Calvino salvi tutti

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il mestiere di leggere

I libri degli altri è la raccolta Einaudi delle lettere che il Calvino editor¹ scriveva agli scrittori. Autori sconosciuti o già pubblicati inviavano il proprio testo in casa editrice e trovavano Calvino all’altro lato della scrivania, pronto a leggere. Era il suo mestiere.

Oggi è più difficile che un esordiente venga letto direttamente in casa editrice. Questo non vuol dire che gli editori siano brutti e cattivi. Vuol dire solo che, per tutta una serie di motivi, i luoghi in cui ci si occupa di leggere si sono moltiplicati (premi letterari per inediti, agenzie letterarie, corsi di scrittura) e l’editore ha lasciato la presa. Molto spesso cede lo scouting ad altri, e, solo poi, va a vedere cosa c’è di buono.

C’è, però, almeno una cosa che rimane in comune tra l’immagine di Calvino alla scrivania e i nostri nuovi luoghi editorialila figura del lettore professionale.

Non tutti sanno leggere. Quest’affermazione è così importante che val la pena ripeterla: non tutti sanno leggere. Nessuno crede di essere musicista perché a scuola gli hanno insegnato le note. Nessuno crede di essere pittore perché a scuola ha imparato i colori e la prospettiva (né qualcuno si sente atleta grazie all’ora di educazione fisica, ma questo è un altro campo). Molti, però, credono di essere scrittori perché gli è stata insegnata l’ortografia e di essere lettori perché conoscono l’alfabeto. Non è così. Il mestiere è una cosa che appartiene a tutti i campi creativi.

S’impara a leggere così come s’impara a scrivere, a suonare, a dipingere. Solo, per ora, manca una categoria specifica d’insegnamento. I corsi di scrittura creativa – quando sono buoni corsi di scrittura creativa, come questo, questo o questo – sono prima di tutto luoghi in cui viene proposta letteratura di qualità, ma non ci si occupa di lavorare praticamente sui contenuti che compongono quella letteratura. Poi ci sono i corsi di editoria, in cui s’impara a lavorare sui testi: analizzarli, smontarli, rimontarli, ma non si legge molto, né particolarmente bene. L’obiettivo di questi ultimi corsi è formare una figura di redazione e non: far venire fuori un occhio da lettore.

Cos’è un occhio da lettore? Questo:

[…] non è un libro di facile lettura, né (almeno per la prima metà) che «prenda», che ti tiri in un suo cerchio magico, come fanno tutti i libri riusciti. Si va avanti un po’ a fatica, il ritmo umano […] è reso non liricamente, ma con un intreccio un po’ freddo di ripicchi di fabbrica, le cui ragioni non si capiscono fino in fondo, il linguaggio è molto più sobrio che negli altri libri, nella scelta dei suoi attributi dialettali e gergali ma la quantità dei termini tecnici di cui è zeppo rimane un po’ come scritta con un altro corpo tipografico, cioè non scritta e queste macchine su cui tu minuziosamente insisti non si vedono mai, né a te né a noi riescono a interessare. Ma poi con la storia della cooperativa si finisce per raggiungere un calore, un ritmo, un interesse e la storia cammina, i personaggi camminano, tutto è più libero e più obbligatorio insieme, quel personaggio di Oreste è molto bello, il finale casca bene. Mi sembra che questa volta ti sei messo a raccontare una cosa che conosci bene in tutti i particolari, la vita di fabbrica, e questo è un fatto molto positivo; ma di fatto «poeticamente» di questa fabbrica non te ne importava niente, non la «vedevi» perciò ti sei lasciato prendere la mano «a freddo» dai particolari, e invece quando ti sei rifugiato nei tuoi sogni falansterici, nel tuo clima preferito di paesaggi squallidi e di solidarietà umana, sei riuscito di nuovo a dire qualcosa e allora anche le macchine dai e dai cominciavano a significare qualcosa. […]

Italo Calvino a Silvio Micheli, 14 luglio 1950

Saper entrare nella profondità di un testo, della sua forma e del suo tema, di quello che racconta e di quello che vuole dire. Scovare la bellezza tra le parti confuse, spente o di troppo. Metterla da parte, isolarla, pulirla e aiutare chi scrive a tirarne fuori altra. Porre le domande giuste, insinuare nuovi percorsi, variazioni. Riconoscere la zona delle difficoltà, suggerire di non tornarci o di insistere. Saper leggere è quello che faceva Calvino con umiltà, abilità, saggezza e passione, le stesse qualità che mostrava nel rispondere a chi si appellava a lui.

In lettere di qualche riga o poche pagine, Calvino affrontava la faccenda del pubblicare con cortesia e determinazione, non prendendosi mai gioco delle speranze degli scrittori, neanche quando le loro opere non erano da tenersi in considerazione, né mai li illudeva. D’altro canto, non faceva della scrittura un sistema filosofico per pochi eletti, nessuna retorica sul dissiparsi, dannarsi o immolare la propria esistenza allo scrivere. Si limitava a inquadrare i difetti e le potenzialità delle loro storie e del loro linguaggio, incoraggiava o smorzava l’attitudine narrativa.

Questo blog vuole omaggiare e riproporre il sistema Calvino, cercando di rispondere alla questione che assilla molti aspiranti scrittori circa la loro bravura (la famigerata commistione tra talento e tecnica): ditemi la verità, vi prego.

La verità, vi prego è il nome della rubrica che apre le porte della valutazione d’inediti, svelando cosa succede quando si decide di mandare il proprio lavoro in lettura. Per partecipare, bisogna inviare un racconto o il primo capitolo di un romanzo e sapere che si riceverà gratuitamente una lettera di valutazione.
Dopodiché – e come in tutte le cose – bisogna solo voler conoscere davvero la verità

¹
“Mi accorgo al momento buono che di Calvino editor, come oggi con suo disgusto lo chiamerebbero, non ricordo in pratica nulla: non un giudizio, un contrasto, una stroncatura, una singola proposta. […]”
dalla Nota di Carlo Fruttero a I libri degli altri, Einaudi

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5 Comments

  1. in bocca al lupo;
    dopo la moda dei social network, si tornerà ai blog e ai siti internet “tradizionali”;
    uno spazio necessario alle parole.

    Raffaele.

    Mi piace

  2. Pingback: Calvino salvi tutti | dear luka

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