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Esiste una letteratura horror, fantasy, fantascientifica italiana? Recensione a “Guida ai narratori italiani del fantastico”

di Marco Malvestio

Una domanda che ci si sente spesso porre dai lettori occasionali o semplicemente non professionisti è perché non esista una letteratura horror, fantasy o fantascientifica italiana, tanto poco questa è rappresentata tra le pagine dei giornali o negli scaffali delle grandi librerie generaliste. Invece, ovviamente, questi generi esistono anche nella nostra letteratura, e la Guida ai narratori italiani del fantastico, a cura di Walter Catalano, Gian Filippo Pizzo e Andrea Vaccaro (Bologna, Odoya, 2018) lo dimostra ampiamente, compendiando più di mezzo secolo di scritture italiane del fantastico (ma con incursioni doverose anche a inizio Novecento e fino all’Ottocento). Il volume raccoglie, sotto forma di schede bio-bibliografiche, contributi su ottanta autori italiani del fantastico, fornendo così uno strumento utilissimo non solo ai semplici curiosi, ma anche agli addetti ai lavori e agli accademici. In questo senso, la guida assolve un compito indispensabile nella generale povertà degli studi italiani sul fantastico, fornendo informazioni altrimenti di difficile reperibilità sul mondo delle riviste e delle pubblicazioni di settore.
Le schede sugli autori sono estremamente dettagliate, riportando spesso trama e circostanze di pubblicazione delle singole opere, e non rifuggendo da ponderati giudizi di valore sui testi in esame (anche se, talvolta, se ne nota l’assenza, come nella voce dedicata a Licia Troisi: ma forse gli autori hanno preferito una dignitosa omissione a una stroncatura). Il lettore che volesse usare questa guida per costruirsi un proprio percorso di lettura nei meandri sommersi del fantastico italiano non avrebbe difficoltà a utilizzarla sia per ripercorrerne la storia, sia per tracciare una mappa puntuale di quanto accade oggi nell’editoria di settore.
Se, infatti, la guida si premura di individuare importanti predecessori nel campo della proto-fantascienza (Salgari ed emuli), e di esempi illustri di autori fantastici nella nostra letteratura ‘alta’ (Bontempelli, Buzzati, Calvino, Capuana, Landolfi, Levi, Morselli, Ortese, Pirandello, Savinio, Soldati, Tarchetti) o mainstream (Benni, Mari), la grande maggioranza delle voci è dedicata ad autori che appartengono, per ispirazione e circolazione, alla letteratura di genere intesa come prodotto pensato e creato da una comunità di appassionati. Sono dunque di enorme utilità le bibliografie commentate di pionieri della fantascienza italiana (Aldani, Altieri, Altomare, Catani, Cremaschi, Curtoni, Evangelisti, Musa) e dell’horror (Arona, Baldini, Di Orazio, Lombardi, Sclavi). Alle schede bio-bibliografiche si accompagnano box di approfondimento sui precedenti del genere (dagli ‘incubi occasionali’ Otto- e Novecenteschi al futurismo e al realismo magico), sulla circolazione della letteratura fantastica in Italia (i premi Urania e Italia, le curatele, l’editoria horror degli anni Duemila), su sottogeneri specifici come la narrativa di vampiri e l’ucronia.
Quest’opera di ricerca rivolta a testi specialistici e ingiustamente trascurati è quanto rende la guida infinitamente preziosa, dal momento che buona parte del lavoro accademico e para-accademico sul fantastico italiano resta rivolto al regno della letteratura ‘alta’, complici pregiudizi inossidabili verso la scrittura di genere, ma anche una sua oggettiva difficile reperibilità. Catalano, Pizzo e Vaccaro sanno invece molto bene che il genere non ha bisogno di essere nobilitato dall’imposizione di modelli letterariamente ‘alti’, ma sa reggersi benissimo sulle sue gambe, e la speranza è che questa guida dia il via a una riscoperta, tra i lettori e gli studiosi, dei capisaldi della nostra produzione di genere, riportando alla luce e restituendo alla loro giusta importanza autori di primissimo livello come Catani, De Rossignoli, Musa e Sclavi, per citarne solo alcuni.
Per concludere con una nota più personale, se si legge la guida, come ho fatto io, tutta d’un fiato, si sarà preda forse da una strana sensazione di nostalgia. Se è vero che viviamo in anni strepitosi per il fantastico, sommersi come siamo continuamente da prodotti televisivi, cinematografici e letterari di enorme valore, e ormai con piena legittimità culturale (che, di nuovo, gli appassionati sapevano già esserci; ma è bene che se ne accorgano finalmente anche gli altri), è anche vero che, tra le pagine della guida, così come in altri compendi utili e sapidi come il recente Paperbacks from Hell di Grady Hendrix, si percepisce un’atmosfera palpabile di sperimentazione pionieristica, di speculazione innovativa, di legami intellettuali non facili da costruire e mantenere (data la scarsa longevità di così tante fanzine e riviste), ma proprio per questo ancora più importanti. Oggi, sommersi come siamo dai prodotti culturali più vari, immersi nella rete, nei gruppi sul weird da tremila membri e con intere filmografie e bibliografie a portata di clic, non abbiamo la necessità di porci certi problemi o di affrontare certe difficoltà; ma è difficile dire se sia davvero un vantaggio.

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