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Postilla n.13

Hai presente la posta del cuore?
Postilla è la posta del cuore per autori inediti. Tratterà di scrittura piuttosto che d’amore, ma per il resto la formula è la stessa: scrivi a Francesca de Lena e lei ti risponderà.

Per partecipare leggi qui.



Cara Laura,

la prima cosa che vorrei suggerirti a proposito della tua mail, e suggerendola a te la suggerisco a chi ci legge, è che la fretta non fa quasi mai bene alla scrittura. A meno di avere un mestiere tale tra le mani, costruito in anni di pubblicazioni e progetti andati a buon fine, occorre dare il tempo alle storie di venir fuori per come devono, senza inseguire date, accadimenti e anniversari esterni: il risultato molto probabilmente non sarà riuscire ad “approfittare” di quelle occasioni (es: scrivo una storia ambientata durante le Olimpiadi in occasione delle imminenti Olimpiadi) ma creare un testo tesistico, senza spirito e cuore, furbetto, uguale a mille altri.

Veniamo dunque al testo: quel che vedo da risolvere con più urgenza è una confusione di focalizzazioni. Esterna? Interna? Vuoi che ci mettiamo ad altezza della bambina o della voce narrante? Non è (solo) un problema di prima e terza persona verbale e non è (solo) un problema di soggettività che si allontana come un’onniscienza e si avvicina come una coscienza a mo’ di fisarmonica: è proprio un problema di tono, di misura, di distanza. Dove vuoi che siano i lettori mentre guardano la storia? Qual è il loro centro? Di quali sorti debbono interessarsi, quale voce (pensiero, azione, sentimento) devono seguire? Di chi/cosa stai loro parlando, e perché?

Sono domande che devi porti non solo per sciogliere i bisticci del tipo miei/suoi, me/te, io/lei che trasformano la scena in una sorta di istruzioni per l’uso, ma perché altrimenti finisci per voler mettere dentro al testo di tutto: le informazioni storiche, i rimandi mitologici, le relazioni immaginarie. L’impressione è che tu voglia dire ai lettori quel che hai studiato e insieme convincerli a seguire una storia inventata, conservare l’autorevolezza del dato e mettere in campo la seduzione della suspense: ma non si può far tutto, o almeno non tutto in poche righe.

Quel che è più importante è non ingarbugliare invece di accogliere, perché non è la complicazione che rende un romanzo interessante, anzi. I non detti, le allusioni, i riferimenti occulti a lungo andare stancano, perché tengono il lettore alla finestra, ad assistere a un gioco tra te e te da cui sono esclusi. Invece di far loro scervellare dietro la traduzione di troppe astrattezze (es: Se fosse chiunque altro, e in qualunque altra circostanza, la sua intera esistenza sarebbe maledetta per quell’oltraggio. Ma non oggi e non qui. La storia vuole usurpare il mio nome, lei è il tramite attraverso cui io lo impedirò) prova a entrare nell’azione con maggiore trasparenza, muovi i personaggi con armonia. Calati completamente negli occhi della voce narrante che osserva la bambina (ma partecipando con lei, senza intessere indovinelli e sciorinare informazioni) o viceversa calati completamente nelle gambe della bambina che corre.

Fai la tua scelta, così dai a chi legge la possibilità di fare la sua. Ha voglia di seguirti oppure no? Intrappolarlo nell’indecisione potrà durare qualche pagina ma non funzionerà a lungo. Meglio, invece, fare in modo che si affidi a una lettura di cui si sente padrone. E per far sì che si affidi occorre che creda a quel che gli stai raccontando, senza trucchi.

Ciao, buona scrittura 😊

Francesca de Lena

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