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Respiro n°0

La classe di Apnea si è chiusa. 14 persone (tantissime, bisognerà lavorare bene) che, prima ancora di cominciare, hanno ricevuto un compito: leggere, studiandole, le prime 30 pagine del romanzo che dovranno editare. Solo 30 pagine, il resto del manoscritto sarà inviato dopo la prima lezione. Ribadire che dalle prime 30 pagine di un romanzo si può capire molto, se non tutto, è una cosa che disturba molti, lo so. Ma tant’è. Io vi dico che delle scelte che compongono un romanzo alle volte si può iniziare a discutere anche solo dalla prima parola.  

Life’s a pitch! – Breve non significa sbrigativo

Il pitch è una breve presentazione che ha l’obiettivo di convincere chi legge. Progetti cinematografici, startup, web series e, sì, perfino quegli oggetti dall’aura sacrale che chiamiamo libri: tutto ha bisogno di un lancio, perché tutto ciò che richiede un budget ha bisogno di un finanziatore. O almeno di qualcuno che ci creda. Hai un progetto di scrittura e non sai come raccontarlo? Inviami una sinossi: ti aiuterò a trovare le parole per strutturare il tuo pitch. Per sapere come funziona leggi qui. La sinossi di oggi è di Antonella Albano, per il suo romanzo inedito “In viaggio verso dove”: «Amanda è sposata e senza figli; insegna, ma odia farlo. I suoi genitori sono morti da poco, lasciandola desolata e lei desidera qualcosa di diverso per sé. Il marito, Lorenzo, non comprende quell’ inquietudine, ricattato dal mancato successo della ditta in cui ha investito tutto se stesso. Amanda ha una relazione, ma capisce che non è quello il punto. Quando però vede la possibilità di comprare una proprietà con un trullo, chiede aspettativa, mette in vendita …

Life’s a pitch! – Il dove, il chi, il cosa. E il quando.

Il pitch è una breve presentazione che ha l’obiettivo di convincere chi legge. Progetti cinematografici, startup, web series e, sì, perfino quegli oggetti dall’aura sacrale che chiamiamo libri: tutto ha bisogno di un lancio, perché tutto ciò che richiede un budget ha bisogno di un finanziatore. O almeno di qualcuno che ci creda. Hai un progetto di scrittura e non sai come raccontarlo? Inviami una sinossi: ti aiuterò a trovare le parole per strutturare il tuo pitch. Per sapere come funziona leggi qui. La sinossi di oggi è di Enrico, per il suo romanzo inedito “Il sonno dei Giusti”: «Nella città dell’amore, Ettore, Miranda e Orlando sono morti. Questa è l’unica cosa che sanno con sicurezza. Risvegliati alla non-vita al fianco di una macchina distrutta, ascoltando l’eco dei loro sentimenti e passioni, non sanno come siano morti né quale sia il motivo. Di certo questa strana ragazza, Ginevra, a cui tutti e tre sembrano essere legati, conosce il loro passato. Ma come fare per oltrepassare il sudario che separa il regno dei vivi da quello dei …

Gli «e poi» di Andrea e come si costruisce una narrazione

Da circa un mese Andrea ha cominciato a dire: «E poi». Prima ripeteva a pappagallo quando lo dicevo io. Quando dovevamo cambiare il pannolino, per esempio, e lui non voleva, e allora io dicevo: «Prima mamma ti cambia il pannolino, e poi torni a giocare». E lui sintetizzava: «eppoi gioto». Oppure, quando aveva fame ed eravamo ancora in macchina a cercare parcheggio, e gli dicevo: «Prima posiamo la macchina, e poi andiamo subito a fare la pappa». E lui: «eppoi pappa». Dopo c’è stato il momento di «Mammaeppoi» detto come un’invocazione, una specie di formula magica per significare “voglio che succeda questo”, “voglio fare quest’altro”. Adesso lo dice per conto suo. Sono diventate due parole con un vero e proprio significato. Per esempio quando sa che deve passare ancora qualche giorno, deve arrivare il fine settimana, prima di poter vedere la sua cuginetta: «Eppoi viene Giordana». Oppure quando c’incamminiamo per il solito percorso, e ci fermiamo al supermercato a comprare il pane, e lui sa che dopo andremo anche al parco: «Eppoi sullo ccivolo». Insomma …

La verità vi prego: non lasciare il lettore a zonzo nella scena

Cara Deborah,

c’è una cosa molto importante da tenere presente quando si scrive una storia ed è il tempo massimo della sospensione. I lettori amano essere accompagnati tra misteri e svelamenti, ma a patto che non vengano lasciati in mezzo alla scena, confusi, per troppo tempo. Trascinarli di pagina in pagina senza chiarire loro quello che accade, farli rimbalzare da una mezza verità all’altra, li spazientisce e ritarda l’immedesimazione.

La verità vi prego: raccontare non è parlare attorno

Cara @MadameBovary,

perché “Sorelle” si apre con un prologo? Senti forse il bisogno di chiarire il conflitto che anima le protagoniste del tuo romanzo? Vuoi avvisare il lettore di qualcosa? Metterlo in guardia? Indicargli la strada: guarda, si parlerà di questo?

Voglio dirti subito una cosa: questo prologo è inopportuno. Lo è nell’intenzione – le storie non vogliono essere spiegate, ma solo raccontate – e lo è nell’obiettivo: questa pagina iniziale non aiuta il lettore. Anzi: lo trascina in un lungo e caotico sommario di quello che è accaduto (e che deve accadere, nel primo capitolo) senza semplificare né precisare un evento o un sentimento, piuttosto annodando il concetto fino a esaurirlo.
E come si fa, poi, a cominciare una storia su un soggetto già esaurito?