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L’estate di Ilda: una lista confusa

La farsa dei buoni propositi è di solito riservata ai mesi di settembre e gennaio, seguita nei mesi di ottobre e febbraio da quella dei buoni propositi mancati. E d’estate che si fa? Ci si dice che si ha più tempo, ci si può rilassare, non ci sono mete da raggiungere e impegni da perseguire, ma bisogna approfittare del lungo (?) tempo di inattività per fare quelle cose rimandate da una vita e che ora è davvero il momento di concedersi, perché i giorni non siano tutti uguali e perché ci si possa dire quando sarà il momento: “ho fatto anche questo”. Fatto cosa? Leggere libri, guardare serie tv. La nostra amata e incredibile vita spericolata, insomma, che non siamo nemmeno troppo sicuri di riuscire ad affrontare ma, ok, ci metteremo tutte le nostre forze. Buona estate!


L’estate di Luigi Loi

a casa quando è

Ho comprato A casa quando è buio di James Purdy (traduzione di Floriana Bossi, Racconti edizioni) e sono curioso. La curiosità nasce da motivi del tutto pericolosi, mettere le dita nella presa elettrica e aspettare che succeda qualcosa, bere quattro litri di birra in un quarto d’ora e aspettare che succeda qualcosa, dare corda a qualcuno mentre tirate via lo sgabello (e aspettare che succeda). Da quello che ho capito in questo libro c’è una postfazione di Giordano Tedoldi: questo è un bene, le prefazioni si leggono sempre meglio post, in coda al libro, ma tant’è. Da quello che ho capito, in questa raccolta c’è Jennie, una che trascorre le serate a bere birra in un locale perché con la birra il tempo si ammazza meglio che col vino: l’impressione malinconica sembra la stessa (ma non lo è, giuro). Da quello che ho capito c’è persino l’uomo in copertina, tristissimo, chiuso dentro una cabina telefonica. È chiaramente un fantasma perché non ci sono più cabine telefoniche, anzi, potrebbe essere il miglior erede di Bartleby lo scrivano, quello strano personaggio di Melville che resiste e aspetta che il mondo passi oltre, ma quello non passa. Hai voglia a dire “I would prefer not to” dentro una cabina telefonica. Con chi sta parlando? Oppure: non dialoga, ascolta soltanto il monologo di qualcun altro. Anzi: se aspettasse, come tutti, che succeda qualcosa?


L’estate di Chiara M. Coscia

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L’estate è per me la stagione della campagna (mani nella terra, zappa e birre gelate alla fine del lavoro), delle letture lunghe, del caldo appiccicoso e dei ritorni notturni in auto con i finestrini abbassati e la voce roca di fumo, del desiderio di camino acceso quando senti l’odore delle fascine bruciate nell’aria di settembre. L’estate è un flirt che all’inizio ti scombussola e appassiona ma poi, alla lunga, ti stanca e vuoi scrollartela di dosso. Finché non arriva febbraio, e ci pensi di nuovo, e vorresti scriverle un messaggio, chiedendole scusa, torna presto, io sono qui, ti aspetto. Di questo parla la mia playlist estiva, in cui ho inserito anche dei consigli più o meno espliciti di visione.

Vi lascio il gioco della scoperta ma ci tengo a svelarvene tre: due film e una serie TV. Nessuno nuova uscita, ma si tratta di tre prodotti molto estivi per tre ragioni diverse:

  • Assassination Nation 2018, Sam Levinson (creatore di Euphoria, nuovissimo teen drama HBO, che è nella mia lista di cose da vedere al più presto). Perché se non l’avete ancora visto è arrivato il momento che vi diate una mossa. Humor, violenza, esposizione cruda ed esasperata (nonché conseguente aggressione) di sessismo, razzismo, male gaze, mascolinità tossica, omotransfobia e tutte quelle affascinanti componenti che minacciano la quiete della nostra cultura di massa. Perché Assassination Nation è ambientata in una di una cittadina “immaginaria” di nome Salem. E poi perché vi sfido a non innamorarvi di Hari Nef.
  • Super Dark Times: film debutto alla regia di Kevin Phillips, datato 2017. L’ho scelto (al di là di “Ahead” dei Wire) perché non è estate senza un bel teen movie, e questo non è il teen movie che vi aspettate. Una versione horror e dolorosa di Stand by me, viaggia su quei binari di nostalgia che tanto piacciono a quelli della mia età (vedi alla voce Stranger Things) senza mai scivolare nella tentazione del lieto fine.
  • The Americans: serie TV pluripremiata di Joe Weisberg, FX. Da vedere perché i grandi classici si recuperano d’estate, e lo dico anche a me, che sono ferma alla terza stagione. Lo so che è un po’ datata e che siamo ormai in cerca di altro (la ricerca della nuova grande serie TV sta diventando un po’ come quella del nuovo Grande Romanzo Americano), ma provateci a non farvi acchiappare dalla scena dell’inseguimento all’inizio del pilota con “Tusk” in sottofondo. Impossibile, dai!

L’estate di Giuseppe D’Antonio

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In giro ho già adocchiato un bel po’ di liste di libri da leggere per le ferie così lunghe che il mio pensiero è stato: grazie, ma preferisco vivere. Non potendo tra l’altro esimermi dallo stilarne una anche io (ho sempre trovato irresistibile aumentare il rumore di fondo) e non sapendo bene dove e come orientare le mie scelte, ho deciso quindi di farmi aiutare dai colori, e dato che, alla fine, sono una persona semplice ho optato per colori semplici: il bianco e il nero.

  • Il primo libro bianco è: Alberto Cadioli, Le diverse pagine. Il testo letterario tra scrittore, editore, lettore, Il Saggiatore 2012Un testo che parla di editoria tenendo fuori numeri, dati e percentuali, e si concentra sul ruolo dell’editore, il suo sviluppo storico, le modalità di lettura, cura e trasmissione dei testi, e che colloca l’editoria all’interno della storia della cultura del Novecento.
  • Il secondo libro bianco è: Lina Bolzoni,Una meravigliosa solitudine. L’arte di leggere nell’Europa moderna, Einaudi 2019Un testo che, in anni di profonde e veloci trasformazioni tecnologiche, vuole “ripercorrere i grandi miti che il Rinascimento ha costruito intorno alla lettura, guardare da vicino la rappresentazione di sé come lettori nei secoli in cui in Europa nasce il mondo moderno”.
  • Il primo libro nero è: Nina Edwards, Storia del buio, Il Saggiatore 2019Prendete un qualsiasi libro che abbia nel titolo “Storia di/del…” e io lo comprerò. E poi questo mi fa pendant in libreria con questo e quest’altro.
  • Il secondo libro nero è: Robert Eisler, Uomo diventa lupo. Un’interpretazione antropologica di sadismo, masochismo e licantropia, Adelphi 2019Uscito per la prima volta nel 1951, pubblicato in Italia nel 2011, ripubblicato quest’anno da Adelphi: 408 pagine, di cui una quarantina di testo e il restante di note bibliografiche: riuscite a immaginare qualcosa di più masochista?

L’estate di Marco Terracciano

omero

Ma davvero gli scrittori italiani devono passare per il racconto breve prima di scrivere un romanzo? Qualche mese fa Vanni Santoni, su L’Indiscreto, ha intervistato un numero cospicuo di critici e, tra le altre, ha posto una domanda che riassumo a parole mie: perché oggi l’editoria dà così poco spazio alla forma racconto? I critici hanno risposto più o meno così: l’Italia è sempre stato un paese di novellieri, peccato si sia persa l’abitudine. L’impressione è che sia stato demolito un campo di allenamento imprescindibile per la crescita dei giovani scrittori. Non essendoci più spazio per il racconto – al netto dei vari blog che non garantiscono comunque la creazione di una vera comunità di lettori – il salto al romanzo è troppo brusco e spesso anticipato. Il libro che mi piacerebbe leggere quest’estate, però, è stato scritto da un’autrice che ha fatto un altro percorso prima di arrivare al romanzo-romanzo. Omero è stato quigraziosa raccolta di otto storie mitiche sul «lembo di acqua che separa Messina e Reggio Calabria», è un libro per ragazzi e non è il primo di Nadia Terranova, anzi: Nadia Terranova nasce e cresce come scrittrice per ragazzi. Qui sta il punto. Mi ricollego a un passaggio di una bella recensione del suo Addio fantasmi su L’indice dei libri del mese:

Prima di rivolgersi al pubblico adulto Nadia Terranova ha scritto molto, e con passione, per i ragazzi. È per loro che ha messo a punto una scrittura limpida e piana come la voce dei migliori narratori orali.

Scrivere per i ragazzi è un esercizio eccezionale perché permette di avere a che fare con lettori che non si nascondono dietro allo scetticismo, al cerebralismo, al fanatismo per lo stile d’avanguardia. I ragazzi desiderano che vengano raccontate loro delle storie avvincenti, nient’altro. Rispondono con partecipazione alle sollecitazioni dell’autore, riconoscono e accettano i ruoli, rendono la relazione narrativa vitale e dinamica. Di quest’ultimo libro della Terranova ho letto appena l’anteprima (disponibile gratuitamente qui) e ci ho ritrovato la stessa naturalezza espressiva dei suoi romanzi per adulti. E se fosse proprio la letteratura per ragazzi l’orizzonte letterario che ci manca? 


L’estate di Francesca de Lena

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Accumulo anteprime tutto l’anno e di molte non arrivo a leggere neanche la fine. Se 1 volta su 10 ci arrivo succede che: compro il libro/mi dico “ben fatto ma non mi interessa”. Stavolta ne ho finite 3 su 3 in poco tempo e l’ho preso come un segno della necessità di non perdere il piacere di leggere per leggere e basta: senza studiare, capire, editare, scegliere. Ho dunque comprato Petali e altri racconti scomodi di Guadalupe Nettel, La nuova frontiera, traduzione di Federica Niola (voglio tornare a leggere solo racconti come facevo prima!, mi sono detta) e ho comprato Io, lei, Manhattan di Adam Gopnik, Guanda, traduzione di Isabella Blum (voglio tornare a leggere gli americani!). Non ho ancora preso e non so se prenderò Il cuore e la tenebra, Mondadori, nonostante mi sia sembrato ben fatto e ben scritto e non abbia mai letto niente di Giuseppe Culicchia (devo tornare a scoprire gli italiani che non conosco!).

Vorrei leggere un romanzo lungo: i romanzi lunghi sono il mio incubo perché per formazione mi pare sempre molto superflua tutta quella lunghezza e non riesco a perdonarla davvero neanche quando sono consapevole della giustezza della forma. Motivo per cui non ho mai finito Infinite Jest o Underworld o 2666. Vorrei provarci con Le benevole di Littell, che mi guarda dalla libreria fin dal 2006.
Vorrei poi riscoprire i giapponesi: ho avuto il periodo Kawabata e il periodo Mishima, ho letto qualche Murakami e Ogawa Yoko; quest’estate sono malinconica e cosa c’è di meglio per la malinconia della letteratura giapponese? (L’assolo di un trombettista: cercherò un concerto adatto).

Guardo più serie tv di quanti libri legga. All’inizio lo facevo con senso di colpa, ora meno: non c’è davvero più alcun motivo per distinguere i media, l’importante è sempre fare selezione. Ho visto ormai tutte le “grandi classiche” tranne I Soprano: vorrei vedere I Soprano. Delle altre posso dire che trovo davvero un capolavoro imperdibile solo The Wire e trovo memorabile per la ricostruzione di un mondo e i personaggi e la capacità di suscitare empatia (e la fantastica siglaDownton Abbey. Mad Men assai meno memorabile, ma ok; Breaking Bad per me è decisamente un no: lo spin-off Better Call Saul è superiore a occhi chiusi. La mia stella d’onore delle serie tv va ad Amazon Prime: non bastasse avere in catalogo Downton Abbey e Shameless, non bastasse aver trasmesso Goliath Fleabag (la seconda è quasi più bella della prima!) e aver prodotto MIODDIO Patriot, ora propone il progetto pazzo Too old to die young di Nicolas Winding Refne e la mia estate non passerà senza averla vista.


L’estate di Daniele Campanari

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Questa stagione è la migliore per recuperare la lettura di libri non letti, sondare il terreno tra le nuove uscite editoriali o tra i finalisti dei premi ambiziosi. Tutto purché sia fatto sotto l’ombrellone, all’ombra del tempo, tutt’al più su una terrazza con aperitivo allegato. Se l’estate è la stagione della lettura, è anche il momento in cui vengono rivelati i finalisti del Premio Strega. Sono loro, quelli del 2019, che ho scelto di recuperare. Il motivo? Non ne ho letto neanche uno, zero. Certo l’esperienza di lettura del passato mi porterebbe a scartare il libro di un autore già letto (Marco Missiroli); e conosco Antonio Scurati, quindi farei un’altra scelta. Le altre finaliste? Tutte donne: Benedetta Cibrario della quale non so nulla; Claudia Durastanti che, si dice in spiaggia, pare abbia scritto un buon libro; Nadia Terranova della quale si parlava bene già prima della cinquina. Donne battono uomini tre a zero, quindi. Fatto sta che i libri finalisti allo Strega non li ho letti, e credo che un lettore con velleità critiche debba leggere i libri che finiscono nella lista conclusiva di un premio importante. Importante ma anche torturato e odiato. Sarà l’effetto dell’estate? Forse. L’estate dà alla testa. E i finalisti dello Strega vengono nominati sempre d’estate. Ribaltare le stagioni non serve a niente. Servirebbe il mare, questo sì. E cinque libri da leggere all’ombra del tempo.


L’estate di Giacomo Faramelli

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Quest’estate se riuscirò a farmi passare questa brutta kinghite acuta, magari leggendo Pet Sematary prima di vedere il film omonimo, dopo aver finito L’Ombra dello Scorpione e sognato di avere il tempo, la voglia, la tranquillità necessarie per leggere l’intera saga della Torre Nera, leggerò qualche libro (naaa, saranno un botto, come al solito), vedrò delle serie che mi faranno dire macheccazzo ridatemi il mio tempo, camminerò parecchio.
Tra i libri che leggerò assolutamente c’è La volontà del male, Dan Chaon, traduttrice Silvia Castoldi, NN editore, che lettori ben più illustri del sottoscritto hanno già elevato al rango di libro tra i più importanti dell’anno. Un thriller familiare, una storia di serial killer, sul ringhio sordo della malvagità umana e del potere che i ricordi hanno su ognuno di noi. Dio, è il libro perfetto per le mie domeniche al mare.
Segue di un’incollatura Ted Chiang, con la sua nuova raccolta di racconti di fantascienza Respiro, traduttore Christian Patore, edita in Italia da Frassinelli. Chiang è l’autore del bellissimo Storie della tua vita, raccolta da cui è tratto il racconto che ha ispirato The Arrival, il film di fantascienza più amato dai semiologi occidentali ma consigliato anche dai fessi come me. Un piccolo genio della fantascienza, capace di rilanciare il genere oltre i suoi stessi limiti, operazione che in altri ambiti è riuscita solo al piccolo gioiello di animazione 3d che è Love, Death Robots, antologia di Netflix, già rinnovata per un’altra, attesissima stagione.
Terzo gradino del podio per Come muoversi tra la folla, di Camille Bordas, traduzione di Giuseppe Costigliola, edito da SEM. La storia di Dory, undicenne alle prese con la sua famiglia anormale, l’adolescenza in arrivo e il suo mondo interiore, affrontati con uno sguardo malinconico e ferocemente ironico.
A settembre arriverà I testamenti, seguito de Il racconto dell’Ancella. La serie che ne è stata tratta, The Handmaid’s tale, rappresenta insieme a The Walking Dead il mio più grosso abbandono di una serie tv. A proposito di serie mi limiterò, da buon orfano di GoT, a navigazioni da un servizio di streaming all’altro in cerca di qualche suggestione. Proverò a vedere la seconda stagione di Dark se qualche università mi consentirà di seguire un corso di fisica teorica per comprendere la prima. Aspetto con religioso furore l’arrivo della quinta stagione di Peaky Blinders ma temo che il tempo ingrigirà di nuovo prima che arrivi l’atteso annuncio dalla BBC.
In tutto ciò cercherò di vivere, in modo irrimediabile e tutto storto, questa stagione troppo calda e troppo nuda. Quanto alla lista come al solito finirà che darò ascolto a Gert dal Pozzo, quando alla fine di decide per sé, ma pure per il sottoscritto, che nella vita e nelle sue cose: “Non si proceda secondo un piano.”.


L’estate di Primavera Contu

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L’idea di una to-do-list per l’estate è un ossimoro. Specie per me che non ho mai del tutto assimilato l’equazione ‘età adulta= le ferie sono una cosa seria’. Ero una bambina che viveva al mare tutto l’anno, sono diventata una studentessa fuori sede che non saltava un agosto sulla spiaggia, nonostante la conclamata attitudine (mai persa) da Mercoledì Addams. Sono adesso una freelancer dallo spostamento facile, se non necessario: qualcosa a cavallo tra una “nomade digitale” e una che si organizza da sé i tour, facendosi da manager, da frontwoman e da assistente di palco. Il concetto di vacanza esiste quando si migra da una città di mare a una (tante) d’arte? Leggere un libro sotto l’ombrellone è studio o riposo? Quando vado a teatro con amici sto lavorando o è una piacevole serata di svago? Non ho mai risolto nulla di tutto ciò: il vantaggio è non sentirmi mai in colpa per il binge-watching di una serie, lo svantaggio è l’assenza di una leggerezza che mi permetta di dire “intrattenimento”. Rischi del mestiere e di una vita che prova a fare della fluidità una bandiera, suppongo. Ma veniamo alla lista:

  • il regalo: giugno è il mese più dolce poiché finisce la scuola (sensazione che non mi abbandonerà mai), iniziano i Pride e arriva il mio compleanno, per il quale ho ricevuto in regalo da parte di un’amica il libro Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie, il terzo romanzo dell’autrice nigeriana, uscito nel 2013, anno in cui ha vinto il National Book Critics Circle Award. Da recuperare, perché è una storia di resistenza contemporanea, di razzismo e rapporto tra corpo e società. Perché è l’esempio di una voce che esprime una chiara visione del mondo. E perché non si vive solo di Dovremmo essere tutti femministi.
  • La scoperta: Intuizioni, di Alexandra Kleeman (2018). L’anteprima scaricata sul mio Kindle arrivava solo fino all’indice: praticamente uno scherzo. Ma ho letto l’inizio del primo dei 12 racconti di cui è composta la raccolta per puro caso, su dei fogli volanti fotocopiati e dimenticati chissà dove. L’effetto è stato quello di un episodio pilota con un cliffhanger efficace: perfetto per la canicola e la mia voglia di serialità.
  • Il ritorno: il Festival di Santarcangelo. Un’esperienza tra la performing art e la comunità attiva, tra esibizioni live e riflessione politica. Un festival che porta la creazione contemporanea internazionale sulla Riviera Romagnola, trasformando la cittadina in “uno spazio fluido in cui scompaiano i confini tra arte e socialità”. Una sorta di casa alla quale fare ritorno.

 

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