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Guadagnarsi la fiducia: l’editing secondo Andrea Pomella

di Marco Terracciano Qual è stata la tua prima esperienza con l’editing e cosa ti ha colpito? Il mio primo editing l’ho fatto con lo scrittore Gabriele Dadati su un saggio pubblicato da Laurana, 10 modi per imparare a essere poveri ma felici. Ho notato una differenza tra gli editor-scrittori e gli editor-editor, differenza che non è di qualità, ma di approccio al testo. Il punto di vista cambia profondamente. L’editor-scrittore conosce alcune sfumature dell’atto della scrittura, del modo in cui il mondo esterno ti entra dentro e tu attraverso il filtro interiore lo riporti nella pagina. Conosce quel meccanismo e riesce a comprenderti quasi un attimo prima che inizi a scrivere. L’editor-editor quella cosa in più ce l’ha in un’altra fase, non quando l’idea prende forma, ma nel momento immediatamente successivo. Hai qualche aneddoto da raccontare a proposito? Ti faccio l’esempio di quello che mi è successo durante l’editing di Anni luce. In quell’occasione il mio editor era Stefano Del Prete. È stato divertente perché ci siamo sentiti per la prima volta dopo che …

Parlare tanto e tornare a casa stanchissima: l’editing secondo Nadia Terranova

Quando è avvenuto il tuo primo incontro con l’editing? Come l’hai vissuto? Si è modificato nel tempo? Com’è stata la prima volta e com’è oggi? Questa intervista accade in un momento molto particolare, perché in questo momento io sto lavorando all’editing del mio secondo romanzo “per adulti”, che non ha ancora un titolo e che uscirà a ottobre per Einaudi Stile Libero, come il primo, “Gli anni al contrario”, che è uscito a gennaio del 2015 nell’edizione originale e poi nei tascabili nel settembre 2016, senza modifiche. È interessante che questa intervista mi capiti adesso perché l’editing che sto facendo, sempre con la stessa editor, Rosella Postorino, mi sta richiamando alla mente il lavoro fatto sul primo libro ed è di quello che ti vorrei parlare (anche se inevitabilmente ci sono dei tratti comuni). Dunque, la prima caratteristica della mia scrittura è l’essenzialità, che in qualche caso può diventare ellissi o eccessiva asciuttezza. Per questa ragione non credo di aver mai sentito Rosella pronunciare la frase “questo va tagliato”, le famose forbici dell’editor con me …

Scrivere senza stereotipi linguistici

Avevo voglia di scrivere un altro post sulla morte (sì, lo so, che razza di voglia) come promesso alla fine del primo dedicato a Tondelli. Dunque rileggevo il romanzo Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère in cui lui racconta molte morti, ma soprattutto quelle di sua cognata e di una bambina travolta dallo tsumani del Natale 2004. Due persone che avevano lo stesso nome: Juliette. A pagina 58 ho ritrovato un pezzo sottolineato che dice così: Che cosa significa, quando hai sette anni, sapere che tua madre sta morendo? E quando ne hai quattro? Quando ne hai uno? A un anno non sai, non capisci, dicono, ma anche senza parole dovrai ben intuire che attorno a te sta accadendo qualcosa di estremamente grave, che la vita è in bilico, che non ci sarà mai più una vera sicurezza. Mi frullava in testa una questione linguistica. Detesto l’uso della parola «mamma» se non al vocativo e in un contesto privato: che anche a sessant’anni ci si rivolga così alla propria madre, benissimo, ma che …

Come se fosse un romanzo (ma non lo è)

Questo pezzo è già uscito su Cattedrale Magazine Le informazioni che ho io sono: Andres Barba è uno scrittore spagnolo, di Madrid ha quarant’anni ha già scritto molti libri, alcuni di questi pubblicati in Italia, da case editrici differenti a febbraio è uscito per Einaudi il suo ultimo: Ha smesso di piovere, traduzione di Federica Niola è una raccolta di racconti che però ovunque – a cominciare dalla scheda del libro sul sito Einaudi – pubblicizzano come se fosse un romanzo. Mi sono chiesta perché.