
Hai presente la posta del cuore?
Postilla è la posta del cuore per autori inediti. Tratterà di scrittura piuttosto che d’amore, ma per il resto la formula è la stessa: scrivi a Francesca de Lena e lei ti risponderà.
Per partecipare leggi qui.

Caro Riccardo,
di nuovo devo chiedere scusa a te e a chi segue questa rubrica: passa troppo tempo tra una puntata e l’altra, lo so, proverò a far meglio.
Capiti però a fagiolo perché è un periodo in cui ragiono molto sui tempi e le persone verbali, un po’ per le lezioni in camera di smontaggio, un po’ per la coincidenza di diversi manoscritti a cui ho lavorato accomunati da un’incertezza della voce che riusciva invece a valorizzarsi quando trovava l’incidere giusto, che spesso significa la giusta distanza tra narratore, lettore e oggetto narrato.
Tendo a consigliare sempre di non accontentarsi di trucchetti per dare senso alle storie, e a dire che non basta modificare persone e tempi verbali per migliorarle, o anche fare rimontaggi apparentemente più ritmici e d’impatto. E però è innegabile che certe tecniche narrative – che altro non sono se non esperimenti di scrittura, sintonizzazioni, armonie – possono aiutare a trovare la strada in poche mosse. E se sembrano trucchi è perché funzionano. Quindi ti propongo: perché non provi a convertire questo incipit al presente?
Senti come suona: “Una specie di enorme capra si materializza dal buio. Sgambetta per qualche metro nel fascio di luce dei fanali, poi sparisce infilandosi in un rovo ai bordi della carreggiata. «Bestia dell’apocalisse», strilla suor Elettra, calpestando l’acceleratore come debba rincorrerla e schiacciarla. Il furgoncino urla e ansima, trascinandosi su per quell’infinita salita senza tornanti, e lei non la smette di scherzare. E di interrogare, annunciare, spiegare; e ridere ripetere strepitare: Rocco, scentrato dal frastuono, dall’afa, dal jet-lag e da tutto il resto, si limita ad annuire”.
E senti il finale: “Anelli e orologi sono rimasti a casa. In valigia ci sono i certificati di vaccinazione e le mollette per i capelli delle bimbe adottate a distanza, che la suora si è tanto raccomandata”.
Ti accorgi di come tutto è più spaventoso e vivo? Di come la scena effettivamente scotta sotto i piedi? Ti assicuro che non sono una fan del presente a oltranza o della prima persona a oltranza (quella, anzi, la sconsiglio quasi sempre). Ma se non c’è motivazione narrativa per tenere lontano l’oggetto narrato (anche se i piani temporali sono più d’uno si può giocare con le varie distanze del presente: “Rocco non osa comporla: ancora, dopo mesi, non sa come abbracciarla”) perché non avvicinarlo? Parla di più, si vede meglio, suona.
Ciao, buona scrittura 😊
Francesca