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L’estate di Ilda: una lista confusa

La farsa dei buoni propositi è di solito riservata ai mesi di settembre e gennaio, seguita nei mesi di ottobre e febbraio da quella dei buoni propositi mancati. E d’estate che si fa? Ci si dice che si ha più tempo, ci si può rilassare, non ci sono mete da raggiungere e impegni da perseguire, ma bisogna approfittare del lungo (?) tempo di inattività per fare quelle cose rimandate da una vita e che ora è davvero il momento di concedersi, perché i giorni non siano tutti uguali e perché ci si possa dire quando sarà il momento: “ho fatto anche questo”. Fatto cosa? Leggere libri, guardare serie tv. La nostra amata e incredibile vita spericolata, insomma, che non siamo nemmeno troppo sicuri di riuscire ad affrontare ma, ok, ci metteremo tutte le nostre forze. Buona estate! L’estate di Luigi Loi Ho comprato A casa quando è buio di James Purdy (traduzione di Floriana Bossi, Racconti edizioni) e sono curioso. La curiosità nasce da motivi del tutto pericolosi, mettere le dita nella presa elettrica e aspettare …

Rileggere come?

Disse Flaubert a Louise Colet: “Quanto saremmo intelligenti se conoscessimo a menadito soltanto cinque o sei libri!” Ci abbiamo messo un po’ a capirlo, ma da qualche tempo parlare di ri-lettura non è più una vanità da topi di biblioteca. Si rilegge con orgoglio e se ne cantano le lodi; si dice faccia bene. Per ricordarsi dei classici, com’è giusto, ma anche per riassaporare un senso di bellezza che un libro ci ha dato molto tempo fa e che non abbiamo mai ritrovato altrove. Come tutte le cose editoriali, sembra sia più che altro merito di una tendenza, (quella che dice:”Oh! Quanti libri! Troppi! Troppo lunghi! Chi ce la fa a stargli dietro? A che servono? Tutti vogliono fare gli scrittori! Tutti a pubblicare! Dieci nuove uscite al mese! Piuttosto rileggo i classici: la vera letteratura!”) e non di una strutturale consapevolezza, ma poco importa. Rileggere è sempre un ottimo esercizio, di qualsiasi cosa si tratti, anche scritta di nostra mano. (Anche le lettere inviate ai nostri cari per spiegarci, o ai nostri ex per allontanarli, …

Il senso di colpa della scrittura

Entrata e uscita Quando entriamo al nido saliamo le scale piano, salutiamo uno alla volta tutti i quadretti disegnati e pitturati dai bambini che stanno appesi alle pareti. Ciao quadretto con il sole giallo. Ciao quadretto con il prato pieno di fiori. Saliamo le scale e diciamo: – Guarda: c’è un altro bimbo, anche lui va a scuola! – Poi diciamo: – Ciao bimbo! – e agitiamo la manina. In cima alle scale c’è un pagliaccio di cartone, è alto quanto un bambino dell’ultimo anno dell’asilo, ha un vestito bianco a pois rossi. La prima volta che siamo venuti a scuola Andrea sapeva dire solo “a pois” diceva appuà, adesso sa dire anche pagliaccio dice pà. Quando ci lasciamo è ancora tutto un pianto: lui piange andando in braccio alla maestra e allunga le braccia verso di me mentre la maestra tenta di distrarlo e lo allontana; e io piango con gli occhiali da sole, che non mi tolgo mai, neanche se piove, e chissà cosa penseranno di me le maestre che non mi hanno …

Calvino salvi tutti

I libri degli altri è la raccolta Einaudi delle lettere che il Calvino editor¹ scriveva agli scrittori. Autori sconosciuti o già pubblicati inviavano il proprio testo in casa editrice e trovavano Calvino all’altro lato della scrivania, pronto a leggere. Era il suo mestiere. Oggi è più difficile che un esordiente venga letto direttamente in casa editrice. Questo non vuol dire che gli editori siano brutti e cattivi. Vuol dire solo che, per tutta una serie di motivi, i luoghi in cui ci si occupa di leggere si sono moltiplicati (premi letterari per inediti, agenzie letterarie, corsi di scrittura) e l’editore ha lasciato la presa. Molto spesso cede lo scouting ad altri, e, solo poi, va a vedere cosa c’è di buono. C’è, però, almeno una cosa che rimane in comune tra l’immagine di Calvino alla scrivania e i nostri nuovi luoghi editoriali: la figura del lettore professionale. Non tutti sanno leggere. Quest’affermazione è così importante che val la pena ripeterla: non tutti sanno leggere. Nessuno crede di essere musicista perché a scuola gli hanno insegnato le note. Nessuno crede di essere pittore perché …