All posts tagged: luciano funetta

La strada che porta in periferia

di Luigi Loi I tropi narrativi sono quegli strumenti di cui si serve chi racconta una storia. Personaggi, ambientazioni, espedienti: come immagini stock, come munizioni immagazzinate in un arsenale, i tropes sono mezzi a disposizione di chi scrive, pronti sugli scaffali, strutture riconoscibili da riempire di contenuto. Qual è il confine tra tropi e cliché? Quali sono gli esempi di tropi ben dosati e quali i luoghi comuni da scardinare? Tropo #1: la periferia italiana «Nella storia del romanzo italiano la borgata è sostanzialmente un’invenzione pasoliniana; lo ha immaginato lui per primo, quel mondo abitato da “esseri ontologicamente indigenti, di cui la tradizione non aveva ancora preso nota”» (Gianluigi Simonetti, La letteratura circostante, pg 360) La periferia italiana è il palcoscenico di tutte le bildungsroman d’ambientazione realista, o di tutti i reportage con una certa ambizione politica, perché la storia della città italiane è sempre la storia di chi acquista casa in Via dei Condotti a Roma (o Via Monte Napoleone a Milano) partendo da Torre Maura (o da Viale Famagosta). Il palcoscenico della periferia …

Non prenderla come una critica -“Il grido” di Luciano Funetta

di Luigi Loi “Una moda filosofica si impone come una moda gastronomica: non si può confutare un’idea più di quanto si possa confutare una salsa”, pensava E.M. Cioran. Allo stesso modo, nel campo della fiction narrativa, è quasi impossibile confutare la prassi distopica: in genere questo tipo di romanzi possono sembrare profetici ma visti in una prospettiva lunga, storica, si rivelano miopi, dicono più del presente in cui sono stati scritti che del futuro che intendevano rappresentare. Si tratta di romanzi che andrebbero scritti più con la furbizia che col talento. Eppure, in questo momento ci sono tantissimi scrittori che rinunciano alle stampelle della verosimiglianza fallendo 9 volte su 10. Ma c’è, in lingua italiana, l’eccezione che conferma la regola e si chiama Luciano Funetta: nel Grido rinuncia ai fuochi d’artificio del suo esordio e colma le lacune con quel pizzico di malizia e mestiere che questo tipo di narrativa esige. La voce narrante del Grido è la canonica terza persona, la più razionale tra le voci narranti, non fosse altro per quell’onniscienza che nella storia del …