Autore: Andrea Bricchi

La scrittura dell’intrigo. Intervista a Matteo Strukul

Nel raccontare, fra intrighi e colpi di scena, l’Italia dei secoli passati e personaggi illustri come Lorenzo de’ Medici o Giacomo Casanova, Matteo Strukul ha riabilitato nei suoi romanzi storici, adattandola, la grande scrittura feuilletonistica, guadagnandosi così la definizione di «Dumas 2.0». Gli abbiamo chiesto di toglierci qualche curiosità, a partire dalle sue abitudini di scrittura fino ai progetti futuri, passando per le ultime pubblicazioni. Cominciamo parlando dell’atto dello scrivere. Quante ore dedichi alla scrittura ogni giorno? In che momento della giornata? Scrivo dalle nove del mattino fino all’una. Di pomeriggio studio. Ti imponi un minimo di battute o parole giornaliere? No. C’è un luogo specifico dove preferisci scrivere? Segui dei rituali o delle piccole manie che ti consentano di concentrarti al meglio? Una seggiola, una scrivania e un Mac. Ogni tanto, prima della pandemia, lavoravo anche nei caffè specie se sono a Milano o a Berlino. Non si fa in tempo a finire di leggere il tuo ultimo romanzo (La corona del potere, Newton&Compton 2020) che già escono, o vengono annunciati, tuoi nuovi lavori. …

Ribellarsi al cinismo. Perché c’è ancora bisogno di “Cuore”

Se vi stabiliscono un dialogo fecondo di suggestioni, i classici, per chi li legge, si configurano come degli «equivalenti dell’universo, al pari degli antichi talismani» (Calvino). Così, portati sempre con sé, possono sortire effetti benefici e domare i demoni interiori. Alcuni meritano di essere spolverati, altri non hanno mai smesso di stare appesi al collo di qualcuno, ma tutti, se lucidati, risplendono di una bellezza più viva. Da dove nasce la loro magia? In una memorabile pagina di Fahrenheit 451, Ray Bradbury scriveva che si ha letteratura laddove, come sotto il vetrino di un microscopio, si possa osservare, in fiumane in infinita profusione, la vita scorrere, pullulare, pulsare. Cuore, il libro che intende(va) preparare i futuri cittadini come soldati della patria sotto la duplice insegna dell’obbedienza e del sacrificio; che a fronte del buon Garrone pone l’elemento dialettico rappresentato da Franti, antitesi contrassegnata da perfidia e sottolineatura del ridicolo e simbolo parimenti dell’aspetto (incorreggibilmente?) tragico del reale; che mette davanti ai fanciulli, rinfrescandone allo stesso tempo il ricordo ai “grandi”, quelle virtù disprezzate da chi …

Talismani – Welcome to the Jungle. Lontano dalle scimmie nude con Mowgli&Co.

Se vi stabiliscono un dialogo fecondo di suggestioni, i classici, per chi li legge, si configurano come degli «equivalenti dell’universo, al pari degli antichi talismani» (Calvino). Così, portati sempre con sé, possono sortire effetti benefici e domare i demoni interiori. Alcuni meritano di essere spolverati, altri non hanno mai smesso di stare appesi al collo di qualcuno, ma tutti, se lucidati, risplendono di una bellezza più viva. Da dove nasce la loro magia? Con l’eccezione forse solo degli ultimi due, un po’ sottotono, i sette racconti che compongono Il libro della giungla, e più in particolare la poetica storia di Mowgli, fanno della fortunata raccolta pubblicata da Rudyard Kipling nel 1894 uno dei libri più piacevoli e affascinanti fra i classici per l’infanzia. Maestro nel maneggiare la parola, lo scrittore britannico nato a Bombay, nonostante tutto (cioè nonostante risenta di una certa mentalità colonialista – lui che parlò del «fardello dell’uomo bianco») trasmette limpidi messaggi di accettazione del diverso, ci fa amare ancor più il mondo animale e riesce addirittura nell’impresa di farci immedesimare con …