All posts tagged: scrittura

Respiro n° 2

Ho dato ai corsisti di Apnea due settimane di tempo per leggere integralmente il romanzo “Il valore affettivo” di Nicoletta Verna. Leggere come si era già detto in Respiro n°1 e dunque con fogli, penne e domande in testa, all’erta e concentrati, e non come si è abituati a fare da lettori per passione. Ognuno di loro ha organizzato un piccolo discorso intorno alle cose da rivedere e da fare per migliorare il romanzo. Io ho aggiunto le mie. Ne è venuta fuori una lista molto concreta e particolareggiata, ma che spogliata di tali riferimenti concreti e particolareggiati può essere utile a ragionare sulla composizione dei romanzi in generale, e non solo di quello a cui lavoriamo noi. Eccola qui, compattata in 10 punti: Capire perché la divisione in parti del testo è fatta proprio così e non in un altro modo Tenere a mente l’importanza della descrizione e dell’atmosfera Gestire consapevolmente il narratore inattendibile Costruire personaggi coerenti senza dimenticarsi l’importanza dei chiaro-scuri Chiedersi quanto si sia capaci di gestire le derive psicologiche dei personaggi …

Respiro n°1

Eliminare le poltrone, il letto, la sedia a sdraio sotto l’ombrellone. Eliminare i pasticcini e il vino rosso da sorseggiare, la musica di sottofondo, la penombra. Leggere per lavoro è tutt’altra cosa dal leggere per passione, a cominciare dall’atmosfera. Servono fogli bianchi, pennarelli e una voce in testa che non si rilassa, non si accontenta, non cede. Il piacere di leggere esiste anche per chi lo fa di mestiere, ma lo si recupera dopo, quando si è certi di non confondere più il “Che ne pensi di questo libro?” con il “Funziona?”, il “Ti piace?” con il “Ha qualcosa da dire?”. Nella prima lezione di Apnea ci siamo immersi nell’analisi testuale delle prime 30 pagine, alla ricerca degli elementi che ci fanno dire sì o no alla scelta di andare avanti nella lettura del romanzo: personaggi, informazioni, atmosfera, voce. Anche in questo caso il “mi piace” non conta: bisogna saper comprendere il perché dei sì e il perché dei no. Stephen King dice che si può imparare di più dai libri brutti che da quelli …

Non essere capace di scrivere la verità

di Marco Malvestio Ci sono due domande piuttosto diverse che si possono fare intorno alla scrittura, benché all’apparenza molto simili: perché scrivere? E perché io scrivo? E benché la prima domanda sia di portata talmente vasta da essere, evidentemente, priva di una risposta univoca, la speranza è che la risposta alla seconda domanda possa aiutare a capire qualcosa di più della prima. Non serve ricordare quanto spiacevole sia scrivere, quanta fatica comporti e quale desolante assenza di risultati immediati. Sono cose che ha già detto bene Alfredo  Palomba in Scrittori presso se stessi, ma vale la pena ricordarle: si tratta di sedersi davanti a un PC o, più raramente, a un foglio bianco, e sistemare una frase per bene, poi girarla, poi rigirarla di nuovo, poi forse scriverne un’altra, e così via. Se mi preparo quello che devo scrivere, allora mi ritrovo a tentare disperatamente di infondere vita in un materiale altrimenti inerte; se invece non mi preparo e cerco di arabescare, eccomi perso nell’impresa di dare consistenza al frutto di successive, vertiginose approssimazioni. Scrivere …

La lingua imperfetta

di Mira Costanzo Tempo fa ho scambiato qualche messaggio con un mio ex studente tedesco, tornato a Roma per una breve vacanza, e quando mi sono complimentata perché mi sembrava che il suo italiano fosse migliorato, lui ha risposto: «Al bar mi hanno portato un caffè corretto dopo che avevo chiesto un caffè e un cornetto! Saper scrivere non è saper parlare!». No, infatti. Imparare una lingua significa lavorare sulla comprensione orale, sulla comprensione scritta, sulla produzione orale, sulla produzione scritta e sull’interazione orale, ed è difficile raggiungere lo stesso livello su tutti i fronti. Da un punto di vista strettamente pragmatico, saper scrivere non è l’abilità più importante. Secondo uno studio di Wilga M. Rivers e Mary S. Temperley (“A Practical Guide to the Teaching of English as a Second or Foreign Language”, Oxford University Press, New York, 1978), l’attività linguistica di un adulto medio è così suddivisa: il 45% del tempo è dedicato ad ascoltare, il 30% a parlare, il 16% a leggere e il 9% a scrivere. Ciò di cui si ha …

Scrivere in memoria della madre

di Alessandro Melia “Mia madre è morta giovedì 22 novembre, davanti ai miei occhi. La trovai agonizzante sul pavimento della cucina, con la pancia gonfia e la mascella serrata. In ginocchio, urlando, cercai di spalancarle la bocca per farla respirare, ma fu un tentativo inutile. Più tardi, in ospedale, mi dissero che aveva avuto un aneurisma dell’arteria splenica.” Questo è l’incipit di un testo (non un romanzo, non un racconto, non una biografia, semplicemente un testo) che scrissi pochi mesi dopo la morte di mia madre. Sono passati quasi sei anni e quel testo, mai concluso, è conservato nel mio pc dentro una cartella denominata Sulla morte. Ricordo con precisione quando decisi di iniziare a scriverlo. Ero a teatro e stavo assistendo all’adattamento de Il Soccombente di Thomas Bernhard. Per qualche motivo, durante il monologo finale dell’io-narrante interpretato da Roberto Herlitzka, ripensai alla morte di mia madre, a cui avevo assistito contro la mia volontà, e sentii il bisogno di scrivere di lei. Quando tornai a casa, accesi il pc e raccontai gli istanti della …

Scrivere è sopravvivere alla notte

di Giacomo Faramelli Io non credo alle missioni. Non credo nel raggio di luce divina disceso dal cielo per far divampare la fiamma del sacro fuoco della scrittura. È una cosa che funziona bene negli affreschi delle chiese, quella. Ma io non ho lo stimma dell’eremita, la forza d’animo del santo e poi, come dire, la mia propensione al martirio è quella che è. Credo nei talenti ma non è che anche quelli mi ispirino gran fiducia. Mi considero un fenogliano atipico. Credo di scrivere anch’io, Beppe perdonami, “with a deep distrust and a deeper faith” ma questa fede di risulta nella scrittura, dilavata col crescere e irrobustita dalla volontà malcelata di prendersi una rivincita, effimera, nei confronti di tutti i bastoni che ho scientificamente infilato tra le mie ruote, è un corpo estraneo che mi mette a disagio, un ometto nudo che corre di domenica pomeriggio tra la folla del centro. È dunque la grande notte della boxe interiore? Davvero scrivo per partecipare a un campionato di pesi massimi delle vanità, in cui le …

Scrivere è liberare ostaggi

di Emanuela Canepa Qualche giorno fa Alfredo Palomba si chiedeva su questo blog: per quale motivo scriviamo? Una domanda che agli scrittori viene fatta di continuo, basta una veloce ricerca in rete per accertarsene. Ho tentato una sintesi imperfetta della media delle risposte, e i punti fermi girano sempre intorno allo stesso concetto: scrivere ha il sapore della sortita disperata. Un monito che non vale solo per gli esordienti in cerca di editore. È una sentenza che pende anche sulla testa degli scrittori che hanno già un contratto firmato, o addirittura un rispettabile curriculum di pubblicazioni alle spalle. La litania è sempre quella: di questo mestiere non si campa. O hai un’occupazione regolare, Monday to Friday, e quindi accetti di riservare la scrittura al tempo libero, oppure sei costretto a impegnarti in tutta una serie di attività correlate – corsi, articoli, convegni – che sono cosa assai diversa dalla scrittura in sé, che magari non ti piacciono affatto, e che comunque sono aleatori, e quindi potrebbero non essere sufficienti a garantirti la sopravvivenza. La terza …

La scrittura non è degli scrittori

Il mio modo di leggere è poco empatico. Ammiro un libro scritto meravigliosamente, o con un sapiente meccanismo narrativo, o con dei personaggi indimenticabili; m’interessa, m’istruisce, mi ammalia perfino, ma non mi sento partecipe. È una cosa che mi succedeva già prima e che da quando leggo per mestiere capita più spesso. Quando poi l’emozione cambia (succede con pochissimi libri*) dura per mesi, e io riconosco bene di essere stata messa allo scoperto. Mi capita allora di parlare di questi libri con un giudizio non più solo critico, ma personale: non più sulla scrittura – raffinatissima! – o sulla storia – così vera! – ma irrimediabilmente sulla sconfitta della mia razionalità, che mi costringe a uno sguardo nuovo, meravigliato e grato, come di chi ha bisogno di sentirsi dire certe cose che la riguardano. Prendiamo Karoo, di Steve Tesich: la storia di un uomo integratissimo nel suo mondo eppure al limite della propria esistenza. Un romanzo che ha toccato i miei due nervi scoperti, i punti più intimi di quella che sono: la paura fisica e …

Emilio Isgrò, Studio per Var ve Yok, 2010

Cosa farsene delle regole di scrittura

Perché le regole di scrittura piacciono? Molte delle persone che scrivono credono di avere in pugno la capacità di raccontare storie. Lo credono semplicemente in virtù del loro scrivere. La maggioranza prende un foglio e una penna, butta giù d’un fiato tutta la vicenda, si compiace del risultato, accende il computer per “ricopiare”, non rilegge, e invia a chiunque: case editrici, agenti letterari, amici di facebook. Per questo (ma non solo per questo) gli aspiranti scrittori vengono trattati nell’ambiente editoriale con malcelato disprezzo, atteggiamento che a essere onesti non cambia neanche verso quegli aspiranti che si pongono delle sane domande o di quelli che, addirittura, cercano delle risposte. Aprire la porta del proprio lavoro per offrirlo al pubblico fa un gran bene al mondo dell’editoria, di solito esclusivista, misterioso e superbo. È quindi bello che, per approfittare del desiderio di risposte, l’industria editoriale abbia plasmato una riconosciuta categoria da scaffale: quella dei libri che racchiudono consigli di scrittura, così come un tempo si faceva con gli aforismi. Agli aspiranti scrittori questi prodotti piacciono non solo perché desiderano apprendere le tecniche narrative, ma anche perché vogliono riconoscersi …