All posts filed under: vita e narrazione

Gli «e poi» di Andrea e come si costruisce una narrazione

Da circa un mese Andrea ha cominciato a dire: «E poi». Prima ripeteva a pappagallo quando lo dicevo io. Quando dovevamo cambiare il pannolino, per esempio, e lui non voleva, e allora io dicevo: «Prima mamma ti cambia il pannolino, e poi torni a giocare». E lui sintetizzava: «eppoi gioto». Oppure, quando aveva fame ed eravamo ancora in macchina a cercare parcheggio, e gli dicevo: «Prima posiamo la macchina, e poi andiamo subito a fare la pappa». E lui: «eppoi pappa». Dopo c’è stato il momento di «Mammaeppoi» detto come un’invocazione, una specie di formula magica per significare “voglio che succeda questo”, “voglio fare quest’altro”. Adesso lo dice per conto suo. Sono diventate due parole con un vero e proprio significato. Per esempio quando sa che deve passare ancora qualche giorno, deve arrivare il fine settimana, prima di poter vedere la sua cuginetta: «Eppoi viene Giordana». Oppure quando c’incamminiamo per il solito percorso, e ci fermiamo al supermercato a comprare il pane, e lui sa che dopo andremo anche al parco: «Eppoi sullo ccivolo». Insomma …

Il senso di colpa della scrittura

Entrata e uscita Quando entriamo al nido saliamo le scale piano, salutiamo uno alla volta tutti i quadretti disegnati e pitturati dai bambini che stanno appesi alle pareti. Ciao quadretto con il sole giallo. Ciao quadretto con il prato pieno di fiori. Saliamo le scale e diciamo: – Guarda: c’è un altro bimbo, anche lui va a scuola! – Poi diciamo: – Ciao bimbo! – e agitiamo la manina. In cima alle scale c’è un pagliaccio di cartone, è alto quanto un bambino dell’ultimo anno dell’asilo, ha un vestito bianco a pois rossi. La prima volta che siamo venuti a scuola Andrea sapeva dire solo “a pois” diceva appuà, adesso sa dire anche pagliaccio dice pà. Quando ci lasciamo è ancora tutto un pianto: lui piange andando in braccio alla maestra e allunga le braccia verso di me mentre la maestra tenta di distrarlo e lo allontana; e io piango con gli occhiali da sole, che non mi tolgo mai, neanche se piove, e chissà cosa penseranno di me le maestre che non mi hanno …

L’auto-fiction del memoriale

C’è un giornalista americano di nome Steve Kandell che qualche tempo fa ha scritto un lungo articolo su Buzzfeed intitolato Il peggior giorno della mia vita è diventato un’attrazione turistica. La sorella di Steve Kandell si chiamava Shari, aveva 27 anni ed è morta negli attentati alle torri gemelle dell’11 settembre. Dove un tempo c’erano le torri da qualche anno c’è un memoriale e, da pochi mesi, un museo. Il museo raccoglie i “pezzi” della tragedia: video, immagini, travi dei grattacieli, camion dei pompieri distrutti, oggetti personali ritrovati tra le macerie; in una stanza riservata ai familiari delle vittime dei raccoglitori in legno conservano i resti dei corpi non ancora identificati, come quello di Shari. Steve Kandell è andato a visitare il luogo in cui è morta sua sorella: si è portato dietro un senso di perdita vecchio di tredici anni, il dolore insistente che continua a renderlo attuale, un’invidiabile lucidità ed è entrato. Poi, più tardi, da qualche parte, si è seduto e ha scritto: Per quanto orribile, se davvero tutti avessimo un museo del peggior giorno …

il nido degli stereotipi linguistici

Andrea è il mio primo figlio. Io sono figlia unica. Non sono cresciuta con cugini o cugine; non ho avuto particolari amici d’infanzia. Le mie amiche e le parenti femmine della mia età, non hanno ancora figli. Di bambini so molto poco. Quello che so, è che da quando Andrea va al nido ascolto molte considerazioni, spiegazioni e illuminazioni sparse: «Ogni bambino è a sé» «I bambini piccoli dovrebbero stare con le mamme» «I bambini devono andare a scuola e stare con gli altri bambini» «Signora, finge di piangere!» «Tra qualche tempo non vorrà più andare via» «Mio figlio non riesce a staccarsi da me» «Mio figlio vuole stare solo in braccio a me» «Nooo, mio figlio nooo» «I bambini sono tutti uguali» «È che ora comincia a cacciare il carattere» «Mio figlio sa molto bene quello che vuole» «Signora, bisogna lavare sempre le mani e proteggere il bambino dai virus» «Metteteli a terra! Devono fare gli anticorpi!» «Mamme, e allora? La smettiamo o no con questo allattamento?» «Il latte materno fino ai tre anni …