interviste, scrittura
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La prima cosa scritta #2

5 domande a partire da una fotografia: quella del primo testo scritto. Le prime parole delle quali scrittrici e scrittori hanno deciso di fare qualcosa, o quelle che hanno mostrato loro che scrivere era ciò che volevano davvero (e in cui davvero riuscivano). La svolta nella loro formazione, anche se in un momento iniziale, e nel loro percorso autoriale.

A cura di Francesca de Lena. Intervista di Francesca Ceci.
Risponde Lelio Bonaccorso.

Cosa questa foto racconta del testo e cosa racconta di te?

Questa immagine è un disegno a cui sono molto legato, rappresenta anche il mio esordio da professionista nel mondo del fumetto con Peppino Impastato. Un giullare contro la mafia, edito nel 2009 da Beccogiallo e scritto dal mio socio Marco Rizzo, con cui avremmo fatto molti altri lavori negli anni seguenti. È una poesia di Peppino che ho illustrato: benché fosse una persona molto gioviale – da come ce lo hanno raccontato i suoi amici – conservava dentro di sé un aspetto malinconico e triste ed è questo quello che qui ho cercato di cogliere.

Chi eri e cosa facevi o cosa volevi fare (e fartene) quando l’hai disegnato?

Quando disegnai questa immagine ero uno dei tanti ragazzi usciti dalle scuole di fumetto italiane con il sogno di pubblicare, ero molto emozionato e puntavo a poter disegnare quelli che erano i miei personaggi preferiti, Dylan Dog e Batman. Su uno sono riuscito a lavorarci, sull’altro ancora no.

Come e quando questa prima cosa disegnata si è trasformata in una tua attitudine di vita o in un mestiere?

Nella mia testa, fin da quando andavo ancora alla scuola del fumetto, non avevo nessun dubbio che sarebbe stata la mia strada. Nel momento in cui con Marco abbiamo pubblicato Peppino Impastato, che ha avuto anche un certo successo, ho avuto la conferma che avrei dedicato totalmente la mia vita al mondo della narrazione a fumetti e dell’illustrazione. È stato quello – la prima pubblicazione nel 2009 – il momento che mi ha dato la certezza di ciò che dentro di me già era presente.

Quanto di questa prima cosa disegnata è ancora parte del tuo modo di disegnare?

Credo sia rimasto molto di quel modo di disegnare, sono passati 10 anni, non tantissimi in realtà, però questo modo di fare un po’ grottesco e un po’ realistico, quasi cartoon, lo porto ancora con me. Un tratto che probabilmente era più spigoloso inizialmente adesso si è ammorbidito, però queste caratteristiche le conservo ancora. Inoltre, a volte mi dicono che è un tratto molto riconoscibile anche se non sempre me ne rendo conto.

Cosa ne è stato di questa prima cosa disegnata? È entrata in un libro? È rimasta in un cassetto? La rifaresti allo stesso modo? Se no, cosa non disegneresti più così?

Ho avuto la fortuna di poter disegnare qualcosa che realmente amavo. Il fumetto di Peppino è qualcosa che anche a livello intimo e personale mi ha fatto crescere e cambiare e coincide al tempo stesso con quella che è diventata la mia professione. È stata un’esperienza emotiva molto forte perché con Marco abbiamo rivissuto la vita di Peppino, conosciuto i suoi parenti, siamo stati a casa sua. Abbiamo fatto anche dei tour nelle scuole con questo libro e ogni volta che guardo quelle immagini ricordo esattamente dove mi trovavo e cosa stavo facendo. È qualcosa che non dimentico.

Lelio Bonaccorso. Fumettista ed illustratore siciliano, Lelio Bonaccorso realizza e pubblica diversi libri da solo e insieme allo sceneggiatore Marco Rizzo, tra i quali Peppino Impastato un giullare contro la mafia (BeccoGiallo). Ha collaborato con Marvel e DComics/Vertigo, con lo sceneggiatore Loulou Dedola e con Nadia Terranova per Caravaggio e la ragazza (Feltrinelli), con Sergio Bonelli Editore e Disney. Ha pubblicato per quotidiani quali La Repubblica, il Corriere della Sera (La Lettura), Gazzetta dello Sport, L’Unità, Wired e realizzato con il regista Antonello Piccione vari corti d’animazione. I suoi lavori sono stati pubblicati in nove Paesi oltre l’Italia.

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