All posts tagged: Samuel Beckett

Scrivo perché non ho bisogno che qualcuno scriva per me

di Emiliano Ereddia Perché scrivo. Una domanda così semplice (appena due parole) ma che nasconde in realtà tante risposte per quante sono le stratificazioni implicazioni connessioni tra la mia vita e il mondo, che sarei tentato di aggrapparmi al fatto che questa domanda in apparenza così lineare e facile in realtà non ha nemmeno bisogno del punto interrogativo per essere posta, e che la mancanza di quella speciale melodia interrogativa ascendente renderebbe essa stessa (domanda) risposta al quesito: scrivo perché scrivo, potrei dire. Ma sarebbe troppo semplice. E io non ho mai scritto percorrendo la strada della semplicità. Occorre che faccia una premessa. Mi serve ad assicurare e salvaguardare il me di domani, la genuinità futura delle mie idee a venire. Se ieri, o l’altro ieri, o una settimana fa o un mese fa o un anno fa o qualche lustro addietro mi avessero chiesto perché scrivo, avrei dato delle risposte ben diverse da quelle di oggi [oggi quindici giugno duemilaventuno], per cui domani, queste risposte che sto per dare, di certo non varranno più; …

Il racconto del gran teatro del Rugby

“La testa contro le chiappe di Mello, aspettavo che la palla gli sbucasse tra le gambe. Fu troppo lento. Mi stavo allontanando, quando il cuoio rimbalzò tra le mie mani e, prima che riuscissi a passare, una spalla mi colpì la mascella. I denti sbatterono con tale violenza che rimasi stordito. E tutto si fece nero.” Quando ti rialzi dal nero che segue allo scontro sei stordito, tutto quello che vuoi è uscire dal campo: sei stremato, forse hai freddo, sicuro ti manca la mamma. È il primo placcaggio, il primo scontro di gioco della tua vita e hai conosciuto il più ruvido dei momenti del rugby. Sei nato di nuovo, questa volta in mezzo al campo, e non puoi più nasconderti. Non ti resta che continuare a combattere, come Arthur Machin, il protagonista de Il campione di David Storey (66thand2nd, traduzione di Guido ed Irene Bulla). Arthur è un tornitore, un operaio figlio del proletariato britannico del secondo dopoguerra, nato e cresciuto nel nord dell’Inghilterra. Alter ego perfetto di Storey, rugbysta e figlio di minatori …

Non prenderla come una critica – “Il buio a luci accese” di David Hayden

di Luigi Loi Il telescopio Il sole illumina tutto: soltanto grazie a lui possiamo osservare il mondo. Ma a pensarci bene è proprio la luce del sole a nasconderci (a rubarci) la vista delle stelle, e qualcosa vorrà pur dire. Allo stesso modo quando la prosa ruba alla realtà siamo portati a giustificare la rapina in simbolismo e allegoria. Il buio a luci accese di David Hayden (Safarà editore, traduzione di Riccardo Duranti) ruba sistematicamente alla realtà, e infatti questi diciannove racconti sono la spiegazione naturalistica e non allegorica di come funzioni davvero questa refurtiva quando la si osserva da vicino: «siamo proprio sulla soglia e io allungo una mano in cerca dell’interruttore, ma May poggia la mano calda e delicata sulla mia, e dice: è più buio a luci accese» (Il buio a luci accese, p. 166). Lo stile di Hayden è congruente con questa impostazione narrativa, la stessa di Testi per nulla di Samuel Beckett. Ma settant’anni non passano invano, cosicché si parte da quell’esempio, per spostare in avanti il focus, verso le stelle: il …