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Postilla n.2

Hai presente la posta del cuore?
Postilla è la posta del cuore per autori inediti. Tratterà di scrittura piuttosto che d’amore, ma per il resto la formula è la stessa: scrivi a Francesca e lei ti risponderà.

Per partecipare leggi qui.



Caro Peppe,

mi trovo spesso a difendere l’esercizio dell’editing dall’accusa del “tagliare”, perché, dico, l’editing non è questo meccanico tagliare, l’editing fa tante cose e molte volte aggiunge. È vero però che ci sono occasioni in cui è più semplice tagliare parole e immagini per mostrare al loro autore come possano acquisire forza se messe nella condizione di amplificarsi, e allora ci provo:

Il lenzuolo la copre a metà, vedo un piede, vedo il pigiama beige, vedo le vene, un ginocchio, poi con gli occhi salgo più su ma il lenzuolo copre le gambe, la pancia, però le braccia sono fuori, allungate sul lenzuolo che copre la pancia: mamma sorride. I capelli sembrano pettinati, mi allunga una mano. La stringo, cioè, lei me la stringe un po’, io allungo soltanto la mano. Me la bacia, poi dice: ciao.

Rimontiamo:

Il lenzuolo la copre a metà, vedo un piede, vedo il pigiama beige, vedo le vene, un ginocchio, le braccia sono fuori, allungate sul lenzuolo che copre la pancia: mamma sorride. Mi dà la mano, la stringo, cioè, lei me la stringe, me la bacia, poi dice: ciao.

Già va meglio, no? Riesci a vedere come questa madre un po’ meno descritta diventa in realtà più visibile?

È una prova che ti consiglio di fare sempre: svuotare l’immagine che stai costruendo dalla sovrabbondanza dei dettagli, che siano corpi, oggetti, micro-azioni. Le micro-azioni, in particolare, ti illudono di far accadere qualcosa (verbi, gesti, comportamenti = i personaggi agiscono) ma si trasformano in filastrocche senza scopo, elenchi che lasciano i personaggi immobili nel loro continuo dimenarsi:

mi tocca, mi stringe, mangia, si tira su, parla, sorrido, guardo, ascolto, si alza, mette la vestaglia, infila le ciabatte, si mette a braccetto, ci avviamo, si avvicina, la saluta, alza una mano, la guardo, sorride, poi dice, dice, dice, ecc.

Seleziona gli oggetti del tuo sguardo: pochi, decisivi, rivelatori. La storia sta più in quello che non si vede (la titubanza del “le stringo la mano, ah no me la stringe lei”) che nell’aguzzare la vista alla ricerca dell’iper-dettaglio, anche quando si muove.

Ciao, buona scrittura😊

Francesca

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