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Prima e dopo la pubblicazione: come cambia un romanzo

Due anni fa Valentina Durante stava cercando un editore per il suo romanzo Afrodia e, nel frattempo, chiedeva pareri ai suoi contatti Facebook. Io non la conoscevo, ma qualche mese prima avevo letto questo suo racconto sulla rivista Vibrisse e per diversi giorni mi ci ero arrovellato su. Così, come accade ai lettori che si sentono in confidenza con gli autori dopo averne condiviso l’immaginario, mi sentii in diritto di chiederle il file word di quel romanzo. Lei fu paziente e me lo inviò. La proibizione, uscito poi nel 2019 per Laurana, è la versione definitiva di quella prima versione che potei leggere in anteprima. Avere l’occasione di confrontare due versioni di uno stesso romanzo, quella edita e quella inedita, aiuta a capire come la stessa storia possa essere raccontata in modi apparentemente simili, ma profondamente diversi. Mettetevi comodi e cercate di seguirmi. 1. Un kimono verde smeraldo Poche battute sulla trama di La proibizione: due donne, Leni e zia Eleonora, vivono nella stessa casa e sono legate da un rapporto morboso di reciproca dipendenza. La prima ha …

Respiro n°0

La classe di Apnea si è chiusa. 14 persone (tantissime, bisognerà lavorare bene) che, prima ancora di cominciare, hanno ricevuto un compito: leggere, studiandole, le prime 30 pagine del romanzo che dovranno editare. Solo 30 pagine, il resto del manoscritto sarà inviato dopo la prima lezione. Ribadire che dalle prime 30 pagine di un romanzo si può capire molto, se non tutto, è una cosa che disturba molti, lo so. Ma tant’è. Io vi dico che delle scelte che compongono un romanzo alle volte si può iniziare a discutere anche solo dalla prima parola.  

Gli «e poi» di Andrea e come si costruisce una narrazione

Da circa un mese Andrea ha cominciato a dire: «E poi». Prima ripeteva a pappagallo quando lo dicevo io. Quando dovevamo cambiare il pannolino, per esempio, e lui non voleva, e allora io dicevo: «Prima mamma ti cambia il pannolino, e poi torni a giocare». E lui sintetizzava: «eppoi gioto». Oppure, quando aveva fame ed eravamo ancora in macchina a cercare parcheggio, e gli dicevo: «Prima posiamo la macchina, e poi andiamo subito a fare la pappa». E lui: «eppoi pappa». Dopo c’è stato il momento di «Mammaeppoi» detto come un’invocazione, una specie di formula magica per significare “voglio che succeda questo”, “voglio fare quest’altro”. Adesso lo dice per conto suo. Sono diventate due parole con un vero e proprio significato. Per esempio quando sa che deve passare ancora qualche giorno, deve arrivare il fine settimana, prima di poter vedere la sua cuginetta: «Eppoi viene Giordana». Oppure quando c’incamminiamo per il solito percorso, e ci fermiamo al supermercato a comprare il pane, e lui sa che dopo andremo anche al parco: «Eppoi sullo ccivolo». Insomma …

La verità vi prego: non lasciare il lettore a zonzo nella scena

Cara Deborah,

c’è una cosa molto importante da tenere presente quando si scrive una storia ed è il tempo massimo della sospensione. I lettori amano essere accompagnati tra misteri e svelamenti, ma a patto che non vengano lasciati in mezzo alla scena, confusi, per troppo tempo. Trascinarli di pagina in pagina senza chiarire loro quello che accade, farli rimbalzare da una mezza verità all’altra, li spazientisce e ritarda l’immedesimazione.

La verità vi prego: raccontare non è parlare attorno

Cara @MadameBovary,

perché “Sorelle” si apre con un prologo? Senti forse il bisogno di chiarire il conflitto che anima le protagoniste del tuo romanzo? Vuoi avvisare il lettore di qualcosa? Metterlo in guardia? Indicargli la strada: guarda, si parlerà di questo?

Voglio dirti subito una cosa: questo prologo è inopportuno. Lo è nell’intenzione – le storie non vogliono essere spiegate, ma solo raccontate – e lo è nell’obiettivo: questa pagina iniziale non aiuta il lettore. Anzi: lo trascina in un lungo e caotico sommario di quello che è accaduto (e che deve accadere, nel primo capitolo) senza semplificare né precisare un evento o un sentimento, piuttosto annodando il concetto fino a esaurirlo.
E come si fa, poi, a cominciare una storia su un soggetto già esaurito?