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La divertentissima parodia che non vedremo mai: “Utopia” di Gillian Flynn

Quando Utopia di Dennis Kelly fece la sua comparsa sugli schermi era il 2013. Era un tempo in cui Game of Thrones aveva già animato eserciti di fan che viaggiavano in Nord Europa solo per andare a visitare la barriera. Più indietro negli anni, nel 1979, Jean Francois Lyotard parlava di grands récits e petit récits, e non sapeva né poteva immaginare che la sua analisi della “condizione” postmoderna sarebbe stata applicata, in futuro, anche alle serie TV. Da me.  Ecco, mi piace pensare che la fine di Game of Thrones abbia creato quel genere di spartiacque che Lyotard intercetta tra modernismo e postmodernismo, tra grandi narrazioni e grandi ideologie, e piccole narrazioni, destabilizzanti, parodiche, ripetitive e, tuttavia, fortemente innovative. Non è un giudizio di valore sulle serie pre e post GoT il mio (se ci fosse bisogno di specificarlo, sono un’amante della letteratura postmoderna), è solo una constatazione curiosa.  Era il 2013, dicevo, e scegliere una serie da vedere era questione di poco, non c’era bisogno di ore di scrolling su Netflix, bastava che …

Non prenderla come una critica – La peste nuova di Fulvio Abbate

La peste nuova di Fulvio Abbate, pubblicato per La nave di Teseo, è la riscrittura integrale di un romanzo scritto dall’autore ventiquattro anni fa. Questo è un segnale bibliografico, ma pure una spia dell’atteggiamento autoriale rispetto al passato che si auspica rettificabile, migliorabile. Ma vado con ordine. La trama, in pochissime parole, è questa: il protagonista, Guido Battaglia, è uno scrittore a cui due splendide ragazze affidano la missione di scrivere una barzelletta che possa salvare non solo la sua città, ma tutto il pianeta dalla morsa della peste. Guido Battaglia è l’alter ego dell’autore, ateo, laico, non vuole e non può salvare il mondo, ma può più realisticamente realizzare soltanto la propria felicità, l’unico compito che uno scrittore degno di questo nome può realizzare: «Guido era comunque un “artista”, in che altro modo, se non artisti, scrittori, narratori, alle prese con l’ideale trigonometria dell’approssimazione dell’esattezza espressiva, devono essere considerati gli inventori di barzellette?» (p. 77) Gli oggetti della devozione ininterrotta e l’artista La barzelletta che dovrà scrivere Guido è del tutto marginale all’economia della …

La fantascienza ci restituirà il futuro

“Perché non è vero che la vita è sempre bella, che va vissuta a piene mani, che nelle piccole cose sta la felicità. Sciocchezze. Siamo su una canoa senza remi e la corrente non si ferma. Questo è tutto.”  Questa è una citazione da Gli immortali, di Alberto Giuliani, una delle letture che stanno accompagnando un’insonnia comparsa senza preavviso, tra le altre novità di questa primavera. Trovo che sia una perfetta fotografia dell’umore del tempo, e anche il resto del libro, a suo modo, lo è. Il narratore fa un viaggio a metà tra l’autofiction e il reportage, alla scoperta di luoghi dove si scrive il futuro, quello che non vuole arrendersi alla fine, quello che non vuole restare solo un’ipotesi nel presente. Tra astronauti che si preparano alla vita su Marte, cyborg umanoidi, cani clonati e bunker sotterranei costruiti per resistere alla “fine” del mondo, Giuliani rincorre una domanda: come si sopravvive all’improvvisa consapevolezza della propria mortalità? È una domanda che riecheggia nell’aria (quest’aria di cui in queste settimane abbiamo sempre più fame) ma …