gattopardi editoriali
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Gattopardi editoriali #4. Pecunia non olet

Pensiero più o meno diffuso vuole che l’editoria di un tempo fosse migliore di quella di oggi: libri più curati, maggior rispetto per gli scrittori, poco interesse per il profitto. Ma è davvero così o è solo la patina nostalgica di ciò che non abbiamo vissuto a farci sembrare tutto oro quel che in realtà è piombo (tipografico)? “Gattopardi editoriali” è la rubrica sull’editoria che cambia per restare (quasi) così com’è da sempre.

Una delle cose più difficili da accettare, per chi si accosta al mondo editoriale per la prima volta, è il fatto che una casa editrice sia innanzitutto un’azienda, e come tale abbia bisogno di fare profitto, guadagnare, maneggiare vil denaro per potere sopravvivere, pagare i dipendenti e i collaboratori e continuare a pubblicare – magari lanciandosi anche in imprese rischiose – quei libri che ci piacciono tanto.
Per molti, è complicato sostituire all’idea romantica di un’editoria iperuranica posta a distanze siderali dalla terrestre pecunia che olet, quella di un’editoria che deve fare tutti i giorni i conti con una cosa semplice come il “campare”.
Eppure, denaro, profitto, investimenti, insieme alla necessità di far quadrare i conti non sono cose da moderni gruppi editoriali o vecchi yuppie affezionati a un’estetica anni Ottanta.
E se non credete a me, credete a Sua Editoria Aldo Manuzio, che già nel 1495 scriveva:

Prendete dunque questo libello: non gratis però, ma datemi il giusto compenso, affinché io stesso possa fornirvi tutte le migliori opere scritte dai Greci; e sicuramente se darete darò, perché non posso stampare se non dispongo di un bel po’ di denaro. Prestate fede a chi si è gettato in un’impresa non priva di rischi e soprattutto a Demostene, che così dice: «il denaro è una necessità: senza il denaro non si può realizzare nulla di quanto è necessario». Ho affermato ciò non perché sia avido di denaro – anzi, detesto gli individui di questo genere: tuttavia senza denaro non è possibile approntare quel che voi desiderate ardentemente e a cui noi lavoriamo di continuo con grande fatica e pesanti spese. Statemi bene.*

* Aldo Manuzio, Lettere prefatorie a edizioni greche, Adelphi 2017; cit. in Ambrogio Borsani, La claque del libro. Storia della pubblicità editoriale da Gutenberg ai nostri giorni, Neri Pozza 2019, p. 39.

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