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Scrivo di dove sono nella vita

di Fabrizio Coscia «Scrivo di dove sono nella vita». Ho letto qualche anno fa questa frase pronunciata da Alice Munro in un’intervista radiofonica alla CBC del 1987, riportata nell’introduzione del Meridiano dedicato alla grande scrittrice canadese. Da allora non l’ho più dimenticata, perché rispecchia ciò che credo sia il compito di uno scrittore, ammesso che uno scrittore debba avere un compito: ovvero trovare le parole giuste per rispondere a una domanda impellente, la domanda che ci interroga su dove siamo nella vita. Tutto ciò che non riguarda questa risposta è superfluo, inessenziale, è gioco letterario, intrattenimento. Mi viene in mente, allora, quel passo biblico in cui Adamo, in Genesi, dopo aver commesso il peccato originale, si nasconde con Eva tra gli alberi dell’Eden agli occhi di Dio. «Come bisogna interpretare che Dio onnisciente dica ad Adamo: “Dove sei?”», domandano al Rav della Russia nel racconto chassidico riportato da Martin Buber nel Cammino dell’uomo. E il rabbino risponde: «In ogni tempo Dio interpella ogni uomo: “Dove sei nel tuo mondo? Dei giorni e degli anni a …

Emilio Isgrò, Studio per Var ve Yok, 2010

Cosa farsene delle regole di scrittura

Perché le regole di scrittura piacciono? Molte delle persone che scrivono credono di avere in pugno la capacità di raccontare storie. Lo credono semplicemente in virtù del loro scrivere. La maggioranza prende un foglio e una penna, butta giù d’un fiato tutta la vicenda, si compiace del risultato, accende il computer per “ricopiare”, non rilegge, e invia a chiunque: case editrici, agenti letterari, amici di facebook. Per questo (ma non solo per questo) gli aspiranti scrittori vengono trattati nell’ambiente editoriale con malcelato disprezzo, atteggiamento che a essere onesti non cambia neanche verso quegli aspiranti che si pongono delle sane domande o di quelli che, addirittura, cercano delle risposte. Aprire la porta del proprio lavoro per offrirlo al pubblico fa un gran bene al mondo dell’editoria, di solito esclusivista, misterioso e superbo. È quindi bello che, per approfittare del desiderio di risposte, l’industria editoriale abbia plasmato una riconosciuta categoria da scaffale: quella dei libri che racchiudono consigli di scrittura, così come un tempo si faceva con gli aforismi. Agli aspiranti scrittori questi prodotti piacciono non solo perché desiderano apprendere le tecniche narrative, ma anche perché vogliono riconoscersi …