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Scrittori presso sé stessi

di Alfredo Palomba Di recente chiacchieravo con un giovane editore napoletano che, a bruciapelo, mi ha chiesto come mai io passi il poco tempo libero che il mestiere di docente mi lascia a scrivere. Ciò in risposta a tediose lamentazioni secondo cui trovo la scrittura un’attività, in generale, poco soddisfacente, considerata la fatica e il tempo da investire su un testo perché lo ritenga accettabile anche solo il minimo necessario. E non che non mi sia fatto da solo, molto spesso, la stessa domanda. Personalmente, riesco a fare davvero parecchia fatica anche solo per scrivere una cartella: mi sono sconosciute le gioie, che a taluni sembrano invece concesse (soprattutto in televisione, c’è da dire), del fluire instancabile di parole sullo schermo, quel ticchettare continuo e senza quasi pause che nei film corrisponde allo scrittore intento e concentratissimo sul proprio lavoro in costante progressione. Nel mio caso, il lavoro è paragonabile più a un rubinetto che gocciola; talora, quando va bene, perdendo due o tre gocce in una volta. Mi fermo, cancello l’ultima frase, rileggo dall’inizio …

Calvino salvi tutti

I libri degli altri è la raccolta Einaudi delle lettere che il Calvino editor¹ scriveva agli scrittori. Autori sconosciuti o già pubblicati inviavano il proprio testo in casa editrice e trovavano Calvino all’altro lato della scrivania, pronto a leggere. Era il suo mestiere. Oggi è più difficile che un esordiente venga letto direttamente in casa editrice. Questo non vuol dire che gli editori siano brutti e cattivi. Vuol dire solo che, per tutta una serie di motivi, i luoghi in cui ci si occupa di leggere si sono moltiplicati (premi letterari per inediti, agenzie letterarie, corsi di scrittura) e l’editore ha lasciato la presa. Molto spesso cede lo scouting ad altri, e, solo poi, va a vedere cosa c’è di buono. C’è, però, almeno una cosa che rimane in comune tra l’immagine di Calvino alla scrivania e i nostri nuovi luoghi editoriali: la figura del lettore professionista. Non tutti sanno leggere. Quest’affermazione è così importante che val la pena ripeterla: non tutti sanno leggere. Nessuno crede di essere musicista perché a scuola gli hanno insegnato le note. Nessuno crede di essere pittore perché …