All posts tagged: postmoderno

Chi ha paura di Biancaneve?

Tra Barhtelme, Sexton, Gaiman: di questioni di classe e dell’orrore perduto. “Biancaneve”, dicemmo, “perché rimani con noi? Qui? In questa casa?” Ci fu silenzio. Poi disse: “Credo che si debba a una mancanza di immaginazione. Non sono stata capace di immaginare niente di meglio”. […] “Ma la mia immaginazione si sta risvegliando”. Donald Barthelme, Biancaneve Quella di Biancaneve è una delle fiabe più conosciute di sempre. Delle origini, tuttavia, è difficile parlare. Nonostante ci rimandi immediatamente alla tradizione nordica, i dettagli, le linee archetipiche e i motivi si ritrovano in altrove diversi tra loro, dall’Asia al Mediterraneo. Più ci si allontana indietro nel tempo, più la ricostruzione si oscura, si mescolano versioni: per dirla con Deleuze e Guattari, siamo nella struttura rizomatica e volatile di una storia che muta in intersezioni variabili di cui è impossibile (ma poi – perché auspicabile?) avere perfetta contezza.  Cos’è una fiaba? Una fiaba è un continuo processo di negoziazione.  Con le fiabe, come coi miti, e con i testi sacri, ci troviamo di fronte a testi autoritari, a cui veniamo …

La divertentissima parodia che non vedremo mai: “Utopia” di Gillian Flynn

Quando Utopia di Dennis Kelly fece la sua comparsa sugli schermi era il 2013. Era un tempo in cui Game of Thrones aveva già animato eserciti di fan che viaggiavano in Nord Europa solo per andare a visitare la barriera. Più indietro negli anni, nel 1979, Jean Francois Lyotard parlava di grands récits e petit récits, e non sapeva né poteva immaginare che la sua analisi della “condizione” postmoderna sarebbe stata applicata, in futuro, anche alle serie TV. Da me.  Ecco, mi piace pensare che la fine di Game of Thrones abbia creato quel genere di spartiacque che Lyotard intercetta tra modernismo e postmodernismo, tra grandi narrazioni e grandi ideologie, e piccole narrazioni, destabilizzanti, parodiche, ripetitive e, tuttavia, fortemente innovative. Non è un giudizio di valore sulle serie pre e post GoT il mio (se ci fosse bisogno di specificarlo, sono un’amante della letteratura postmoderna), è solo una constatazione curiosa.  Era il 2013, dicevo, e scegliere una serie da vedere era questione di poco, non c’era bisogno di ore di scrolling su Netflix, bastava che …

“Il mio anno di riposo e oblio”: il sonno come un postmoderno preferirei di no di Bartleby

Dopo aver letto Il mio anno di riposo e oblio ho ascoltato diverse interviste ad Ottessa Moshfegh e ho cercato la sua voce negli articoli pubblicati in giro, quella voce che è la cifra della potenza della sua scrittura. In un’articolo dello scorso marzo uscito sul Guardian, Moshfegh dice: Spesso rifiutiamo di riconoscere la bruttezza in noi stessi e nel mondo, per vergogna, o vanità. Lo dice parlando di un autore che considera un suo punto di riferimento: Bret Easton Ellis. American Psycho, per Moshfegh, è il libro che ha stabilito la misura del confine, o meglio dell’assenza di confine dove avrebbe potuto spingere i suoi personaggi e la sua storia. Nel suo romanzo infatti ritroviamo una certa atmosfera rarefatta e pesante insieme, l’accordatura delle voci su quello che si può dire e quello che forse no, ma si può dire lo stesso. E una New York che vediamo senza vederla veramente mai, chiusi nel confino in casa con la narratrice e uscendo solo in rare occasioni: il caffè, la psichiatra, la farmacia, un funerale. …