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La verità vi prego: il punto di vista interno non è un continuo pensare

Caro @Dispositivo,

certamente ci avrai già pensato tu, ma voglio dirti che il tuo racconto mi ha fatto venire in mente un film che ha vinto l’oscar per la migliore sceneggiatura nel 2013: si chiama “Her”.

Il film è ambientato in un futuro prossimo in cui il protagonista può comprare un sistema operativo dotato di intelligenza artificiale perché gli faccia da segretaria tuttofare. Il software si dà da solo il nome di Samantha e poco alla volta comincia a fargli compagnia fino a che tra i due nasce una storia d’amore.
Come nel tuo racconto, il conflitto alla base di “Her” è l’interazione tra gli uomini e i congegni tecnologici con cui si trovano a passare il tempo, anzi la vita intera. A differenza del tuo racconto, in questo film si mostra anche il punto di vista del dispositivo. Anche. Non solo. Proviamo a ragionare sul perché.

La verità vi prego: se la realtà è un caos la narrazione deve domarla

Cara @Sadie,

la Nora del tuo romanzo suscita grande tenerezza, perché è capace di far venire fuori diversi aspetti di quell’età magica per cui ogni cosa non è mai solo se stessa, ma sempre la piccola parte di un insieme che sembra grandissimo, complicato e inarrivabile. Mentre si vive quell’età non si ha granché idea di quello che si sta facendo, si passa per lo più il tempo a rimpinzarsi d’informazioni, innamorarsi e sentirsi soli. È dunque logico che le sfere d’interesse siano tantissime e che tutto sembri fondamentale.
Nora, però, non è una persona reale ma un personaggio narrativo: quindi, deve fare delle scelte.

La verità vi prego: non superare il confine della credibilità

Caro Alberto,

a quanto pare il tuo protagonista è un catalizzatore di sorprese! Questa è una cosa buona: terribile sarebbe il contrario, ovvero mettere in scena un personaggio a cui non succede niente. Invece il tuo uomo (come si chiama? Che tipo di vita conduce? È solo?) vive una giornata davvero entusiasmante e, di primo acchito, sembra che questa non sia per lui una rarità (Non fui tanto sorpreso dall’arrivo di un pacco, ma per aver sentito la voce del portiere); (Tornai verso casa camminando leggero e sicuro, di quella sicurezza che dà l’alcool bevuto a digiuno e la consapevolezza di avere in tasca qualcosa di molto prezioso – è una sensazione che conosce già bene?)

La verità vi prego: non lasciare il lettore a zonzo nella scena

Cara Deborah,

c’è una cosa molto importante da tenere presente quando si scrive una storia ed è il tempo massimo della sospensione. I lettori amano essere accompagnati tra misteri e svelamenti, ma a patto che non vengano lasciati in mezzo alla scena, confusi, per troppo tempo. Trascinarli di pagina in pagina senza chiarire loro quello che accade, farli rimbalzare da una mezza verità all’altra, li spazientisce e ritarda l’immedesimazione.

Calvino salvi tutti

I libri degli altri è la raccolta Einaudi delle lettere che il Calvino editor¹ scriveva agli scrittori. Autori sconosciuti o già pubblicati inviavano il proprio testo in casa editrice e trovavano Calvino all’altro lato della scrivania, pronto a leggere. Era il suo mestiere. Oggi è più difficile che un esordiente venga letto direttamente in casa editrice. Questo non vuol dire che gli editori siano brutti e cattivi. Vuol dire solo che, per tutta una serie di motivi, i luoghi in cui ci si occupa di leggere si sono moltiplicati (premi letterari per inediti, agenzie letterarie, corsi di scrittura) e l’editore ha lasciato la presa. Molto spesso cede lo scouting ad altri, e, solo poi, va a vedere cosa c’è di buono. C’è, però, almeno una cosa che rimane in comune tra l’immagine di Calvino alla scrivania e i nostri nuovi luoghi editoriali: la figura del lettore professionista. Non tutti sanno leggere. Quest’affermazione è così importante che val la pena ripeterla: non tutti sanno leggere. Nessuno crede di essere musicista perché a scuola gli hanno insegnato le note. Nessuno crede di essere pittore perché …