventino libri. Chi sono, cosa fanno e come lo fanno: una serie di domande per scoprire qualcosa di più sui mestieri dell’editoria.

Federica Principi è nata e vive a Senigallia, nelle Marche. Dal 2017 lavora in redazione per Edizioni Black Coffee, e collabora con altre case editrici. Si occupa inoltre di eventi culturali partecipando all’organizzazione di Book Pride (fiera nazionale dell’editoria indipendente) e del festival Urbino e le Città del Libro.

Come hai iniziato e perché?
Ho sempre voluto lavorare in editoria, non solo per passione verso la lettura, ma proprio per un interesse specifico nei confronti del lavoro redazionale, in particolare quello legato alla letteratura straniera e quindi alla traduzione.
Dopo la laurea in Lettere Moderne ho scelto di seguire un corso professionalizzante, frequentando il master Il lavoro editoriale a cura della Scuola del Libro di Roma. Volevo una formazione soprattutto pratica, non esclusivamente teorica, e mi interessava avere un quadro completo del settore e capire quale professione potesse essere giusta per me (non pensavo, ad esempio, di essere adatta al lavoro sugli eventi culturali, cosa che invece oggi faccio con passione e divertendomi). Ho sempre consigliato e continuo a consigliare il master a chiunque voglia iniziare un percorso come il mio: si tratta di un progetto molto curato ed è un ottimo modo di cominciare, se seguito con serietà e impegno.

Come e quando sei arrivata alla Black Coffee?
Ho conosciuto Sara e Leonardo, gli editori di Black Coffee, proprio durante il master, nello specifico nei giorni del Salone del Libro di Torino, quando ho avuto l’opportunità di dare loro una mano allo stand. Avevano da poco iniziato a pubblicare e questo incontro è stato molto fortunato, non solo perché ne è nata una bella amicizia ma perché mi è stata data la possibilità di imparare e crescere, lavorando su un catalogo che rispecchia perfettamente i miei gusti di lettrice. Abbiamo iniziato a collaborare pochi mesi dopo il primo incontro, appena c’è stato bisogno di una mano in redazione, e ora sono a tutti gli effetti parte della casa editrice.

Quali sono le tue mansioni, nello specifico?
Il mio lavoro sui testi comincia con la lettura, sia valutando i manoscritti che suggerendo di mia iniziativa testi da pubblicare. Una volta acquisiti i diritti, seguo il libro in tutto il suo percorso redazionale, sia predisponendo i vari materiali (come cataloghi e schede promozionali), sia lavorando di volta in volta, a seconda delle esigenze, su revisione di traduzione, impaginazione, correzione di bozze e produzione degli e-book.
Seguo inoltre la collaborazione che Black Coffee ha attivato con alcune riviste nordamericane (come «ZYZZYVA» e «Brick»), di cui pubblichiamo di mese in mese qualche pezzo in traduzione italiana sul nostro sito. Mi occupo della selezione dei contenuti e assegno e revisiono le traduzioni dei racconti, in alcuni casi li traduco io stessa.
Oltre al lavoro di redazione, prendo parte alle fiere e accompagno i nostri autori in tour, se necessario: in una piccola casa editrice spesso bisogna occuparsi di un po’ di tutto, e questo a me piace molto.

Come si svolge praticamente il tuo lavoro e quali programmi utilizzi?
Lavoro su più fronti e quindi gestisco gli impegni a seconda delle scadenze definite dal nostro calendario editoriale. In fase di revisione di traduzione utilizzo Word, mentre per l’impaginazione dei libri cartacei e la prima fase di lavorazione degli e-book utilizzo Adobe InDesign o Quark XPress e Photoshop per le immagini. Per gli ultimi ritocchi agli e-book faccio sempre ricorso a Sigil, a un editor html (come Calibre) e al sito web epub Validator, per verificare che non ci siano problemi.
Lavorando a distanza utilizziamo costantemente la mail e Google Drive per l’archiviazione dei materiali. Sempre per questo motivo, le correzioni di bozze vengono fatte su pdf.

Quali sono le risorse (testi, siti o altro) che hai sempre sott’occhio e che ti aiutano durante il tuo lavoro?
Per le revisioni di traduzione utilizzo WordReference e, soprattutto per alcune espressioni più ostiche, siti come Urban Dictionary. Ho inoltre sempre sott’occhio un buon dizionario, cartaceo o online, soprattutto se ho dubbi su una grafia.

Qual è il libro Black Coffee sul quale hai lavorato con più piacere?
Direi che sono due. Il primo è sicuramente Il giusto peso, di Kiese Laymon, sia per ragioni personali (è un bellissimo memoir che ho proposto in casa editrice e di cui tutti ci siamo subito innamorati, per la forza dei contenuti ma anche per il suo valore letterario) che professionali. Lo stile della scrittura di Laymon è lirico ma ruvido, ricco di ripetizioni cadenzate e con una voce che non era semplicissimo rendere in italiano, con il rischio sempre presente di farne una parodia. Per me, vedere la resa di questa lingua nella traduzione di Leonardo Taiuti è stato un grande insegnamento.
L’altro libro, per ragioni diverse, è stato il primo volume della collana Nuova poesia americana. Lavoriamo in genere su testi già editi, e in questo caso ho potuto invece osservare il progetto prendere forma, da un’idea dell’editrice Sara Reggiani alla curatela di Damiano Abeni e John Freeman. È stato interessante dargli anche una forma concreta – per la prima volta, per me, da zero: la scelta del formato, della carta di copertina, il progetto grafico, la composizione degli interni. È stato un percorso molto bello e siamo orgogliosi di questo libro.

Qual è il libro non Black Coffee sul quale avresti voluto lavorare?
La scopa del sistema di David Foster Wallace. Scoprire Wallace è stato un momento fondamentale nella mia carriera di lettrice e, da redattrice, avrei tanto voluto lavorare a uno dei suoi testi.

editoriali

Per 66thand2nd ha impaginato Casa di foglie di Mark Z. Danielewski, libro tanto difficile quanto complesso già solo alla vista: più di 700 pagine di font e alfabeti diversi, gabbie di testo multiple che spesso si incrociano, note a piè pagina, scrittura speculare e decine di altre variazioni grafiche. Quanto è stato difficile (se lo è stato) lavorare a quel testo?
È stata una bella sfida, ma molte parti all’apparenza complicate in realtà non lo erano: si trattava di orientare in modo diverso una casella di testo, o di applicare degli stili. Alcune sezioni sono state davvero macchinose e hanno portato via più tempo, come ad esempio il capitolo IX, in cui ciascuna pagina ha richiesto un’attenzione particolare. Il capitolo è composto da una serie di brani concatenati, ciascuno con una formattazione diversa, e non è stato semplicissimo gestire l’abbondanza di testo che inevitabilmente la traduzione italiana produce facendo corrispondere il punto di aggancio di ogni singola nota.
Spero di aver fatto un buon lavoro e che i lettori siano soddisfatti.

Avete seguito pedissequamente l’originale, o ti vi siete presi delle libertà?
Abbiamo seguito in tutto e per tutto l’originale, dalla scelta delle font per le varie «voci» interne fino ai punti specifici di colore, come il blu che caratterizza la parola «casa» e le sue derivazioni, che ci è stato indicato dall’autore stesso.
Sia io che la redazione di 66thand2nd, in particolare Michele Martino, abbiamo lavorato al testo avendo sempre sotto mano l’edizione americana, che abbiamo controllato pagina per pagina (la mia copia, ormai, è in pessime condizioni).

Quanto ci hai messo a impaginarlo?
Circa un mese, considerando che non ho potuto lavorare a tempo pieno sul testo durante quel periodo.

Qual è la cosa che più ti piace fare del tuo lavoro?
Revisionare una traduzione: è un momento di stretto confronto con il testo e mi piace molto seguire il lavoro del traduttore, mi entusiasmo davanti a un passaggio ben reso e sono felice di poter aiutare il libro a raggiungere la sua forma migliore.
Sono però anche (per certi versi) precisa in maniera maniacale, e quindi la correzione di bozze mi diverte e, paradossalmente, mi rilassa.

Qual è la cosa che più ti annoia fare del tuo lavoro?
Per quanto mi piaccia utilizzare InDesign, le giornate passate a impaginare mi stancano un po’ e alcune parti del lavoro possono essere noiose.

Qual è quell’errore (refuso o altro) che proprio non sopporti?
Da redattrice ho capito molte cose e sono più tollerante quando trovo un refuso in un libro rispetto a quando leggevo solo per piacere: spesso i tempi sono stretti e, per quanto impegno ci si metta, può succedere che qualcosa sfugga.
In generale non apprezzo un testo in cui manca uniformità, a prescindere dalle norme della casa editrice.

A tuo avviso, qual è la caratteristica più importante per chi fa un lavoro come il tuo?
La precisione, ma soprattutto avere sensibilità e rispetto nei confronti del testo. Poi, da freelance, la parola chiave è organizzazione: le giornate lavorative sono spesso complesse e articolate ed è impossibile gestire gli incarichi senza un buon metodo.

Consiglia uno o più libri sul tuo lavoro che credi possano essere utili a chi voglia iniziare.
In generale, per il mio lavoro mi è utile approfondire le questioni legate alla traduzione, quindi consiglierei saggi sull’argomento come La voce del testo di Franca Cavagnoli, La lingua è un’orchestra di Mariarosa Bricchi o Dire quasi la stessa cosa di Umberto Eco.
Un ottimo testo per conoscere invece la storia dell’editoria italiana, che si legge con piacere, è Storie di uomini e di libri, di Gian Carlo Ferretti e Giulia Iannuzzi.

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