La verità, vi prego per Donato Taddio: Da qualche parte bisogna pur cominciare

comments 2
Senza categoria

questo articolo è già uscito su Satisfiction

“La verità, vi prego” è la posta del cuore della scrittura: inviami un tuo racconto o il primo capitolo del tuo romanzo e ti scriverò una lettera di valutazione franca, pubblica e gratuita. Per sapere come funziona leggi qui.

La lettera di oggi è per Donato Taddio e il primo capitolo del suo romanzo 
“Oggi c'è un vento buono”

1444829625_back-to-the-future-time-circuit-board
Chi è Donato Taddio: sono nato in provincia di Belluno dove tutt’ora abito; 
lavoro presso un’industria manifatturiera dove mi occupo di alcuni mercati 
esteri. Sono diplomato in Costruzioni Aeronautiche.

 

Caro Donato,

ci sono due o tre punti dai quali la tua storia potrebbe cominciare, e sono tutti alla fine:

1. Il primo ostacolo quasi lo investo. È difficile da definire e descrivere, senza forma e forse senza colore. Un brandello metallico, sembrerebbe, grande come il portone di un garage, o poco meno, ricurvo e ammaccato. Tutto intorno altri frammenti più piccoli che scricchiolano e cigolano e si piegano sotto le ruote con una frequenza compulsiva. Meglio proseguire a piedi. Abbandono la macchina accostando al ciglio della strada e cammino con la fretta che cresce, a debita distanza dal fronte del fuoco.

2. Prima di raggiungere questa piccola valle disabitata, poco più di un’ora fa, ho telefonato ai Carabinieri per raccontare quello che avevo visto. Vorrei poter chiamare qualcuno anche adesso, per dire che non mi ero sbagliato, che qui è un disastro, una tragedia, una strage. Ma quassù nemmeno il telefono cellulare funziona.

3. A quest’ora ci saranno già decine di persone con gli occhi rivolti ai grandi monitor al plasma della sala arrivi nell’aeroporto di Helsinki Vantaa, legno chiaro di betulla e acciaio satinato. È lì che questo aeroplano avrebbe dovuto atterrare se la stampigliatura nera sull’etichetta delle valigie non inganna. Una scritta luminosa informerà in due lingue di un delay, un ritardo, un ritardo strano. Altrettante persone usciranno improvvisamente di casa per tornare di corsa all’aeroporto di Venezia, dove poco tempo prima avevano abbracciato chi aveva deciso di partire, proprio oggi, proprio con quell’aeroplano.

Da questi punti la storia si muove perché con lei si muovono i personaggi e il lettore si può chiedere dove vanno, cosa fanno, chi sono, cos’è successo.
Nel primo c’è un uomo che supera ostacoli di metallo e si tiene a distanza dal fuoco.
Nel secondo un uomo racconta di aver già compiuto un’azione (la telefonata ai carabinieri) e di trovarsi di fronte a un disastro.
Nel terzo una voce esterna insinua una tensione: usa il condizionale, il futuro e il passato per stabilire uno scenario che, s’intuisce, sarà drammatico.

Ognuno di questi inizi ha una possibilità di essere interessante per il lettore: la stessa possibilità che hai tu se, appostato alla finestra di casa, avvisti qualcuno per strada, lo chiami e gli chiedi di raggiungerti dentro perché devi mostrargli qualcosa. Se il passante ti dice sì, probabilmente gli andrai incontro, aprirai il cancelletto e gli farai strada lungo il giardino. Arrivato alla porta d’ingresso ti fermerai un attimo prima di schiuderla per chiedergli: sei pronto?

Ma: mettiamo che quella domanda tu cominciassi a ripeterla più e più volte – Sei pronto? Sei proprio sicuro di essere pronto? Sicuro-sicuro? – allora le possibilità che il passante decida davvero di entrare diventerebbero sempre di meno. Te le sarai giocate, dimostrandoti insicuro di quello che vuoi mostrargli.
Ora ecco i capoversi che hai scelto di usare per aprire la porta della tua storia:

1. Prima o poi. Prima o poi. È solo questione di tempo. Ma l’aria autunnale è sempre più fresca e l’ombra, trascinata lungo il sentiero con passo svogliato, sempre più lunga.

2. Ci vuole tempo per trovare il senso delle cose. Anche sotto un cielo così stupefacente, scontornato con la precisione di un bisturi dalle creste dei monti.

3. Ci vuole coraggio per dare rifugio e conforto a certi abusi di pessimismo. Un bivio, forse, potrebbe bastare. Un piccolo, infinitesimale, indizio che suggerisca una direzione.

4. Scrivere una canzone o una poesia o uno sfogo creativo, comunque, per tenere a bada strani ma tuttavia familiari e irrinunciabili pensieri. Accatastati in apparente disordine, soffocati da un rimpianto che assomiglia a un lutto, che assomiglia alla rabbia, a un dolore. Irreversibile sicuramente.

Eccetera. Vedi quante volte stai chiedendo al lettore: Sei sicuro che la mia storia ti interessi?

Sia chiaro: non è che tutte le narrazioni debbano per forza cominciare in medias res: si può consapevolmente e legittimamente scegliere di annunciare una storia con un preambolo o a partire da una digressione. Ma che sia una, allora. Una, coerente, simbolica, incisiva. Vuoi trattenere il lettore prima di dirgli: Entra? Bene. Ma non lasciarlo in preda alle tue insicurezze: mostragli pure le bellezze del giardino, ma intanto rimani concentrato sull’obiettivo.
L’obiettivo, per il primo capitolo, è farlo entrare in casa a vedere il disastro aereo. Procrastinare il momento non renderà quel disastro più grandioso né il lettore più pronto.
E da qualche parte dovrai pur cominciare.

Un caro saluto,
Francesca de Lena

OGGI C’È UN VENTO BUONO

Prima o poi. Prima o poi. È solo questione di tempo. Ma l’aria autunnale è sempre più fresca e l’ombra, trascinata lungo il sentiero con passo svogliato, sempre più lunga. Ci vuole tempo per trovare il senso delle cose. Anche sotto un cielo così stupefacente, scontornato con la precisione di un bisturi dalle creste dei monti. Ci vuole coraggio per dare rifugio e conforto a certi abusi di pessimismo. Un bivio, forse, potrebbe bastare. Un piccolo, infinitesimale, indizio che suggerisca una direzione. Scrivere una canzone o una poesia o uno sfogo creativo, comunque, per tenere a bada strani ma tuttavia familiari e irrinunciabili pensieri. Accatastati in apparente disordine, soffocati da un rimpianto che assomiglia a un lutto, che assomiglia alla rabbia, a un dolore. Irreversibile sicuramente. È bella questa luce, però, mentre si apre a raggiera sul profilo affilato dei monti allargandosi all’infinito. I giochi d’ombra che muovono il paesaggio creano dal nulla piani e falsopiani, illusioni ottiche, ombre abissali e squarci abbaglianti. Macché immobili: come certe statue che seguono con lo sguardo chi le osserva, anche queste montagne si muovono. Si girano, si avvicinano, si allontanano, assecondando i raggi sempre più orizzontali dell’ultimo sole. Sono fasci di luce massiccia, s’insinuano tra le creste, attraversano il cielo, tracciano l’azzurro, scandagliano il versante in ombra della valle come potenti fari di scena. Li si potrebbe quasi toccare, lassù, dove in rare e veloci apparizioni le scie d’argento degli aeroplani diventano d’oro. Fine del pomeriggio, fine di ottobre. Oggi c’è un vento buono, che avvolge deciso le mani se sistemate di taglio, con le dita ben serrate e parallele al flusso dell’aria.

Annunci

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...