All posts tagged: Madre

Scrivere in memoria della madre

di Alessandro Melia “Mia madre è morta giovedì 22 novembre, davanti ai miei occhi. La trovai agonizzante sul pavimento della cucina, con la pancia gonfia e la mascella serrata. In ginocchio, urlando, cercai di spalancarle la bocca per farla respirare, ma fu un tentativo inutile. Più tardi, in ospedale, mi dissero che aveva avuto un aneurisma dell’arteria splenica.” Questo è l’incipit di un testo (non un romanzo, non un racconto, non una biografia, semplicemente un testo) che scrissi pochi mesi dopo la morte di mia madre. Sono passati quasi sei anni e quel testo, mai concluso, è conservato nel mio pc dentro una cartella denominata Sulla morte. Ricordo con precisione quando decisi di iniziare a scriverlo. Ero a teatro e stavo assistendo all’adattamento de Il Soccombente di Thomas Bernhard. Per qualche motivo, durante il monologo finale dell’io-narrante interpretato da Roberto Herlitzka, ripensai alla morte di mia madre, a cui avevo assistito contro la mia volontà, e sentii il bisogno di scrivere di lei. Quando tornai a casa, accesi il pc e raccontai gli istanti della …

La tua storia non è la mia

Io e mio figlio Andrea siamo in macchina, è appena finita la sua giornata all’asilo, lo riporto a casa, ci lamentiamo del sole che rimbalza sul parabrezza e ci acceca. Andrea dice: Mannaggia mamma, questo sole lo dobbiamo fare grigio. Io rispondo: Ma no, che tristezza il sole grigio. Andrea scoppia a piangere. Gli chiedo che succede, ma lui va avanti a singhiozzi così forti che sono costretta a fermare la macchina, raggiungerlo sul seggiolino e stringerlo forte: gli faccio ‘nzù ‘nzù nelle orecchie, gli asciugo le guance con i baci, gli do un po’ d’acqua. Prova a spiegarmi che a lui il sole grigio piace, perché è bello, perché così non dà fastidio. Perché non vuoi fare il sole grigio con me? mi dice. Sono così mortificata che non faccio di meglio che perpetrare la mia ostinazione: hai ragione, a mamma, è solo che pensavo che con il sole grigio venisse la pioggia, e a noi non piace quando piove – e sbaglio di nuovo, perché Andrea dice a me la pioggia piace, e …

Scrivere senza stereotipi linguistici

Avevo voglia di scrivere un altro post sulla morte (sì, lo so, che razza di voglia) come promesso alla fine del primo dedicato a Tondelli. Dunque rileggevo il romanzo Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère in cui lui racconta molte morti, ma soprattutto quelle di sua cognata e di una bambina travolta dallo tsumani del Natale 2004. Due persone che avevano lo stesso nome: Juliette. A pagina 58 ho ritrovato un pezzo sottolineato che dice così: Che cosa significa, quando hai sette anni, sapere che tua madre sta morendo? E quando ne hai quattro? Quando ne hai uno? A un anno non sai, non capisci, dicono, ma anche senza parole dovrai ben intuire che attorno a te sta accadendo qualcosa di estremamente grave, che la vita è in bilico, che non ci sarà mai più una vera sicurezza. Mi frullava in testa una questione linguistica. Detesto l’uso della parola «mamma» se non al vocativo e in un contesto privato: che anche a sessant’anni ci si rivolga così alla propria madre, benissimo, ma che …