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Gattopardi editoriali #5. Una volta qui erano tutte collane

Pensiero più o meno diffuso vuole che l’editoria di un tempo fosse migliore di quella di oggi: libri più curati, maggior rispetto per gli scrittori, poco interesse per il profitto. Ma è davvero così o è solo la patina nostalgica di ciò che non abbiamo vissuto a farci sembrare tutto oro quel che in realtà è piombo (tipografico)? “Gattopardi editoriali” è la rubrica sull’editoria che cambia per restare (quasi) così com’è da sempre.

Tra i discorsi a cui i nostalgici dei tempi che furono sono più affezionati, un posto di rilievo lo occupa certamente quello sull’eccellenza delle storiche collane editoriali: asilo e rifugio di tutto il meglio che la narrativa potesse contemplare, dirette e guidate da intellettuali di indubbia e comprovata caratura.
Eppure, anche qui, a vedere le cose da un po’ più vicino, si notano alcune leggere increspature che, sulla distanza, producono un solco tra i programmi e le aspettative da un lato e i risultati e le richieste del mercato dall’altro: è il caso dei “Coralli” enaudiani e de “La Medusa degli Italiani” di Mondadori.

In una lettera di Italo Calvino a Lalla Romano del 15 gennaio 1957, si legge:

Cara Lalla,
[…] ho finito di leggere Tetto murato[…].
È un buon libro, e vorremmo pubblicarlo. Ma dove? Questi “Coralli” sono diventati una collana che ha il solo criterio della vendibilità e sono le istanze commerciali che decidono l’ammissione o meno di una firma italiana. Tobino è nome che ormai “vende” abbastanza […] Ora faremo un Cancogni, data la notorietà giornalistica. Con te ho provato già a perorare la causa, presentando il libro nel modo più allettante, ma i venditori non hanno nessuna tenerezza per le atmosfere intimistiche.

Italo Calvino, I libri degli altri. Lettere 1947-1981, Einaudi, Torino 1991, p. 203.

Tetto murato fu poi comunque pubblicato nei Coralli, nel 1957.

[La mondadoriana “Medusa degli Italiani”]si poneva come alternativa e mezzo per ovviare a quella povertà di firme nell’ambito della narrativa italiana. […] Di fatto, la ricerca della novità di valore non fu sempre così proficua […] ragioni editoriali legate alla volontà di rispettare le scadenze delle uscite in libreria (un libro ogni uno/due mesi) costrinse una benevola tolleranza nei confronti di una non perfetta confezione dei testi (revisioni affrettate, ma anche acquisto di titoli non del tutto convincenti), fatto che creò precedenti con cui ci si trovò nella necessità di fare i conti nel caso di decisioni più dubbie, rischiando di livellare il prestigio della collana verso valori piuttosto bassi.

— Annalisa Gimmi (a cura di), Il mestiere di leggere. La narrativa italiana nei pareri di lettura della Mondadori (1950-1971), il Saggiatore/Fondazione Mondadori 2002, p. 36.

Su “La Medusa degli Italiani”, per approfondire, c’è un saggio di Laura Gnani dal titolo «La Medusa degli Italiani» Mondadori: le ragioni del fallimento di una collana disponibile qui.

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